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Categoria1__Sito del Comune
Data__03/10/2012
Data__2012

Raffaello, primo sovraintendente per Roma

La storia della Sovraintendenza di Roma parte da molto lontano, anzi «è la più antica al mondo», afferma Umberto Broccoli sovraintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale. «Venne creata idealmente – aggiunge Broccoli – ai tempi di Raffaello Sanzio, che possiamo considerare il primo sovraintendente ad occuparsi di Roma».
Il 27 agosto 1515 Raffaello viene infatti nominato da papa Leone X “soprintendente” alle antichità di Roma con una giurisdizione su tutto il patrimonio archeologico della città che allora apparteneva, e lo sarà per molti secoli ancora, principalmente allo Stato Pontificio.

Ma solo dal 1847, con la donazione di papa Pio IX alla città delle Mura, i Fori, gli acquedotti e del nucleo iniziale dell’Antiquarium comunale presso i Musei Capitolini, inizia a svilupparsi una moderna Sovraintendenza con il compito di preservare e gestire un patrimonio culturale unico al mondo. Un passaggio fondamentale avviene nel 1870 con Roma che diventa capitale d’Italia; i massicci lavori di trasformazione urbanistica della città portano infatti alla luce nuovi reperti archeologici che vanno ad aumentare i beni di proprietà comunale. Una normativa nazionale non è ancora presente, le sovraintendenze statali saranno costituite solo a partire dal 1876, per cui è il Comune a farsi carico delle scoperte accrescendo così l’esigenza di una struttura che se ne occupi.

 

Con la deliberazione del 24 aprile del 1872 il Consiglio municipale dà la facoltà alla Giunta municipale di istituire una Commissione archeologica allo scopo “di vigilare e prender cura di tutto ciò che in fatto d’antichità e di monumenti può e deve riguardare l’amministrazione municipale di Roma e particolarmente in questo momento nel quale un così grande rimescolamento di terre quale avverrà per la fabbrica dei nuovi quartieri in questo suolo ove ogni pietra si può dire una pagina di storia”. Nasce la Commissione archeologica comunale, primo fondamentale nucleo dell’attuale Sovraintendenza, un vero e proprio ufficio di sovraintendenza agli scavi di Roma e del suburbio. Ne fanno parte Giovanni Battista De Rossi, Pietro Ercole Visconti, Virgio Vespignani, Pietro Rosa, Ludovico Visconti, Augusto Castellani e Rodolfo Lanciani, quest’ultimo ne è nominato segretario.

 

Gli uffici, aperti nel luglio del 1872, sono sistemati in un piccolo appartamento al di sotto della Pinacoteca capitolina, dispongono di una dotazione annua di 50mila lire per la retribuzione del personale e per la spese del servizio archeologico. Secondo quanto si legge nel Regolamento della Commissione, approvato sempre nel 1872, quest’ultima «ha il compito di pronunciare il giudizio sul merito e sul valore degli oggetti d’arte e monumenti che il Comune si proponga di acquistare per il Museo o Pinacoteca Capitolina; la sua autorità si estende sopra i monumenti esistenti, su quelli di nuova scoperta, sulle collezioni di oggetti d’arte e di monumenti possedute sia dal Comune che dai privati entro i limiti del Comune».

 

Tra il personale alle sue dipendenze la Commissione ha tre ispettori che vigilano sugli scavi e compilano quotidiani rapporti. Si dota anche di un organo di comunicazione scientifica e documentazione delle indagini e delle scoperte che sempre più abbondantemente avvenivano a Roma, il “Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma”.

 

Questi i primi passi della Sovraintendenza capitolina che nel corso dei decenni successivi ha definito meglio funzioni e competenze attraverso numerosi passaggi amministrativi che hanno accorpato le varie commissioni e comitati che successivamente si sono formate, come il Comitato di Storia e Arte e la Commissione per la conservazione delle mura, in un’unica struttura che potesse coordinare e gestire l’ingente patrimonio. Basti pensare che la città di Roma comprende il più grande centro storico del mondo, in gran parte cinto dalle Mura Aureliane, tutelato dall’Unesco come “patrimonio dell’umanità”. Una stratificazione storico - artistica tale che si estende entro un perimetro di circa 18 km.

 

Tra i passaggi fondamentali la deliberazione 6105 del 1927, con cui il Governatorato di Roma istituisce la Ripartizione X Antichità e Belle Arti, «riconoscendo l’opportunità e l’urgenza di ricondurre i servizi di antichità e delle arti ad una complessità organica di funzioni degne della capitale». La denominazione di Ripartizione X durerà a lungo come anche l’appellativo di Primo Dirigente per chi la guida. Bisogna arrivare a due delibere (la 2198/1967 e la 3229/1968) per veder modificato in «Sovraintendente ai musei, gallerie, scavi e monumenti» la dicitura della figura a capo della Sovraintendenza.
Invece solo nel 1998, con la deliberazione 65, l’allora Giunta comunale trasforma la Sovraintendenza in ufficio extradipartimentale in relazione ai peculiari compiti assegnati. Infine, la deliberazione di Giunta 621 del 29 ottobre del 2002, con cui la Sovraintendenza viene classificata tra le macro-strutture di Roma Capitale, dotata quindi di ampia autonomia organizzativa e funzionale.

 

Oggi la Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale è una “Struttura di Linea” articolata in tre Direzioni (Tecnico –Territoriale; Gestione delle Risorse e valorizzazione del Patrimonio, Musei) e in diverse unità organizzative che operano ciascuna in specifici settori. Si occupa non solo di conservare ma anche valorizzare il grande patrimonio della città mediante la programmazione di attività espositive e l’organizzazione dei servizi museali riuniti nella rete Musei in Comune.

 

Chiara Coppeto
 


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