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Procedimenti disciplinari

Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 75

 

Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b), c), d) ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g), h), l) m), n), o), q), r), s) e z), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. (GU Serie Generale n.130 del 07-06-2017) in vigore dal 22/06/2017 In particolare:

 

Il Capo VII del Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 75 apporta significative modifiche ed integrazioni alle norme disciplinari di cui agli articoli dal 55 al 55-sexies del Decreto Legislativo 30.03.2001, n. 165.

 

l’art. 13 del D.Lgs. n. 75/2017 che modifica l’art. 55-bis del D.Lgs. n. 165/2001 (Forme e termini del procedimento disciplinare), stabilisce che per le infrazioni di minore gravità, per le quali è prevista l'irrogazione della sanzione del rimprovero verbale, il procedimento disciplinare è di competenza del responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente. Alle infrazioni per le quali è previsto il rimprovero verbale si applica la disciplina stabilita dal contratto collettivo.

Per le infrazioni per le quali è prevista l'irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale, la competenza è dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari a cui il responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente segnala i fatti ritenuti di rilevanza disciplinare di cui abbia avuto conoscenza.

 

l’art. 15 del D.Lgs. n. 75/2017 che modifica l’art. 55-quater del D.Lgs. n. 165/2001 introduce ulteriori ipotesi di licenziamento disciplinare nel caso di: gravi o reiterate violazioni dei codici di comportamento; commissione dolosa, o gravemente colposa, dell'infrazione di cui all'art. 55-sexies, comma 3; la reiterata violazione di obblighi concernenti la prestazione lavorativa, che abbia determinato l'applicazione, in sede disciplinare, della sospensione dal servizio per un periodo complessivo superiore a un anno nell'arco di un biennio; insufficiente rendimento, dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza, e rilevato dalla costante valutazione negativa della performance del dipendente per ciascun anno dell'ultimo triennio, resa a tali specifici fini ai sensi dell'art. 3, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 150 del 2009.

 

 

 

Articoli dal 55 al 55-sexies del Decreto Legislativo 30.03.2001, n.165

 

 

Decreto Legislativo 25.05.2017, n.75 

 

 

Aggiornamento del 21/06/2017

 


Codice di Comportamento dei dipendenti di Roma Capitale – Deliberazione della Giunta Capitolina n. 141 del 30.12.2016

 

Con Deliberazione della Giunta Capitolina n. 141 del 30.12.2016 è stato approvato il Codice di Comportamento dei dipendenti di Roma Capitale, aggiornato secondo le indicazioni dettate dall’ANAC nella determinazione n. 12 del 28.10.2015, che sostituisce integralmente il Codice di Comportamento dei dipendenti di Roma Capitale approvato con Deliberazione di Giunta Capitolina n. 429 del 13.12.2013.

 

L’ambito di applicazione, come disposto dall’art. 2 del Codice, riguarda tutti i dipendenti di Roma Capitale, assunti a tempo indeterminato e a tempo determinato, ivi compresi quelli di cui agli artt. 90 e 110 del D.Lgs n. 267/2000, al personale in comando, in distacco o fuori ruolo presso l’Amministrazione, nonché al Segretario Generale e al Direttore Generale. Gli obblighi di condotta previsti nel presente codice devono intendersi estesi a tutti i collaboratori o consulenti dell’Amministrazione, a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto o incarico, incluso  il contratto di somministrazione, nonché ai collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni, servizi o lavori in favore dell’Amministrazione.

 

La violazione degli obblighi previsti dal Codice di Comportamento dei dipendenti di Roma Capitale integra comportamenti contrari ai doveri di ufficio ed è fonte, al pari dell’inosservanza dei doveri e degli obblighi previsti dal piano di prevenzione della corruzione, di responsabilità disciplinare accertata all’esito del procedimento disciplinare.

 

La violazione dellle disposizioni contenute nel codice può dar luogo anche a responsabilità penale, civile, amministrativa o contabile del dipendente.

 

 

Codice di Comportamento dei Dipendenti Capitolini – DGC n. 141 del 30.12.2016

 

Aggiornamento del 13/1/2017


Decreto Legislativo n. 116 del 20 giugno 2016 - Licenziamento disciplinare

L'art. 1 del D.Lgs. 116/2016 ha apportato sostanziali modifiche all'art. 55-quater del D.Lgs. 165/2001, concernente il c.d. "licenziamento disciplinare"...

