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D.L. 2 marzo 1989, n. 66 convertito in L.n. 144/1989 - PREMESSA

D.L. 2 marzo 1989, n. 66 convertito in L.n. 144/1989
Disposizioni urgenti in materia di autonomia impositiva degli enti locali e di finanza locale.


Pubblicato nella Gazz. Uff. 2 marzo 1989, n. 51 e convertito in legge, con modificazioni, con l'art. 1, primo comma, L. 24 aprile 1989, n. 144 (Gazz. Uff. 26 aprile 1989, n. 96). Il comma secondo dello stesso art. 1 ha, inoltre, disposto che restano validi gli atti ed i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodotti ed i rapporti giuridici sorti sulla base del D.L. 30 dicembre 1988, n. 549, non convertito in legge.

Con riferimento al presente provvedimento sono state emanate le seguenti circolari:
- Ministero delle finanze: Circ. 23 aprile 1996, n. 98/E; Circ. 1 luglio 1996, n. 176/E; Circ. 18
dicembre 1996, n. 291/E; Circ. 4 giugno 1998, n. 141/E.


IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per il conferimento
dell'autonomia impositiva ai comuni e per assicurare i necessari finanziamenti agli enti locali per l'anno
1989;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri dell'interno, del tesoro e delle
finanze, di concerto con il Ministro del bilancio e della programmazione economica;

Emana il seguente decreto:




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TITOLO I (art . 1 da comma 1 a 11)

