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Categoria1__Notizie
Data__16/10/2017
Data__2017

Medaglia d’oro al merito civile a don Gioacchino Rey, l’eroico parroco del Quadraro

di Francesco Sirleto (delegato alla memoria storica per il V Municipio)

Una testimonianza «concreta di identificazione con la gente del sua parrocchia». Don Gioacchino Rey «ha ostacolato in tutti i modi le violenze naziste e ha dato tutto quel che poteva agli abitanti del quartiere, qualunque fosse il loro credo religioso o schieramento politico». Con queste parole, giovedì mattina, 12 ottobre, al Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato la medaglia d’oro al merito civile alla memoria del parroco di Santa Maria del Buon Consiglio. Don Gioacchino, durante il feroce rastrellamento di centinaia di uomini del Quadraro, perpetrato il 17 aprile del 1944 dalle truppe naziste, «dopo essersi offerto al nemico come ostaggio al posto dei suoi parrocchiani, riuscì a far liberare ostaggi e a fornire sostegno e conforto ai perseguitati e alle famiglie dei deportati».
Il sacerdote, originario di Lenola in provincia di Latina, diventa così il terzo prete della diocesi di Roma a ricevere il riconoscimento e gli onori della Repubblica per le azioni di resistenza e di soccorso, dopo don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo. 

 

 

Data di Pubblicazione: 24/10/2017

 

 

E così, dopo la medaglia d’oro assegnata nel 2004, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a causa del comportamento tenuto dall’intero quartiere durante l’occupazione nazista della Capitale (settembre 1943 – giugno 1944), il Quadraro vede riconosciuto ufficialmente i suoi meriti anche attraverso questa medaglia, assegnata ad uno dei suoi migliori cittadini, colui che fece di tutto per liberare il maggior numero di cittadini dall’incubo della deportazione. Ricordiamo infatti che, quella mattina del 17 aprile del 1944, furono più di 1.500 i rastrellati, tutti maschi dai 16 ai 60 anni, validi al lavoro per i lavori forzati all’interno delle fabbriche della Germania del Nord. Se poi questo numero si ridusse, nei giorni successivi, a 947 lo si deve all’azione instancabile di don Gioacchino Rey, che fece pressioni sul Vicariato di Roma affinché agisse nei confronti del Comando tedesco della Capitale, cioè sul generale Maelzer e sul comandante delle SS; Herbert Kappler. Don Gioacchino stilò anche una lista, sebbene incompleta, dei deportati, lista il cui originale finì, molti anni dopo, nelle mani di Sisto Quaranta, morto il 5 ottobre all’età di 93 anni, ultimo sopravvissuto dei deportati del Quadraro.

Se il nome di don Gioacchino Rey, insieme all’intera vicenda del rastrellamento e della deportazione del Quadraro, è venuto fuori dopo decenni di oblio, ciò è dovuto precisamente all’opera di Sisto Quaranta, il quale, a partire dagli anni Ottanta, non si è mai stancato di alzare la sua voce per togliere il velo di oscurità e di oblio da quella storia terribile che coinvolse l’intera popolazione di un quartiere che lo stesso Kappler non esitò a definire “un nido di vespe”, perché rifugio di partigiani, di renitenti alla leva, di ex prigionieri alleati sfuggiti ai nazisti.


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