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Categoria1__Notizie
Data__17/04/2014
Data__2014
DataModifica__30/06/2014

Biodiversità

Per diversità biologica si intende la variabilità degli organismi viventi, degli ecosistemi terrestri, acquatici e i complessi ecologici che essi costituiscono; la diversità biologica comprende la diversità intraspecifica (riguarda la variabilità a livello genetico che esiste tra membri appartenenti alla stessa specie), interspecifica (considera la varietà delle specie presenti sul nostro pianeta, sia animali che vegetali) e degli ecosistemi (comprende tutte quelle comunità biologiche che interagiscono tra loro e con l’ambiente fisico circostante).

La prima definizione di biodiversità fu coniata durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e sullo sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. Le specie vegetali spontanee rilevate all’interno del Grande Raccordo Anulare (35.000 ettari) sono 1.300 (che rappresentano il 20% della flora italiana). Sempre all’interno del Grande Raccordo Anulare sono state censite 5.200 specie d’insetti (14% delle specie presenti in Italia), 160 specie di vertebrati terrestri, di cui 10 di anfibi (27% delle specie italiane), 16 di rettili (27% delle specie italiane), 140 di uccelli (di cui 80 nidificanti, che rappresentano il 32% delle specie nidificanti in Italia) e 33 di mammiferi (30% delle specie presenti in Italia).
Ogni anno, il 22 maggio - proclamata nel 2000 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare l'adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity) - si celebra la Giornata mondiale della biodiversità (in inglese International Day for Biological Diversity), dedicata alla difesa e alla tutela della biodiversità.  L'anno 2010 è stato dichiarato dall'ONU l'Anno internazionale della biodiversità. Il decennio 2011-2020 è stato dichiarato Decennio della Biodiversità.

 

 

Di cosa parliamo quando parliamo di biodiversità
Le città in cui viviamo sono generalmente pensate e progettate, anche se non sempre realizzate, in modo da poter soddisfare le esigenze di tutti i cittadini; infatti, ogni persona vive quotidianamente la propria vita nelle città usufruendo delle opportunità a disposizione nel proprio ambiente, pensando di essere l’unica ad averne diritto insieme ai propri animali domestici. Invece altri esseri viventi fruiscono in qualità di “concittadini” delle opportunità che l’ambiente urbano mette a loro disposizione. Sicuramente dei “concittadini” appartenenti ad altre specie li abbiamo sempre avuti nelle nostre città, solo che fino a qualche tempo fa bisognava fare un po’ di attenzione per accorgersi della loro presenza. Attualmente invece è facile avvertire la presenza di gabbiani, cornacchie, storni, pappagalli, solo per citarne alcuni.  Col termine biodiversità intendiamo l’insieme delle piante e degli animali spontaneamente presenti sul territorio, nonché i rapporti e gli equilibri che si stabiliscono naturalmente fra gli stessi nell’ambito dell’ecosistema urbano; pertanto noi, insieme ai nostri “concittadini” appartenenti ad altre specie, siamo parte integrante della biodiversità urbana e degli equilibri che nel tempo si creano nell’ecosistema urbano, di Roma nel nostro caso, ma questo vale per qualsiasi metropoli o villaggio. L’avverbio “spontaneamente” è la chiave: parlando di biodiversità non ci riferiamo infatti a quelle specie introdotte in tempi recenti dall’uomo, consapevolmente o per errore, ma che di questo ambiente non sono proprie. Purtroppo queste specie, che siano esotiche o domestiche rinselvatichite, al nostro ambiente si adattano per lo più benissimo e possono fare anche grossi danni.

 


Equilibri e squilibri
Le principali minacce alla biodiversità sono rappresentate dalla distruzione, alterazione e frammentazione degli habitat, ma anche, e con la stesso ordine di importanza dall’invasione delle specie alloctone, soprattutto qui in città (dove le popolazioni sono di dimensioni limitate sia nel numero che nello spazio). I danni che esse determinano possono essere diretti (alcune di queste specie predano uova e piccoli sia del loro diretto competitore che di altre specie), oppure derivare dalla competizione per lo spazio, per i siti di nidificazione e/o per il cibo. Altri grossi danni sono costituiti dalla diffusione di parassiti e dall’inquinamento genetico.
Non essendo la loro crescita frenata da alcun predatore, queste specie prendono facilmente il sopravvento e gli equilibri che concorrono alla biodiversità saltano. Questi equilibri sono alterati anche dalla esagerata proliferazione di alcune specie autoctone, che negli ultimi decenni si sono appropriate dell’ambiente urbano, che trovano più confortevole rispetto ai loro habitat naturali, perché più caldo, protetto, ricco di siti per nidificare e, soprattutto, di cibo, grazie alla nostra disastrosa attitudine a fare di ogni marciapiede, angolo, giardino, spartitraffico una discarica.
Nell’insieme delle specie che compongono l’ecosistema urbano stanno prevalendo sempre più quelle più opportuniste, adattabili, “di bocca buona”, per così dire, a scapito di altre più delicate, selettive ed esigenti. Tutto questo è lo specchio del progressivo degrado dell’ambiente urbano, che siamo noi a produrre, ma che si ripercuote sulla nostra stessa qualità della vita. Infatti, bisogna rendersi conto del fatto che noi siamo compartecipi degli equilibri e squilibri del nostro ecosistema urbano e assumiamo allo stesso tempo il ruolo di artefici e di vittime.
 

Convenzione sulla diversità biologica

 

Benedetto Proietti Mercuri
06/67105441

 

Sabina Giovenale
06/67109504
 


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