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Palazzo Senatorio

Data__15/09/2008
Data__2008
Palazzo Senatorio e Marco Aurelio504x755

La Storia
Il Palazzo Senatorio, attuale sede di rappresentanza del Comune di Roma, sorge sulle rovine di due edifici di età romana: il Tempio di Veiove e il Tabularium. Il Tempio, dedicato a Veiove, una divinità italica di aspetto apollineo considerata una sorta di Giove infernale, fu eretto nel 196 a.C. su dedica del console L. Furio Purpurione e ricostruito nella prima metà del I secolo a.C. nella forme architettoniche giunte fino a noi, con pianta rettangolare e portico di ingresso su uno dei lati lunghi. Il Tabularium, grandiosa struttura architettonica destinata ad accogliere l'archivio pubblico romano, dove si pensa fossero conservati leggi ed atti ufficiali incisi su tabulae di bronzo, fu costruito nel 78 a.C. per volontà del console Quinto Lutazio Catulo rispettando la preesistenza del tempio di Veiove. L'edificio occupa la sella che univa le due alture che caratterizzavano nell'antichità il Colle Capitolino: il Capitolium (sul versante Sud-Ovest), dove era il massimo santuario del Colle: il Tempio di Giove Capitolino e l'Arx (sul versante Nord-Est), dove sorgeva il Tempio di Giunone Moneta.
Il nucleo centrale, articolato in vani di fondazione alternati a robusti muri di sostruzione e gallerie sovrapposte, formava una vera e propria struttura di rinforzo e terrazzamento ideata per superare il sensibile dislivello tra le pendici meridionali del Colle Capitolino e la valle del Foro Romano. La Galleria del Tabularium, che si apre sul fronte del Foro con una serie di grandi arcate a tutto sesto, costituiva probabilmente anche un collegamento pedonale tra le due sommità del Colle.
Intorno alla metà del XII secolo sui grandiosi resti di questi antichi edifici furono ricavati alcuni ambienti di rappresentanza del libero Comune di Roma, nato nel 1143-1144 da un moto di ribellione dei cittadini romani contro Papa Innocenzo II.
Qui risedettero i primi Senatori, magistratura collegiale formata da una cinquantina di membri cui era affidata l'amministrazione della giustizia civile e penale, la tutela dell'ordine pubblico, l'organizzazione della milizia cittadina, la manutenzione delle vie di comunicazione, delle mura urbane, degli acquedotti e l'approvvigionamento dei mercati. Nel corso del Duecento si affidò la carica di Senatore a due rappresentanti scelti tra i membri delle famiglie baronali romane e infine si giunse al Senatore unico, di nomina pontificia e di origine forestiera, cui era affidata l'amministrazione della giustizia civile e penale, coadiuvato da tre magistrati o Conservatori che curavano gli interessi cittadini ed avevano la loro residenza nell'antico palazzo dei Conservatori, rinnovato sotto il pontificato di Niccolò V alla metà del Quattrocento e riedificato nelle forme attuali su progetto di Michelangelo a partire dal 1561.



La storia del Palazzo Senatorio nel XII secolo è ancora tutta da chiarire. La veduta più antica ci è stata tramandata in due schematiche piante di Roma, delineate tra il 1270-1274 e il 1344, che ritraggono il Colle Capitolino con l'alzato del Palazzo sul versante della piazza e su quello del Foro. Nella sommaria definizione architettonica della veduta si individuano le caratteristiche salienti dell'edificio merlato: il prospetto principale verso la piazza ha la facciata connotata da due ordini di finestre ed una grande porta con arco a tutto sesto decentrata sul lato destro. La facciata è fiancheggiata e rinforzata sullo stesso lato da un'alta torre. Il prospetto verso il Foro è caratterizzato da un compatto fronte continuo in muratura con fianchi rinforzati da contrafforti, coronato da merli e segnato al centro da un'unica apertura centrale a fornice affiancata da due aperture laterali tonde. Il basamento del Tabularium appariva completamente interrato mentre la Galleria del Tabularium presentava tutte le aperture murate, salvo un unico fornice di accesso dal Foro. La nuova sede del Comune e del Senato Romano riutilizzava a pieno le rovine del possente quadrilatero dell'edificio antico, mantenendo però, verso il Foro, un fronte sostanzialmente chiuso, più da fortezza che da palazzo comunale.
Gli interventi più documentati riguardano la facciata verso la futura piazza del Campidoglio. Dietro la quinta architettonica michelangiolesca, tessuta sopra i resti medievali, si distingue ancora la struttura del Palazzo Senatorio duecentesco: un lungo ed alto edificio che occupava tutto il fronte dell'attuale facciata, rinforzato sugli angoli dalle più tarde torri-contrafforte. Dall'attuale versante dell'Aracoeli si distingue chiaramente il corpo di fabbrica della facciata, di slanciate proporzioni, articolato su tre livelli e concluso da un tetto a due falde, scandito al primo piano da archetti archiacuti in cotto di cui si conserva la sola impronta. Lo sviluppo verticale di quest'ala dell'edificio, fino al colmo del tetto a due spioventi, risale alla fase dell'ultimo quarto del Duecento. In questa epoca sulla facciata si distinguevano: un'Aula porticata a piano terra, databile tra la seconda metà del XII e i primi del XIII secolo, divisa in due navate e aperta con arcate in muratura a tutto sesto verso la piazza (attuale Galleria di Sisto IV); una Sala al primo piano, dove il Senatore amministrava la giustizia, recentemente datata dagli studiosi alla prima metà del XIII secolo. Originariamente era aperta verso la piazza con una loggia scandita da colonne di recupero, capitelli ionici medioevali e arcate a tutto sesto in muratura ed era affiancata sulla destra da un grande arco a tutto sesto in laterizio a doppia ghiera che segnava la porta principale di accesso alla Sala (avanzi del loggiato e della porta visibili nell'Aula di Giulio Cesare). La sala era probabilmente collegata alla piazza da una comoda cordonata. Vi era infine una Sala superiore, dove il Senatore dava udienza e si riuniva il Consiglio Generale, caratterizzata da aperture a loggia di più contenute dimensioni su colonnine di recupero alternate a pilastrini ottagoni in muratura (tracce visibili nella zona superiore della parete nord dell'Aula di Giulio Cesare). Quest'ultimo ambiente, databile all'ultimo quarto del Duecento, era coperto da un tetto a capriate lignee ed era decorato da affreschi, quasi del tutto perduti, raffiguranti stemmi araldici, girali vegetali e fasce decorative.
Nel ripiano della prima cordonata che collegava la piazza alla Sala del piano terra era forse collocata la grande scultura antica, oggi nel giardino del Palazzo Caffarelli, raffigurante un Leone che azzanna il Cavallo (il leone era simbolo di Roma nel medioevo): era il cosiddetto luogo del leone, dove si leggevano e talvolta si eseguivano le sentenze capitali comminate dal Senatore.