 

Aggiornamento del 15/11/2016


Decreto Legislativo 20 giugno 2016, n. 116

Modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera s) della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare.

 

In vigore dal 13 luglio 2016

In attuazione dell'art. 17, comma 1, lettera s) della legge 7 agosto 2015, n. 124, l’art. 1 del D.Lgs. 20 giugno 2016, n. 116 apporta modifiche all’art. 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introducendo i commi 1-bis, 3-bis, 3-ter, 3-quater e 3-quinquies.

 

continua...

Decreto Legislativo 20 giugno 2016, n. 116

 

Modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera s) della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare.

 

In vigore dal 13 luglio 2016

 

In attuazione dell'art. 17, comma 1, lettera s) della legge 7 agosto 2015, n. 124, l’art. 1 del D.Lgs. 20 giugno 2016, n. 116 apporta modifiche all’art. 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introducendo i commi 1-bis, 3-bis, 3-ter, 3-quater e 3-quinquies.

 

In particolare, il comma 1-bis del novellato art. 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 specifica che costituisce falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l’amministrazione circa il rispetto dell’orario di lavoro dello stesso. Della violazione risponde anche chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta.

 

Il comma 3-bis del medesimo articolo prevede che la falsa attestazione della presenza in servizio, accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze, determina l’immediata sospensione cautelare senza stipendio del dipendente, fatto salvo il diritto all’assegno alimentare nella misura stabilita dalle disposizioni normative e contrattuali vigenti, senza obbligo di preventiva audizione dell’interessato. La sospensione è disposta dal Responsabile della struttura in cui il dipendente lavora - o, qualora ne venga a conoscenza per primo, dall’Ufficio per i procedimenti disciplinari - con provvedimento motivato, in via immediata e comunque entro quarantotto ore dal momento in cui i suddetti soggetti ne sono venuti a conoscenza.

 

Il comma 3-ter definisce il relativo procedimento disciplinare e ne stabilisce il termine di conclusione in  trenta giorni.

 

Il comma 3-quater stabilisce che la denuncia al pubblico ministero e la segnalazione alla competente procura della Corte dei conti devono avvenire entro quindici giorni dall’avvio del procedimento disciplinare.

 

Il comma 3-quinquies  prevede che nei casi di cui al comma 3-bis, per i dirigenti che abbiano acquisito conoscenza del fatto, l’omessa attivazione del procedimento disciplinare e l’omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare, senza giustificato motivo, costituiscono illecito disciplinare punibile con il licenziamento e di esse deve essere data notizia, da parte dell’ufficio competente per il procedimento disciplinare, all’Autorità giudiziaria ai fini dell’accertamento della sussistenza di eventuali reati.

 

Riferimenti normativi:

 

D.Lgs. 20 giugno 2016, n. 116

D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165

 

 

Aggiornamento del 14/07/2016


Decreto del Presidente della Repubblica 16 Aprile 2013, n. 62: Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 Marzo 2001, n. 165

Il 4.06.2013 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale – in vigore dal 19.06.2013 – il Decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62, Regolamento recante Codice di comportamento dei dipendenti pubblici al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico, a norma dell’art. 54 del decreto legislativo 30 marzo 2011, n. 165 come sostituito dall’art.1, comma 44, della legge 6 novembre 2012, n. 190 “Disposizioni per la prevenzione e repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”.

Il Codice di comportamento definisce i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare in servizio, nei rapporti con il pubblico e nei rapporti privati.

La violazione degli obblighi contenuti nel Codice di comportamento è fonte di responsabilità disciplinare, accertata all’esito del procedimento disciplinare, nel rispetto dei principi di gradualità e proporzionalità delle sanzioni. La violazione degli obblighi contenuti nel Codice di comportamento dà luogo anche a responsabilità penale, civile, amministrativa o contabile del pubblico dipendente. 
L’Amministrazione Capitolina dà la più ampia diffusione al presente Decreto, anche mediante pubblicazione sul sito internet istituzionale e nella rete intranet, al fine di consentire a tutti i soggetti interessati di prendere continua visione del Codice di comportamento.

