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Categoria1__Notizie
Data__08/04/2014
Data__2014

Parco delle Tombe Latine



Parco tombe Latine

Il parco delle Tombe Latine è uno dei complessi funerari di maggior rilievo di tutta la periferia urbana.
L'ingresso è su via dell'Arco di Travertino, poco distante dalla via Appia Nuova e si articola lungo circa 450 metri della via Latina Vetus, allargandosi sul fondo con l'area della Basilica di Santo Stefano.
Entrando nel parco, il primo sepolcro che incontriamo sul lato destro della via Latina è la cosiddetta Tomba Barberini, che prende il nome dalla famiglia Barberini, anticamente proprietaria di tutto il fondo, dove utilizzava i ruderi come fienili, stalle e magazzini.
Il Mausoleo è interamente costruito in laterizio rossastro, come pure le decorazioni architettoniche costituite da lesene con capitelli, cornici attorno a porte e finestre e un architrave che corre tutt'intorno alla tomba.
All'interno il sepolcro si articola su due piani e una camera sepolcrale sotterranea, dove fu rinvenuto il famoso sarcofago di Protesilao e Laudomia, attualmente nella Galleria dei Calabri ai Musei Vaticani.
Riprendendo la via Latina osserviamo, sul lato sinistro, una serie di sepolture, dalle più semplici a "fosso" ai "colombari" per più deposizioni, fino a veri e propri mausolei decorati con figure di animali e umane.
La via, ancora pavimentata per un lungo tratto dell'antico basolato in selce, è fiancheggiata a destra da costruzioni sepolcrali e bagni. Il viandante che giungeva a Roma a piedi o a cavallo in questo punto (3º miglio della via Latina Antica) trovava una "statio" dove potersi lavare e rifocillare prima di arrivare alle porte della città. Più avanti la strada si allarga in un piazzale lastricato, dove è situato l'ingresso della Tomba dei Valeri; il sepolcro è a due piani con la parte sopraterra quasi completamente ricostruita. Il vano inferiore della tomba, di età Antoniniana, presenta un atrio che immette in due camere sepolcrali opposte, coperte da una volta a botte decorata con stucchi bianchi. Al centro, una figura femminile velata simboleggia l'anima del defunto in viaggio verso l'aldilà su un animale fantastico.
Al di là del piazzale la tomba più famosa di tutto il parco: il sepolcro dei Pancrazi, anch'esso di età Antoniniana (Il sec. d.C.), a pianta rettangolare con pavimenti figurati a mosaico bianco e nero. Il vestibolo con la volta decorata reca alle pareti le arcuazioni contenenti olle cinerarie e, sopra di esse, il sarcofago con medaglione recante l'epigrafe della famiglia dei Pancrazi. Lasciando il vestibolo si passa nella camera sepolcrale vera e propria, il pavimento in mosaico bianco e nero circonda un sarcofago contenente, ora, i resti di un crociato, sepolto lì in epoca successiva. Il sarcofago, in peperino dei Colli Albani, era inizialmente un'ara per i sacrifici all'aperto. Le decorazioni pittoriche presenti in questa camera sono uno degli esempi più mirabili della pittura romana del II secolo d.C. Nel riquadro centrale, sulla volta, il giudizio di Paride; sulla pareti di fronte all'entrata, Ercole, Bacco e un satiro in gara musicale tra loro con Diana e Minerva sullo sfondo; sopra l'ingresso sulle volte, Priamo che implora Achille perché gli restituisca il corpo di Ettore; di fronte le nozze di Alcesti con Peleo sul trono, Admeto sul carro tirato dal leone e dal cinghiale e gli dei Apollo e Diana. Le altre pareti sono completamente ricoperte di stucchi dipinti con motivi fIoreali, paesagistici e figure mitologiche in altorilievo.
Alle spalle del sepolcro dei Pancrazi la grande villa romana, riadattata a luogo di culto in epoca cristiana, datata tra il I secolo d.C. e l'epoca di Caracalla, dove durante il pontificato di Leone I (V secolo d.C.), Demetriade volle costruire la basilica dove conservare le reliquie di Santo Stefano, che occupa solo una parte della grande villa, i cui resti sono tuttora visibili attorno a un campo di calcio costruito nel 1964.


8 aprile 2014
 


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