TITOLO I
Imposta comunale per l'esercizio di imprese e di arti e professioni


1. Presupposto, soggetti attivi e passivi e commisurazione dell'imposta.

1. Fino all'anno antecedente a quello dal quale avranno effetto i decreti legislativi per la revisione del sistema impositivo correlato ai servizi generali resi dal comune, l'esercizio di imprese, di arti e di professioni, come inteso agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, è soggetto ad imposta comunale.
L'esercizio delle attività agricole di cui all'articolo 29 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è soggetto ad imposta
limitatamente all'attività di commercializzazione di prodotti agricoli e zootecnici, di cui allo stesso
articolo 29, svolta al di fuori del fondo in locali aperti al pubblico o in mercati o esercitato in forma
stabile in aree mercantili attrezzate.
2. L'imposta è dovuta dalle persone fisiche, dalle società di ogni tipo, dagli enti pubblici e privati, dalle
associazioni anche se non riconosciute, dai consorzi, dalle altre organizzazioni di persone o beni che
esercitano sul territorio dello Stato le attività imprenditoriali, artistiche e professionali di cui al comma 1.
3. L'imposta è dovuta per anni solari, a ciascuno dei quali corrisponde un'obbligazione tributaria
autonoma. L'imposta è dovuta per l'intero anno con riferimento alla situazione esistente al primo
gennaio di ciascun anno. Il possesso del numero di partita IVA al primo gennaio comporta la
presunzione di esercizio dell'attività, salva la possibilità per il soggetto passivo di fornire prova contraria.
4. L'imposta è determinata separatamente per ciascun comune nell'ambito del cui territorio sono
ubicati gli insediamenti produttivi. È considerato insediamento produttivo il locale ovvero l'area
attrezzata normalmente utilizzati, sia direttamente che come supporto necessario, per l'esercizio delle
attività imprenditoriali, artistiche e professionali, con riferimento al soggetto che ha la sua disponibilità
dell'insediamento secondo la sua destinazione d'uso effettiva. Per le imprese, arti e professioni
esercitate senza utilizzo di insediamenti produttivi, ovvero utilizzando soltanto le superfici escluse di cui
al comma 6, si considera come se le stesse fossero svolte in un insediamento produttivo di venticinque
metri quadrati ubicato nel comune di domicilio fiscale del soggetto passivo.
5. Salvo quanto disposto nel comma 8, l'imposta è dovuta a ciascun comune sul cui territorio sono
ubicati gli insediamenti produttivi nella misura di base indicata nell'allegata tabella, variante in funzione
della classe di superficie e del settore di attività di appartenenza individuati, rispettivamente, con
riferimento alla superficie dell'insediamento produttivo ed all'impresa, arte e professione in esso
esercitata. Se l'insediamento produttivo insiste sul territorio di più comuni la sua superficie è fra questi
ripartita. In caso di utilizzo da parte dello stesso soggetto passivo di più insediamenti produttivi ubicati
nel medesimo comune le loro superfici sono sommate; se lo stesso soggetto passivo esercita più
imprese, arti e professioni in detti insediamenti, ovvero nell'unico insediamento, si assume come
esercitata in essi l'impresa, arte o professione collocata nel settore di attività a più elevata imposizione.
6. La superficie dell'insediamento produttivo utilizzata ai sensi del comma 4 è calcolata nel modo
seguente: per intero, quella struttura come locale od area attrezzata coperta; in ragione del dieci per
cento, quella strutturata come area attrezzata scoperta. Dal computo della superficie sono esclusi:
a) i locali e le aree direttamente utilizzati: 1) per la distribuzione ed erogazione di energia elettrica,
gas, acqua, calore, servizi di telecomunicazione e radiotelevisivi, di altri servizi a rete; 2) per gli
impianti di trasporto di cui alla legge 23 giugno 1927, n. 1110 (4), ed al regio decreto-legge 7 settembre
1938, n. 1696 (4), convertito dalla legge 5 gennaio 1939, n. 8; 3) per parcheggio gratuito per i
dipendenti e clienti; 4) come stazione del servizio ferroviario e di altri servizi pubblici di trasporto;
b) le aree direttamente utilizzate: 1) per le attività portuali, aeroportuali ed autoportuali; 2) per
cantieri edili nei quali sono in corso lavori edili muniti di concessione od autorizzazione comunale, 3)
per la estrazione di materiali da miniere, cave, torbiere e foreste; 4) per l'allevamento di pesci; 5)
come strade ferrate e autostrade, con annessi caselli ferroviari ed autostradali.
7. Per le imprese esercitate da artigiani iscritti nel relativo albo la superficie di cui al comma 6
eccedente i tremila metri quadrati è calcolata nella misura ridotta al sessantacinque per cento.
8. La misura di base dell'imposta di cui al comma 5 è ridotta del cinquanta per cento, se il reddito di
impresa, di arti e professioni non è superiore a dodici milioni di lire; è aumentata del cento per cento se
detto reddito è superiore a cinquanta milioni di lire. Il comune può aumentare il limite di dodici milioni
fino a diciotto milioni ovvero ridurlo fino a sei milioni e aumentare il limite di cinquanta milioni fino a
settanta milioni ovvero ridurlo fino a trenta milioni. Detta facoltà può essere esercitata anche
limitatamente ad uno o più settori di attività di cui all'allegata tabella, purché uniformemente per tutte le
attività comprese nel settore o nei settori prescelti e per tutte le relative classi di superficie.
9. Agli effetti di cui al comma 8 si assume la perdita o il reddito di impresa, di arti e professioni, al
netto delle quote imputate ai collaboratori dell'impresa familiare, dichiarato dal soggetto passivo ai fini
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche o dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche per
l'anno ovvero per il periodo di imposta antecedente a quello per il quale è dovuta l'imposta comunale;
se sono stati dichiarati redditi o perdite di più imprese, arti e professioni si procede al loro cumulo. In
mancanza di detto reddito di riferimento si applica la riduzione di cui al comma 8. Resta salvo quanto
disposto dall'art. 4 in materia di accertamento con esclusione in ogni caso del potere per il comune di
accertare il reddito di impresa, di arti e professioni.
10. Non sono soggetti all'imposta:
a) lo Stato, le regioni, le province, le comunità montane, le unità sanitarie locali, i comuni ed i relativi
consorzi od associazioni anche se con la personalità giuridica;
b) le aziende autonome dello Stato, delle regioni, delle province e dei comuni, anche se con
personalità giuridica;
c) gli enti pubblici e privati diversi dalle società e le associazioni ed altre organizzazioni ad essi
equiparate, anche se non residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o
principale l'esercizio di attività commerciali, di cui all'articolo 87 del testo unico delle imposte sui
redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
11. L'imposta è ridotta di un quarto per le imprese a carattere stagionale che normalmente si
esercitano nel corso dell'anno per periodi complessivamente non superiori a sei mesi.