 

Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (ex D.P.R. n. 62/2013) 

 

Aggiornamento del 26/06/2013


Sanzioni Disciplinari e Responsabilità dei dipendenti pubblici - D.Lgs. 27.10.2009, N. 150

In attuazione dell'art. 7 della legge n. 15 del 4.3.09, il Capo V del Titolo IV del Decreto legislativo 27.10.2009, n. 150 apporta significative modifiche in materia di sanzioni disciplinari e responsabilità dei dipendenti, introducendo norme imperative ai sensi e per gli effetti degli artt. 1339 e 1419, comma 2, del c.c., sostituendo l'art. 55 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n.165 ed inserendo dopo di esso gli artt. dal 55 – bis al 55 – novies.



In particolare, l'art. 55, co. 2 prevede la pubblicazione sul sito istituzionale dell'Amministrazione del codice disciplinare, recante l'indicazione delle infrazioni e delle relative sanzioni, e che questa forma di pubblicità equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all'ingresso della sede di lavoro.

A tal fine la normativa di riferimento è pubblicata sul sito del Dipartimento Risorse Umane e su intranet per consentirne la consultazione a tutto il personale capitolino.


NORME DISCIPLINARI

Capo V del Titolo IV del D.Lgs. 27.10.2009, n. 150
 
Art. 23 del CCNL del 6/7/1995 così come modificato dal CCNL del 22/1/2004

Art. 24 del CCNL del 6/7/1995 così come modificato dal CCNL del 22/1/2004

Art. 3 del CCNL dell'11/4/2008

Art. 4 del CCNL dell'11/4/2008

Art. 5 del CCNL dell'11/4/2008 

 

CIRCOLARI

 

GB/100081 del 13 Novembre 2009

 

GB/102329 del 16 Novembre 2010

 

GB/91918 del 21 Marzo 2011

 

GB/165590 del 14 Aprile 2011

 

GB/330527 del 7 Luglio 2011

 

GB/336101 del 29 Luglio 2011

 

GB/17071 del 28 Febbraio 2012

 

GB/33453 del 8 Maggio 2013

 

GB/46833 del 21 Giugno 2013

 

GB/68099 del 13 Settembre 2013

 

GB/9698 del 10 Febbraio 2014

 

GB/23205 del 1 Aprile 2014

 

Aggiornamento del 15/04/2014


Norme Disciplinari per i Dirigenti

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Personale Dirigente del comparto Regioni e autonomie locali - quadriennio normativo 2006-2009, biennio economico 2006-2007, sottoscritto in data 22.02.2010, ha innovato la materia disciplinare, alla luce del D.Lgs. n. 150/2009, stabilendo specifiche forme di responsabilità disciplinare per i dirigenti, nonché il relativo sistema sanzionatorio, con la garanzia di adeguate tutele.



Assume particolare rilievo innovativo l'introduzione delle sanzioni di natura conservativa, che si aggiungono a quelle risolutive del rapporto, ferma restando la specifica casistica sanzionatoria inderogabilmente prevista dal d.lgs. n. 150/2009.

Si riporta, pertanto, il Capo II del Titolo II del citato CCNL del 22/02/2010 recante "norme disciplinari responsabilità disciplinare" - artt. dal 4 al 13 - di cui si evidenzia, in particolare, l'art. 7 " Codice disciplinare", nonché l'allegato codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

Si sottolinea che, ai sensi dell'art. 55, comma 2, del D.lgs. n. 165/01, novellato dal D.Lgs. n. 150/2009, la pubblicazione sul sito istituzionale dell'amministrazione del Codice disciplinare equivale, a tutti gli effetti, alla sua affissione agli ingressi della sede di lavoro.

A tal fine la normativa di riferimento è pubblicata sul sito del Dipartimento Risorse Umane e su intranet, per consentirne la consultazione a tutti i dirigenti.


Capo V del Titolo IV del D.lgs. 150/2009

Capo II del Titolo II del CCNL del 22/02/2010 recante "norme disciplinari responsabilità disciplinare" - artt. dal 4 al 13

 

Aggiornamento del 13/06/2013