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Categoria1__Notizie
Data__13/04/2017
Data__2017

Navi romane, a Nemi si cerca la terza. Partita campagna di ricerca

museo navi romane

Forse tra i fondali limacciosi del lago di Nemi giace una terza nave romana del I secolo dopo Cristo, più grande delle due rinvenute nel 1929 con il parziale prosciugamento dell’invaso lacustre. L’ “ammiraglia” della flotta nemorense di Caligola, un transatlantico dell’antichità di cui si presumono dimensioni colossali per l’epoca: 156 metri di lunghezza e 78 di larghezza. E ora è partita una campagna di ricerca, stimolata dalle indagini di uno studioso del luogo che ha attentamente analizzato fonti del ‘500: testimonianze che parlano di resti affioranti presso la sponda orientale sotto Genzano, all’opposto dell’area dei ritrovamenti del ’29. Lo studioso ha identificato il luogo e l’ha contrassegnato.

 

Se dall’ipotesi si passasse alla realtà si tratterebbe di una scoperta archeologica di enorme portata, tanto più che le due navi riemerse nel ’29, e custodite nel museo fatto appositamente costruire sulla riva del lago, com’è noto sono andate perdute in un rovinoso incendio nel 1944 (il museo c’è tuttora e vi si trovano, oltre ai resti scampati al fuoco – splendide ancore, un remo, macchinari da sollevamento, suppellettili – ricostruzioni, supporti didattici e reperti del tempio di Diana Nemorense).

 

 

Per andare oltre le supposizioni, dunque, il 5 aprile si è dato il via alle ricerche su impulso del Comune di Nemi. Ampia la platea degli enti coinvolti: Ispra, Capitaneria di Porto di Roma, CNR, i Carabinieri con i loro sub, il Parco dei Castelli Romani; e l’Arpa Calabria che fornisce la propria strumentazione: un side scan sonar (ecoscandaglio a scansione laterale) per la mappatura in orizzontale del fondo – che intanto viene condotta per conoscere nel dettaglio lo stato dei fondali lacustri, a fini di tutela ambientale – e un up bottom profiler per “vedere” nel denso limo sotto le scure acque del lago vulcanico. L’ispezione dei fondali durerà alcune settimane, poi i dati raccolti verranno sistematizzati e vagliati, con l’occhio dei ricercatori concentrato sull’eventuale presenza di “corpi estranei”. Stando alle fonti tardo-rinascimentali (che riferiscono di osservazioni condotte, tra gli altri, da Leon Battista Alberti e da Leonardo da Vinci), la nave dovrebbe giacere inclinata sul fondale, immersa in buona misura nel fango. Molto probabile, tra l’altro, che le continue frane di quel versante l’abbiano ulteriormente ricoperta e sospinta verso il fondo.

 

 

Un progetto archeologico, questo della “terza nave”, di evidente fascino. Non solo per il livello della posta in gioco – ove fosse, sarebbe un colpo davvero grosso – ma pure per il quadro storico-antropologico in cui s’iscrive la vicenda delle navi romane di Nemi: un concentrato di romanitas ancestrale e storica a un passo dall’Urbe. Qui, dove il territorio appare un’icona della fertilità, dove il profilo dell’orlo del cratere unito al retrostante Monte Cavo scolpisce – se osservato dal lago – una chiara forma femminile (una possibile Madre Terra pronta a generare), qui James Frazer individua la selva del Ramo d’oro, l’ombelico primigenio e cruento del ciclo morte-rinascita. Un humus che sostanzia di sé il Lazio primitivo, lambisce direttamente la Roma arcaica e si protrae nella religio imperiale. Per cui le sfarzose e licenziose feste sulle navi di Caligola – ipotizza lo studioso all’origine di questa campagna di ricerca – erano forse intrise di valenze religiose: grandi rituali di fecondità, celebrati secondo il costume d’una civiltà matura e opulenta ma non immemore delle sue origini.

 

 

Merito di questo progetto, insomma, è anche di far da stimolo a una ripresa d’interesse per la civiltà romana nei suoi aspetti meno indagati, per il substrato antropologico più antico e le sue sopravvivenze nell’Urbe storica. Se poi la super-nave di Caligola dovesse venir fuori dal fondo melmoso e oscuro del lago, tanto meglio: l’appeal internazionale della Città Eterna ne risulterebbe corroborato, il museo delle navi tornerebbe ai suoi splendori e la piccola Nemi non sarebbe più solo fragoline, aria buona e scorci ameni.   

 

13 APR 2017 – PV      


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