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TITOLO I (art. 2 da comma 1 a 3)

2. Variazione dei limiti di reddito.

1. Il comune può esercitare la facoltà di cui all'articolo 1, comma 8, con deliberazione adottata dal consiglio comunale entro il 31 ottobre di ogni anno, con effetto per l'anno successivo. In mancanza, si intendono prorogati i limiti di reddito vigenti sul suo territorio.
2. Il comune deve trasmettere al Ministero delle finanze copia autentica della deliberazione divenuta esecutiva, entro i successivi trenta giorni.
3. Per l'anno 1990 la deliberazione di cui al comma 1 può essere adottata entro il 31 dicembre 1989.
Se il comune non delibera entro detto termine si applicano i limiti di reddito indicati nel primo periodo del comma 8 dell'articolo 1.



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TITOLO I (art. 3 da comma 1 a 4 )

3. Denuncia e versamento dell'imposta.

1. I soggetti indicati nell'articolo 1, comma 2, devono presentare al comune avente diritto a norma
dello stesso articolo 1, comma 5, apposita denuncia, nel mese di giugno di ciascun anno, per il
presupposto di imposta verificatosi nell'anno stesso. Nello stesso termine deve essere versata
l'imposta dovuta per l'anno in corso.
2. Il versamento deve essere effettuato su apposito conto corrente postale intestato al comune
avente diritto, con arrotondamento a mille lire per difetto se la frazione non è superiore a cinquecento
lire o per eccesso se è superiore.
3. Con decreti del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, sentita l'Associazione
nazionale dei comuni italiani, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, è approvato il modello della
denuncia e sono determinati i dati e gli elementi che essa deve contenere, i documenti che devono
essere allegati, nonché le modalità di presentazione. Con decreti del Ministro delle finanze, di
concerto con i Ministri dell'interno e delle poste e delle telecomunicazioni, sentita l'Associazione
nazionale dei comuni italiani, è approvato il modello per il versamento.
4. Copia della denuncia e della ricevuta di versamento devono essere esibite a richiesta del sindaco o
di suoi delegati.




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TITOLO I (art. 4 da comma 1 a 9 )

