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Il Campidoglio

Data__15/09/2008
Data__2008
SCALINATA(campidoglio)

II prezioso disegno architettonico della piazza del Campidoglio che si offre a chi sale dalla monumentale cordonata è il frutto di un geniale progetto michelangiolesco, ma rappresenta anche l'esito di una storia millenaria che ha individuato nel colle capitolino il centro religioso e politico della città.
In origine il colle era caratterizzato da due alture boscose, l'Arx e il Capitolium, separate da una piccola valle centrale nella quale la tradizione pone il mitico Asylum, istituito da Romolo per accogliere gli abitanti dei centri vicini. Ma le leggende tramandate sulle origini della città appaiono oggi, alla luce delle ricerche condotte nell'area del Palazzo dei Conservatori, più aderenti alla realtà storica e scientificamente documentabili attraverso le testimonianze archeologiche.
Sono emersi, infatti, strati archeologici relativi alla fase più antica del Campidoglio, che mostrano tracce di frequentazione del colle a partire dall'Età del Bronzo finale (1200-1000 a.C.): gli importanti risultati degli scavi, ancora del tutto preliminari, hanno permesso di riconoscere labili tracce di un insediamento al quale sono riferibili anche alcune sepolture di bambini, nonché i resti di una diffusa attività artigianale legata alla lavorazione dei metalli.
In età storica il Campidoglio si configura come la vera e propria acropoli sacra della città: sul Capitolium venne edificato dagli ultimi re della tradizione romana, i Tarquinii, il Tempio di Giove Capitolino, inaugurato però nel primo anno dell'era repubblicana, il 509 a.C. Esso divenne il simbolo della civiltà romana, replicato in tutte le nuove città fondate da Roma e meta delle cerimonie trionfali in onore dei generali che tornavano vittoriosi: una lunga processione che attraversava la città facendo sfilare prigionieri e bottini di guerra approdava, attraverso la via Sacra, al Tempio di Giove, nel nome del quale erano state intraprese le campagne di conquista. Recenti indagini archeologiche hanno permesso di mettere in luce le possenti fondazioni del tempio, perfettamente conservate e inglobate nelle strutture del cinquecentesco Palazzo Caffarelli. Sull'Arx, l'altura che la tradizione assegna al popolo sabino e sulla quale oggi sorge l'imponente mole della basilica dell'Aracoeli, sorse il Tempio di Giunone Moneta, sede della zecca dello Stato romano.
Alla fine dell'età repubblicana le pendici del Campidoglio verso il Foro furono regolarizzate costruendo le possenti strutture del Tabularium, sede dell'Archivio di Stato romano: l'imponente edificio rispettò il preesistente Tempio di Veiove (196 a.C.), dalla caratteristica disposizione trasversale, dedicato a questa misteriosa divinità vicina a Giove e al mondo degli inferi.
Altri numerosi templi capitolini sanciscono la sacralità del colle e, in età repubblicana, manifestano la contesa per la supremazia tra le famiglie più importanti della nobiltà romana attraverso la costruzione di edifici pubblici: oltre al Tempio di Giove Capitolino, le fonti riportano nell'area l'esistenza di altri santuari dedicati a Giove Feretrio, a Fides, a Mens, a Venere Ericina, a Ops, a Giove Tonante, a Marte Ultore, a Giove Custode. Nel medioevo gli edifici antichi sono caduti in abbandono, ma il ricordo dell'antica grandezza si perpetua nella descrizione dei Mirabilia:
"Capitolium è chiamato perché era il capo di tutto il mondo, perché vi abitavano i consoli e senatori per governare la città e il mondo. Il suo volto era difeso da mura alte e solide, rivestite interamente di vetro e oro e di opere mirabilmente intagliate. All'interno della rocca sorgeva un palazzo, quasi tutto ornato d'oro e di pietre preziose, che pare valesse la terza parte del mondo intero [...]".
Le strutture del Tabularium vengono trasformate in rocca dalla famiglia dei Corsi: onde evitare che in questo luogo si insediasse un pericoloso centro di potere, alternativo a quello costituito, i Corsi vengono cacciati prima da Enrico IV (1084) poi da Pasquale II (1105). Nel 1130, con la bolla di Anacleto II, la proprietà del colle Capitolino viene concessa ai benedettini dell'Aracoeli.