Nel corso del Trecento il Palazzo Senatorio cominciò a chiudersi come una fortezza; molte delle arcate dei loggiati furono tamponate, mentre papa Bonifacio IX (1389-1404) fece costruire, in una compatta muratura a tufelli, due torri-contrafforte ancora oggi visibili sul fianco destro del Palazzo. Da una finestra tra le due torri si affacciava il Senatore per assistere alle esecuzioni capitali che avevano luogo anche sull'altura adiacente del Monte Caprino.
Nel corso del Quattrocento si aggiunsero sul prospetto principale la torre-contrafforte di Martino V (1427 circa) sulla sinistra e, verso il Foro, quella di Niccolò V (1451). Sulla facciata, rivestita fin dal Trecento di stemmi ed affreschi con motivi araldici, si aprirono tre finestre marmoree a croce guelfa scolpite nel 1451 da Paolo di Mariano, ricavate negli archi tamponati della loggia medioevale del primo piano. Il loggiato del secondo piano fu tagliato da un balcone su mensole (denominato corridore), chiaramente visibile nei disegni e vedute della prima metà del Cinquecento. Dominava la costruzione una nuova torre merlata nella quale era stata trasferita la Patarina, campana tolta nel medioevo ai Viterbesi e portata a Roma come preda di guerra.
Nel 1520 il Senatore Squarcialupi fece costruire sulla destra della facciata una grandiosa Loggia a due ordini di arcate sovrapposte che costituiva l'ingresso monumentale agli ambienti del primo e del secondo piano del Palazzo, ispirata alla quattrocentesca Loggia delle Benedizioni della basilica di San Pietro in Vaticano e alla vicina Loggia del palazzo e basilica di San Marco, ai piedi del Campidoglio, dove risiedeva di frequente il pontefice.
Nel XVI secolo l'autonomia giuridica e amministrativa del Senato e dei Conservatori è definitivamente subordinata all'autorità del pontefice. Paolo III Farnese (1534-1549), dopo la bonifica della zona del Foro Romano e la trasformazione delle pendici del Palatino nella fastoso giardino di famiglia degli Horti Farnesiani, progettò una nuova sistemazione del Campidoglio. Tra il 1535 e il 1539 aveva fatto erigere sulle pendici settentrionali del Colle, accanto al chiostro dell'Aracoeli, una grande Torre utilizzata come residenza estiva (distrutta alla fine dell'Ottocento per la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II) e collegata con un "corridore" al palazzo papale di San Marco.
A partire dal 1537 progettò la completa trasformazione dello spazio architettonico e simbolico del Campidoglio, affidando a Michelangelo, suo architetto, scultore e pittore di fiducia, l'incarico della nuova definizione della piazza e degli edifici preesistenti. Come noto, il progetto di Michelangelo documentato da più tarde incisioni fu solo in parte realizzato sotto la sua supervisione. Gli interventi da lui diretti riguardano il trasferimento nel 1538 della grande statua bronzea del Marco Aurelio dal Laterano al centro della futura piazza, alla quale si accedeva, dal versante Nord, attraverso una grandiosa e comoda cordonata progettata dal Maestro e realizzata a partire dal 1561.
La statua, con il nuovo basamento marmoreo eseguito da Michelangelo, diventa un fulcro di straordinaria potenza plastica che raccorda il progettato invaso della piazza, con pavimento decorato a ellissi intrecciate, alle emergenze plastiche e architettoniche dei tre edifici principali che saranno completamente rinnovati: Il Palazzo Senatorio sullo sfondo, il palazzo dei Conservatori sulla destra (iniziato nel 1563 e condotto a termine intorno al 1568 da Giacomo della Porta) e il futuro Palazzo Nuovo (realizzato sulla sinistra da Gerolamo e Carlo Rainaldi tra il 1603 e il 1674).
Questi ultimi due edifici sono ideati da Michelangelo uno di fronte all'altro ma su assi leggermente divergenti verso la prospettiva centrale del palazzo Senatorio. Quest'ultimo si collega alla piazza con la scultorea scalinata a doppia rampa, progettata e realizzata dal Maestro tra il 1542 e il 1554, con la triplice funzione di accesso monumentale all'Aula del Senatore, raccordo plastico tra il Palazzo e la piazza ed elegante sfondo architettonico per le due magnifiche statue antiche di divinità fluviali reclinate: il Nilo e il Tevere, provenienti dalle Terme costatiniane del Quirinale, trasferite fin dal 1517 sul colle capitolino.
Dopo la morte di Michelangelo (1564) la facciata del Palazzo Senatorio fu portata avanti con significative varianti e conclusa solo tra il 1593 e il 1598 sotto il pontificato di Clemente VIII Aldobrandini. Alla sua lenta definizione lavorò l'architetto Giacomo della Porta, che diede al prospetto un'interpretazione giocata più sull'eleganza della vibrazione luministica dei materiali utilizzati per il finto bugnato del basamento, le paraste e il cornicione lievemente aggettanti dal piano di fondo, che sulla plasticità corporea delle membrature architettoniche secondo il dettato michelangiolesco. La facciata è caratterizzata da un basamento a bugnato in finto travertino che giunge fino all'altezza del primo piano, con due corpi di fabbrica laterali leggermente avanzati. Sul basamento si imposta l'alzato, con intonaco originariamente in color travertino (nel tardo Seicento trattato a finta cortina di mattoni color ocra rosato), scandito da un ordine gigante di paraste rifinite a stucco color travertino finemente gradinato e capitelli corinzi che si raccordano al cornicione aggettante con balaustra e statue. La scalinata monumentale conduce alla porta principale del primo piano attraverso il quale si accede alla grande Aula del tribunale del Senatore (oggi di Giulio Cesare). Quest'ultima fu ideata da Giacomo della Porta nel 1573-1577 unificando lo spazio dell'Aula del Senatore e della Sala Superiore del secondo piano del palazzo medioevale. A questa nuova sistemazione si deve l'ideazione dei due ordini di finestre di dimensioni diverse che caratterizzano il prospetto della facciata. Nel 1588 Sisto V aveva previsto di addossare alla facciata del Palazzo Senatorio una fontana monumentale come Mostra dell'Acqua Felice, da lui condotta in Campidoglio. Secondo il progetto di Matteo di Castello il prospetto del Palazzo si sarebbe trasformato in una gigantesca insegna araldica di Papa Peretti. Dopo la morte del pontefice l'idea fu abbandonata e Giacomo della Porta realizzò la bassa vasca a due conche mistilinee che ancora oggi decora la nicchia centrale della scalinata di Michelangelo. Al centro del prospetto architettonico della fontana si conserva l'antica statua sedente della Roma/Minerva.