4. Liquidazioni ed accertamenti in rettifica o d'ufficio dell'imposta, rimborsi, riscossione coattiva e
contenzioso.

1. Il comune controlla le denunce presentate, verifica i versamenti eseguiti e, sulla base dei dati ed
elementi direttamente desumibili dalle denunce stesse, liquida l'imposta, provvedendo anche a
correggere gli errori materiali e di calcolo.
2. Il comune emette avviso di liquidazione, con l'indicazione dei criteri di liquidazione seguiti, della
maggiore imposta dovuta o di quella da rimborsare, nonché delle sanzioni ed interessi, assegnando il
termine di sessanta giorni per il pagamento. L'avviso deve essere comunicato al contribuente entro il
31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui è stata presentata la denuncia.
3. Il comune provvede alla rettifica delle denunce presentate nei casi di infedeltà, inesattezza ed
incompletezza delle medesime, ovvero all'accertamento d'ufficio nei casi di omessa presentazione
della denuncia. A tal fine emette apposito avviso di accertamento motivato, nel quale sono indicati
l'imposta, nonché le sanzioni e gli interessi liquidati ed il termine di giorni sessanta per il pagamento.
4. L'avviso di accertamento deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31
dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la denuncia è stata presentata ovvero, nei casi di
omessa presentazione della denuncia, entro il 31 dicembre del sesto anno successivo a quello in cui la
denuncia avrebbe dovuto essere presentata. Il comune può integrare gli avvisi di accertamento di cui
al comma 3 per recuperare la maggiore imposta, nonché le relative sanzioni ed interessi, dovuta per
effetto della determinazione definitiva del reddito di riferimento, di cui non abbia già tenuto conto in
detti avvisi. Gli avvisi integrativi devono essere notificati, a pena di decadenza, entro due anni
decorrenti dalla scadenza dei termini previsti nel presente comma, ovvero dalla data in cui il reddito di
riferimento è divenuto definitivo se successiva alla detta scadenza.
5. Ai fini della liquidazione e accertamento dell'imposta i comuni possono: invitare i contribuenti,
indicandone il motivo, a esibire o trasmettere atti e documenti; inviare ai contribuenti questionari
relativi a dati e notizie di carattere specifico, con invito a restituirli compilati e firmati; richiedere dati,
notizie ed elementi rilevanti nei confronti dei singoli contribuenti agli uffici pubblici competenti, con
esenzione di spese e diritti. In difetto della presentazione degli atti e documenti richiesti i dipendenti
comunali, su autorizzazione del sindaco e previo avviso da comunicare almeno cinque giorni prima
della data fissata per la verifica, possono accedere agli immobili nei quali si svolgono le attività
soggette all'imposta, al fine di procedere alla misurazione e verifica delle superfici.
5-bis. Per l'esecuzione dei controlli l'Amministrazione finanziaria provvede a comunicare ai comuni,
secondo modalità stabilite con decreto del Ministro delle finanze, gli elementi di identificazione dei
soggetti tenuti alla denuncia ed al versamento dell'imposta, nonché le attività esercitate nelle singole
sedi. Tali comunicazioni, che debbono essere trasmesse anche all'Associazione nazionale dei comuni
italiani (ANCI), riguardano per il 1989 tutti i soggetti d'imposta, mentre per gli anni successivi sono
limitate ai soggetti che hanno iniziato, variato o cessato l'attività. Le comunicazioni verranno effettuate
entro il mese di aprile di ciascun anno per i soggetti che risultino in attività dal 1° gennaio; per il 1989
tali comunicazioni saranno effettuate entro il 31 dicembre.
5-ter. Per il completamento dei dati che l'Amministrazione finanziaria deve fornire a ciascun comune,
le camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura debbono comunicare all'Amministrazione
finanziaria le informazioni relative alle ditte iscritte nei propri registri, anche se relative a singole unità
locali. Al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, nel testo sostituito
dal decreto del Presidente della Repubblica 2 novembre 1976, n. 784, e modificato dal decreto del
Presidente della Repubblica 23 dicembre 1977, n. 955, sono apportate le seguenti modificazioni:
5-quater. Per l'esecuzione dei controlli previsti dal comma 5-bis, l'Amministrazione finanziaria
provvede a comunicare ai comuni competenti per domicilio fiscale dei soggetti indicati nell'articolo 1,
comma 2, il reddito di impresa, di arti e professioni da essi dichiarato ai fini dell'imposta sul reddito
delle persone fisiche o dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche, sulla base dei dati in possesso
del sistema informativo del Ministero delle finanze.
6. Il contribuente può richiedere al comune il rimborso delle somme versate e non dovute, entro il termine di tre anni dal giorno del pagamento, ovvero da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione. Sulle somme dovute al contribuente spettano gli interessi di mora nella misura prevista dall'articolo 7, comma 3, della legge 11 marzo 1988, n. 67.
7. La riscossione coattiva si effettua mediante ruolo, in un'unica soluzione. La modifica della relativa cartella di pagamento deve essere effettuata, a pena di decadenza (15/a):
a) entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della denuncia, per le liquidazioni operate sulla base dei dati ed elementi direttamente desumibili dalla denuncia stessa, ovvero entro il termine di cui alla lettera b) in caso di contestazione di dette liquidazioni;
b) entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto
definitivo, per le liquidazioni operate in base agli accertamenti in rettifica o d'ufficio.
8. [Contro l'avviso di liquidazione, l'avviso di accertamento, il provvedimento che irroga le sanzioni, il ruolo, l'avviso di mora ed il provvedimento che respinge l'istanza di rimborso possono essere proposti i ricorsi secondo le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636 e successive modificazioni, nei termini e secondo le modalità ivi previsti].
9. [A seguito del ricorso del contribuente la riscossione dell'imposta può essere sospesa, quando
sussistano gravi motivi, con provvedimento motivato dall'autorità che decide sul ricorso. Le pene
pecuniarie e le soprattasse sono riscosse dopo che la decisione della controversia è divenuta definitiva, previa notifica al contribuente, da parte del comune, di apposito avviso di liquidazione].