La storia architettonica del Campidoglio si intreccia, per tutto il medioevo, con le vicende delle istituzioni comunali: dal 1143/1144 – anno di nascita del Comune romano – una rivoluzione antipapale (renovatio Senatus) insedia in Campidoglio una magistratura collegiale di cinquanta Senatori con funzioni di governo cittadino e giudiziale. All'inizio del Duecento questa magistratura viene sostituita da quella di uno o due Senatori affiancati da un Consiglio Comunale con potere deliberante. Nel 1299 il Palazzo Senatorio si trasforma con l'apertura di una loggia affacciata sulla piazza che ospita il mercato; si sancisce così il ribaltamento della prospettiva: mentre in età romana i monumenti principali del colle sono rivolti verso il centro monumentale della città (cioè verso il Foro), nel medioevo il Campidoglio si apre verso il Campo Marzio. Nel 1363, con i primi statuti cittadini, si definisce la forma di governo scelta dalla città: un solo Senatore straniero affiancato da tre magistrati elettivi, i Conservatori, rappresentanti dei nuovi ceti sociali giunti al potere.
Nel Quattrocento il Palazzo Senatorio appare come una fortezza munita di torri – costruite da Bonifacio IX (1389-1404), Martino V (1427) e Niccolo V (1447-1455) – mentre la facciata sulla piazza, munita di una doppia scala, presentava tre finestre a croce guelfa e una loggia al secondo piano; a quest'epoca deve anche risalire una trasformazione in forma monumentale del vecchio palazzo dei Banderesi (capitani della milizia cittadina) come sede dei Conservatori (documenti del XV secolo ne attribuiscono la costruzione a Niccolo V).
La convivenza tra le istituzioni comunali e il papato non è sempre pacifica, ma nel frattempo si sancisce la distinzione tra Campidoglio come luogo della memoria e Vaticano come luogo del potere pontificio. Nel 1471 questa funzione del Campidoglio viene nobilitata dalla donazione di Sisto IV al Popolo Romano dei grandi bronzi fino ad allora conservati nel Patriarchio lateranense, decretando l'istituzione del più antico museo pubblico del mondo: la Lupa, posta sulla facciata del Palazzo dei Conservatori, diventa il simbolo della città, mentre nel portico esterno viene sistemato il grande ritratto bronzeo di Costantino, con la "palla Sansonis".
E sostanzialmente questo l'aspetto della "platea" Capitolina quando, nel 1537, Paolo III Farnese commissiona a Michelangelo il trasferimento dal Laterano e la sistemazione al centro della piazza della statua equestre di Marco Aurelio, salvatesi dalla sistematica perdita dei bronzi antichi perché creduto nel medioevo Costantino, primo imperatore cristiano. Il progetto papale – fieramente osteggiato dai canonici lateranensi e, pare, da Michelangelo stesso - fu realizzato l'anno seguente; la presenza del nuovo fulcro al centro della piazza, straordinariamente carico di significati simbolici e di valori storici, e, insieme, foltissima "presenza" dal punto di vista spaziale, sancirà il futuro aspetto della piazza Capitolina. Il programma di sistemazione dell'area affidato dal papa al genio di Michelangelo, probabilmente già in nuce all'epoca del trasferimento del grande monumento bronzeo di Marco Aurelio, cominciò a prendere forma nei decenni successivi e non vide la sua conclusione che più di un secolo dopo, con il completamento della costruzione del Palazzo Nuovo.
Il rinnovamento cominciò dal Palazzo Senatorio che – pur conservando al suo interno i resti antichi del Tabularium e le strutture medioevali e rinascimentali, segno della sua ininterrotta vicenda edilizia – fu trasformato, nel lato verso la piazza, da una imponente facciata, scandita da lesene di ordine gigante e da un doppio scalone monumentale che permetteva di raggiungere il "piano nobile", dove anticamente si apriva la loggia e dove si trovava l'aula del Senatore. La facciata si arricchì poi di una fontana, ai lati della quale furono poste le grandi statue dei Fiumi, rinvenute all'inizio del secolo al Quirinale e giacenti sulla piazza, davanti alla facciata del Palazzo dei Conservatori, fin dal 1513; al centro, in una nicchia, fu posta un'antica statua in porfido di Minerva seduta, trasformata in dea Roma con l'aggiunta degli attributi tipici della divinità; il programma decorativo fu completato nel 1588. Dal 1563, sotto il pontificato di Pio IV, si diede invece inizio alla trasformazione del Palazzo dei Conservatori. L'antica facciata era caratterizzata da un lungo portico ad arcate su colonne e connotata dalla presenza di due delle più prestigiose opere delle collezioni capitoline: la Lupa e la testa colossale bronzea di Costantino.
