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Data__02/03/2016
Data__2016

Merz, Pietrella, Spaziani, Remotti

“Sto in quella curva di quella montagna che vedo riflessa in questo lago di vetro. Al tavolo di Mario” è la citazione riportata nel sottotitolo della mostra che il Macro di via Nizza dedica alla coppia Merz, con una testimonianza fotografica di Claudio Abate, e con la cura di Claudio Crescentini, Costantino D’Orazio e Federica Pirani.

 

Marisa e Mario Merz, due tra i più significativi protagonisti della storia dell’arte del Novecento, partiti  dall’esperienza dell’Arte Povera, non separano mai la vita quotidiana dalla creazione artistica: ne conseguono una strettissima relazione e un continuo scambio intellettuale, pur nella distinzione netta del proprio lavoro individuale. Un rapporto durato oltre cinquant’anni ha dato luogo ad opere realizzate a quattro mani come i tavoli di Mario Merz, presenti in mostra, che dialogano con sculture, teste o installazioni in cera, di Marisa.

 

Centrale, nella mostra, è dunque la relazione tra i due e il rapporto con Roma, la città protagonista del percorso all’interno del lavoro di Marisa Merz, che tra gli anni Sessanta e Settanta realizza diversi progetti nella Capitale: da mostre personali presso la galleria L’Attico di Fabio Sargentini (1970 e 1975) all’azione avvenuta presso l’Aeroporto dell’Urbe nel 1970. L’intera esperienza romana di Marisa Merz è presentata attraverso una testimonianza fotografica di Claudio Abate, che ne ha documentato le esposizioni e le azioni.


L’intero orizzonte creativo di Marisa viene ripercorso, dai suoi “ricami” in filo di rame alle sculture in nylon, fino alle installazioni che prevedono l’uso della cera, mettendo in rilievo il carattere asistematico eppure estremamente coerente del suo lavoro. Nella sezione dedicata alla pittura, i dipinti realizzati negli ultimi anni danno il segno di una creatività inesauribile dove trova spazio l’uso dei materiali più diversi: dall’acrilico alla plastica, dalla carta al metallo. Alla soglia dei novant’anni, Marisa Merz dimostra ancora una straordinaria energia creativa, che la vede ogni giorno impegnata nel suo lavoro. Da opere di grandi dimensioni a progetti “da camera”, il linguaggio dell’artista resta estremamente vitale e lungimirante. La mostra si avvale di prestiti dalla Fondazione Merz, dal MAXXI, dal Madre e da collezioni private.



E’ Remo Remotti il protagonista della seconda proposta del Macro per questa nuova tornata di mostre, con Remotti di carta, curata da Gianluca Marziani. Un viaggio tra le carte, i disegni, i racconti a fumetti e gli appunti figurativi dell’attore, artista visivo e scrittore noto al pubblico per le sue performance poetiche e la sua attività di attore e paroliere militante. Accanto a queste, Remotti ha da sempre coltivato la sua attitudine per l’arte visiva, da una parte come scultore che manipola materiali di scarto con coscienza Pop, dall’altra come disegnatore.

 

La mostra si concentra su tre cicli a fumetti che, tra parola e immagine, regalano un ritratto caustico ed elegante della società nel Dopoguerra, mescolando vizi pubblici e privati, sesso e società, politica e cultura. Nei fumetti l'artista ha scelto di non usare colori: sperava che lo avrebbe fatto il fruitore usando i propri pennarelli o matite, contribuendo così a vestire un’idea. Il ciclo Viaggio in Perù, influenzato probabilmente dalla lunga permanenza in quel Paese, si colora di evocazione e realismo magico, mescolando verità e finzione; con Remotti a Fumetti siamo in piena vertigine autobiografica, una lunga narrazione che ripercorre le tante vite e le altrettante anime dell’artista; in Manco li Cani, cani umanizzati parlano come vecchi trasteverini rivelando l’aspetto più politico di Remotti, in cui antifascismo e morale socialista trovano un potente megafono allegorico.


La terza proposta del Macro è una doppia puntata del ciclo Appunti di una generazione #2, curato da Costantino D’Orazio, che indaga la ricerca degli artisti italiani emersi negli anni ’90.
E’ la volta di Federico Pietrella con L’ora del tè e di Donatella Spaziani con Febbraio 2016.  Il primo è noto per la sua singolare tecnica pittorica che utilizza al posto del pennello il timbro datario. Le immagini di Pietrella segnano indelebilmente la cronologia e il percorso del suo lavoro, impressi dal datario come una memoria del tempo e dello stile impiegato nella creazione dell’opera. Diverse pressioni delle timbrature producono sfumature e definiscono i volumi delle sue figure, per lo più legate all’immaginario della sua vita quotidiana. In mostra anche una serie di lavori a carboncino, frutto della cancellazione progressiva degli strati di materia, dalla quale emerge la figura.


Anch’essa legata al tempo, ma in modo del tutto diverso, è la ricerca di Spaziani, che presenta una serie di opere realizzate per l’occasione. Sui televisori d’epoca disseminati nella sala passano gli autoscatti realizzati dall’artista a partire da quando ha iniziato ad usare la macchina fotografica digitale. Le immagini compongono un viaggio all’indietro nella storia personale dell’artista, ripercorrendo i suoi numerosi spostamenti. Su alcuni tavoli in ferro l’artista poggia pellicce di animali privati dello scheletro e degli organi, involucri esterni e vuoti che per osmosi, in una serie di disegni, si tramutano nel corpo dell’artista. In questo modo il tempo interiore dell’artista si fonde con quello della natura e dell’architettura, in un equilibrio precario, eppure cristallino.



Marisa e Mario Merz
18 febbraio – 12 giugno



Remotti di carta
18 febbraio - 30 marzo



Pietrella/Spaziani
18 febbraio – 15 maggio



Prosegue fino al 17 aprile la mostra Essere nel tempo che il Macro dedica a Gillo Dorfles, mentre Io è un Altro è il titolo della rassegna di film e video in corso al Macro, nell’ambito della mostra  EgosuperEgoalterEgo. Volto e Corpo Contemporaneo dell’Arte (fino all’8 maggio).



Macro via Nizza 138
da martedì a domenica 10.30-19.30
biglietto non residenti 13,50 euro, residenti 12,50 (ridotto 11,50 e 10,50)



Informazioni 060608, www.museomacro.org.



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