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TITOLO I (art. 5 da comma 1 a 6 )

5. Sanzioni ed interessi.

1. Per l'omessa presentazione della denuncia si applica la sanzione amministrativa dal cento al
duecento per cento dell'ammontare del tributo dovuto, con un minimo di lire centomila.
2. Se la denuncia è infedele si applica la sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento della maggiore imposta dovuta.
3. Se l'omissione o l'errore attengono ad elementi non incidenti sull'ammontare dell'imposta, si applica la sanzione amministrativa da lire centomila a lire cinquecentomila. La stessa sanzione si applica per le violazioni concernenti la mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti, ovvero per la mancata restituzione di questionari nei sessanta giorni dalla richiesta o per la loro mancata compilazione o compilazione incompleta o infedele.
4. Le sanzioni indicate nei commi 1 e 2 sono ridotte ad un quarto se, entro il termine per ricorrere alle
commissioni tributarie, interviene adesione del contribuente con il pagamento del tributo, se dovuto, e della sanzione.
5. La contestazione della violazione non collegata all'ammontare del tributo deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è commessa la violazione.
6. Sulle somme dovute per imposta si applicano gli interessi di mora nella misura prevista dall'articolo 7, comma 3, della legge 11 marzo 1988, n. 67.


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TITOLO I (art. 6 da comma 1 a 5 )

6. Disposizioni particolari per l'applicazione dell'imposta e varie.

1. Nei comuni istituiti successivamente al 1° gennaio 1989 si applicano i limiti di reddito indicati nel primo periodo del comma 8 dell'articolo 1, finché non è adottata la deliberazione di cui all'articolo 2 nei termini e con gli effetti ivi indicati.
2. Il dieci per cento delle somme riscosse dai comuni per imposta, sanzioni ed interessi è devoluto, a cura dei comuni stessi, alle rispettive province, le quali trattengono il settanta per cento delle somme ricevute e versano il restante trenta per cento allo Stato per la sua attribuzione ai comuni e alle province sulla base di criteri perequativi, salvo quanto disposto dal comma 3.
3. Le somme affluite allo Stato ai sensi del comma 2 per gli anni 1989, 1990, 1991 e 1992 sono
utilizzate per l'attribuzione delle somme di cui all'articolo 10, commi 2 e 3, fino a concorrenza del relativo fabbisogno, secondo modalità e termini stabiliti con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri del tesoro e delle finanze. L'attribuzione delle somme predette è effettuata dal Ministro dell'interno. Le modalità ed i termini per l'attuazione delle disposizioni di cui al comma 2 sono stabiliti con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri del tesoro e delle finanze, su proposta della commissione di ricerca per la finanza locale ai sensi dell'articolo 18, D.L. 28 febbraio 1983, n. 55, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 1983, n. 131, e successive modificazioni ed integrazioni, sentite l'Associazione nazionale dei comuni italiani, l'Unione delle province d'Italia e l'Unione nazionale comuni, comunità enti montani.
4. Al fine di conseguire obiettivi di perequazione e di riequilibrio nella dotazione delle risorse a disposizione dei comuni, i contributi erariali ordinari spettanti agli enti locali sono ridotti per un importo complessivo massimo di lire 1.000 miliardi annui, trasferendo detto importo al fondo perequativo, in relazione al provento del gettito e alle caratteristiche della base imponibile dell'imposta istituita con l'articolo 1. La riduzione è stabilita con decreto del Ministro dell'interno sentite l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l'Unione nazionale comuni, comunità enti montani (UNCEM). Per l'anno 1989 la riduzione è operata con l'aliquota del 2,3 per cento dei contributi ordinari spettanti a tutti i comuni per il 1988 e il relativo importo complessivo è trasferito al fondo perequativo di cui all'articolo 12, comma 1, lettera b).
5. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non si applicano ai comuni compresi nei territori delle province autonome di Trento e Bolzano.


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