La Lupa, assurta a simbolo civico in sostituzione del Icone – dal medioevo davanti al Palazzo Senatorio – e poi trasferita all'interno "in una loggia coperta che riguarda sopra la città piana" (Aldrovandi), era stata completata con una coppia di gemelli che la trasformavano da simbolo di giustizia – ruolo che aveva rivestito presso il Laterano – a Mater Romanorum. La testa colossale era stata spostata all'interno del cortile, dove andava a ingrossare le fila dei monumenti che anno dopo anno arricchivano le raccolte capitoline di antichità.
Il progetto di Michelangelo, che fu portato a compimento solo dopo la sua morte, rinserrò la struttura quattrocentesca del palazzo all'interno di un disegno geometrico scandito da un ordine gigante di lesene corinzie; regolarizzò poi la forma del cortile e inserì, all'interno del corpo dell'edificio, uno scalone monumentale per raggiungere il livello superiore, in luogo della scala esterna esistente nel cortile e visibile in alcuni disegni antichi; modificò inoltre in qualche parte la disposizione interna delle sale. L'andamento leggermente divergente della struttura del palazzo rispetto al fronte del Senatorio e all'asse centrale della piazza – segnato dalla statua equestre di Marco Aurelio – suggerirono di completare il disegno architettonico della piazza progettando un palazzo gemello sul lato opposto, ugualmente divergente in modo da accompagnare lo sguardo di chi saliva al Palazzo Senatorio dall'ampia cordonata proveniente dal Campo Marzio (anch'essa ripensata), in un programma urbanistico di equilibrio ed eleganza straordinari.
La concezione del progetto, testimoniata da una serie di incisioni di Etienne Dupérac (datate 1567-1569), troverà il suo logico completamento solo con la costruzione del Palazzo Nuovo, sulla sinistra della piazza fino ad allora limitata dal muraglione di sostegno della grandiosa basilica dell'Aracoeli; nel 1596, su disegno di Giacomo della Porta, fu sistemata su questo lato la grandiosa fontana del Marforio; ma solo nel 1603, sotto il pontificato di Clemente VIII, avvenne la posa della prima pietra dell'edificio, che seguiva, con piccole varianti, il progetto michelangiolesco. Dopo tormentate vicende edilizie il lavoro fu portato a termine con papa Alessandro VII nel 1667, ma l'inaugurazione della nuova sede museale, destinata ad accogliere le collezioni capitoline di antichità, dovette attendere il 1734 e il pontificato di Clemente XII.
A questo punto la piazza del Campidoglio aveva progressivamente raggiunto l'aspetto definitivo: la balaustra che prospetta verso il Campo Marzio si era andata arricchendo delle due grandi statue dei Dioscuri, rinvenute nella zona del Ghetto, degli imponenti "Trofei di Mario", rimossi dalla grande fontana monumentale dell'Esquilino, e delle statue di Costantino e del figlio Costantino II, qui trasferite dall'Aracoeli. Un ultimo elemento mancava al completamento del progetto michelangiolesco: il prezioso disegno pavimentale stellato, che compare nelle incisioni di Dupérac ma che venne realizzato solo nel 1940. L'occasione fu offerta dai grandi lavori che, insieme all'isolamento dell'intero colle Capitolino, permisero di scavare una galleria sotterranea di collegamento fra i tre palazzi che si affacciano sulla piazza.
La realizzazione della nuova pavimentazione – ispirata, sebbene non perfettamente aderente, al disegno di Michelangelo – chiuse il capitolo della definizione di uno spazio architettonico pienamente coerente e "perfetto" che aveva richiesto secoli di elaborazioni e aggiustamenti. In questo senso il Campidoglio rappresenta un complesso museale di straordinaria valenza storica e culturale: ne fanno organicamente e armonicamente parte la piazza, i palazzi, le collezioni archeologiche e storico-artistiche, e ora, con la riapertura del collegamento sotterraneo, anche i principali monumenti antichi.

Il testo è tratto dalla Guida "Musei Capitolini" edita da Electa. Si ringrazia la Direzione dei Musei Capitolini del Comune di Roma e la Casa Editrice Electa.