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Parco degli Acquedotti


Compresa tra i moderni quartieri di Cinecittà lungo la via Tuscolana e del Quarto Miglio sull'Appia Nuova, l'Area degli Acquedotti per l'alto valore delle sue testimonianze storico-archeologiche costituisce parte integrante del Parco Regionale dell'Appia Antica, area protetta istituita con la Legge Regionale 66 del 1988.


Acquedotto Claudio/Anio Novus

L'Area, delimitata da via Lemonia, via delle Capannelle, via Appia Nuova e via del Quadraro, prende il nome dai monumentali resti di sei degli undici acquedotti antichi che assicuravano l'approvvigionamento idrico alla città di Roma: l'Anio Vetus, che corre in percorso sotterraneo, il Claudio, a cui si sovrappone l'Anio Novus, l'Aqua Marcia, con i sovrastanti canali della Tepula e della Iulia. Essi, provenendo dalle sorgenti sulle pendici dei Colli Albani o dell'alta valle dell'Aniene, raggiungevano il centro della città nel punto più alto, a Porta Maggiore, da cui l'acqua veniva distribuita all'abitato; a questi si aggiunge l'acquedotto Felice, costruito in epoca rinascimentale per volontà di papa Sisto V, distruggendo e riutilizzando buona parte delle arcate dell'acquedotto Marcio.


Casale di Roma Vecchia

Frammento di quella significativa parte di Campagna Romana, che nell'antichità collegava i Colli Albani alle porte della città, tale territorio, caratterizzato dalla presenza delle grandiose arcate degli acquedotti, che J.W. Goethe nel suo "Viaggio in Italia" definì "una successione di archi di trionfo", ha esercitato sempre un forte fascino nei viaggiatori e negli artisti di tutti i tempi, che delle imponenti rovine hanno lasciato immagini e scorci suggestivi, vere e proprie opere d'arte e insieme importante testimonianza storica del paesaggio antico.


 
Acquedotto Acqua Marcia

La via Latina, oggi visibile solo per brevi tratti, attraversava interamente l'area, accompagnando per buona parte il percorso degli acquedotti: importante strada per il Mezzogiorno, tracciato più antico della via Appia, come quella era fiancheggiata da sepolcri di varia tipologia e cronologia, di cui si conservano oggi numerosi resti.

Il territorio, esteso tra il IV e il VI miglio della via Latina, ebbe in età romana una spiccata vocazione produttiva determinata dall'abbondanza di acqua: suddiviso in numerosi fondi, era dedicato alla produzione agricola intensiva di beni di consumo destinati al mercato dell'urbe: nel I secolo d.C. l'area risultava densamente popolata e costellata di numerose "ville rustiche", localizzate lungo il percorso degli acquedotti, a cui spesso erano collegate tramite specifiche diramazioni. Tra la fine del I e l'inizio del II secolo d.C., con l'accorpamento dei fondi dell'età precedente in proprietà più vaste, vennero costruite una serie di grandiose dimore omogenee nell'impianto, allineate lungo l'asse della via Latina, come la villa delle Vignacce e altri complessi i cui resti sono stati rinvenuti anche in anni recenti.

In età medievale e rinascimentale l'area era compresa nella vasta Tenuta di Romavecchia di proprietà dell'Ospedale del Sancta Sanctorum, da cui nel 1797 l'acquistò il duca Giovanni Torlonia.


Villa delle Vignacce

Dalla metà dell'Ottocento il territorio è stato pesantemente modificato dal passaggio delle linee ferroviarie per il sud: prima la linea Roma-Frascati, inaugurata nel 1856 durante il pontificato di Pio IX, quindi la Roma-Velletri-Ceprano in funzione dall'inizio del 1862, la successiva direttissima Roma-Formia-Napoli inaugurata da Mussolini nel 1927 e la Roma-Cassino-Napoli, per la realizzazione delle quali sono state abbattute o modificate arcate degli acquedotti e distrutte molte emergenze venute alla luce durante i lavori; ancora in anni recenti, tra il 1987 e il 1993 altri importanti rinvenimenti hanno segnato i lavori per il progetto di quadruplicamento della ferrovia Roma-Cassino.


da:  http://www.municipiorm10sitistorici.org/


18 marzo 2014