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Home  /  Dipartimento tutela ambientale
Categoria1__Notizie
Data__31/03/2016
Data__2016

Cenni storici

Nel 1810 l'amministrazione francese – attraverso il Dèpartement du Tibre -  stabilì che a Roma, nei pressi di san Sisto Vecchio, si creasse un «Vivaio Romano delle piante»  destinato all’arricchimento delle conoscenze orticole e per l’abbellimento dei giardini e parchi. Fra i tecnici interessati ai progetti francesi, figuravano gli insigni Giuseppe Camporesi e Giuseppe Valadier (nella foto). I lavori, programmati dal prefetto napoleonico De Tournon, - con l’obiettivo di allineare Roma alle grandi città dell’impero, mirava a creare, prima ancora che delle sistemazioni giardiniere progettate, le strutture e le attrezzature necessarie al buon funzionamento di un servizio pubblico corrispondente a quello dei Jardins publics parigini. Questo atteggiamento del Prefetto francese non meraviglia se si pensa, a come oltralpe, stesse maturando la consapevolezza dell’importanza del verde pubblico nell’organizzazione di una città, non più come elemento decorativo accessorio, ma come parte integrante del pensiero urbanistico. 

Per l’istituzione del vivaio venne individuata l'area di S. Sisto e nel 1813 Ippolito Nectoux, allora direttore dei giardini e dei vivai imperiali, firmò un compromesso di locazione. La nascita del Semenzaio romano risale all'anno dopo. Vivaio e manutenzione dei giardini avevano gestione separata e diversa e il vivaio svolgeva anche un servizio di vendita al pubblico. I primi direttori del Servizio Giardini furono dapprima il botanico Costantino Sabbati – fino al 1820 – e poi Michelangelo Poggioli – che mantenne questa carica fino al 1850 - Archiatra Pontificio, direttore dell’Orto Botanico, che prese anche il posto di direttore del vivaio, a seguito del licenziamento – per volontà del restaurato governo pontificio, seguito alla caduta di Napoleone - di Ippolito Nectoux. Il governo pontificio bloccò qualsiasi programma di nuovi parchi o passeggiate e il Servizio Giardini, dedicato unicamente alla manutenzione del Pincio e del Celio, si sgretolò. Non se ne parlerà più fino all'istituzione del Comune, sotto il pontificato di Pio IX, quando la cura delle passeggiate fu assegnata alla neonata municipalità.

 Nel 1848, anche al fine di rendere meno provvisoria la situazione del vivaio di S. Sisto, il vecchio affitto venne trasformato in enfiteusi dapprima della durata di 29 anni e successivamente, nel 1859, perpetua. Con l'istituzione del Comune di Roma divenne responsabile del servizio Luigi Vescovali, consigliere comunale, studioso e membro dell'Accademia Romana di Archeologia, a cui si deve il merito della rinascita dei giardini pubblici di Roma. Braccio destro di Vescovali e suo collaboratore come capo giardiniere del Pincio per dodici anni fu il francese Augusto Houssaille, che successe a Francesco Vachez. Questi due esperti giardinieri furono protagonisti delle passeggiate pubbliche di Roma di quegli anni, ma con tempi e ruoli diversi. A Vachez, attivo dal 1852 al 1854, spetta il merito della ricostruzione dei giardini e della riorganizzazione del vivaio. A partire dal 1854 Augusto Houssaille, che come capo giardiniere del Pincio era in pratica il direttore delle passeggiate, assunse la guida della manutenzione in stretta collaborazione con Vescovali.

 Nel 1864 venne pubblicato il primo regolamento ufficiale del vivaio. Nel 1866, alla morte di Houssaille, la funzione di capo giardiniere venne in pratica ricoperta da Germano Lugli, giardiniere del Pincio fino al 1870, che ebbe un importante ruolo sia nel restauro del Pincio che nella realizzazione del giardino grande di Termini. Dopo il 1870 il Servizio Giardini era in sostanza già delineato anche se il regolamento che lo istituisce è solo del 1883.

 L'incremento edilizio del primo dopoguerra, ripercuotendosi negativamente sulla realizzazione degli spazi verdi pubblici (tra il 1916 e il 1917 era state iniziate soltanto le prime alberature di Villa Glori e la Passeggiata Archeologica) bloccarono quasi completamente la sua attività fino al 1926, quando, con l'intervento di Raffaele de Vico (nella foto) e di Alberto Galimberti nuovo direttore dell'ufficio, si ebbe un nuovo indirizzo e una nuova gestione del verde pubblico di Roma. Il de Vico restaurò gli edifici esistenti del Semenzaio e sistemò a giardino l'area verde centrale, progettò le serre per la coltivazione floreale e una grande arancera per il ricovero invernale delle piante più delicate. Sempre nel 1926 costruì l’arancera - ristrutturata nel 1937 – che ancora viene utilizzata per riparare le piante più delicate durante l’inverno. Recentemente restaurata, ha una facciata monumentale neoclassica; il tetto è in parte vetrato e lungo il prospetto laterale vi sono pilastri in mattoni che, sporgendo dalla falda, sorreggono grandi ananas stilizzati.


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