La grande Torre campanaria
La Torre campanaria fu costruita tra il 1578 e il 1582, su progetto di Martino Longhi il Vecchio, dopo che la torre quattrocentesca era stata irrimediabilmente danneggiata da un fulmine nel 1577. L'alzato della torre è formato da tre ordini sovrapposti in laterizio. In due piani principali, chiaramente visibili dall'esterno, sono scanditi da quattro archi che danno luce alle celle campanarie. Gli archi sono fiancheggiati da paraste binate con capitelli corinzi in bianco travertino, come le cornici marcapiano e le balaustre terminali. Alla sommità vi è un'antica statua femminile restaurata alla fine dell'Ottocento come Minerva-Roma. All'interno delle due celle campanarie sono ancora oggi conservate le due grandi campane in bronzo fuse nel 1804 e nel 1805. Sul fronte principale della Torre fu trasferito nel 1806 l'orologio, ancora oggi funzionante, un tempo sulla facciata di Santa Maria in Aracoeli. Dall'alto della torre si può ammirare uno straordinario panorama della città di Roma.

IL PERCORSO

Ingresso di Sisto IV
Prende il nome del grande pontefice Urbis restaurator che lo fece aprire nel 1477 come accesso agli ambienti destinati alla conservazione del sale (Salara); costituisce ancora oggi l'ingresso del palazzo. Da qui si accede all'aula a due navate scandita da pilastri ( oggi denominata Galleria di Sisto IV), un tempo aperta verso la piazza con una serie di arcate a tutto sesto, identificata come nucleo più antico del palazzo medioevale (XII-XIII secolo).

Sala del Carroccio
La sala prende il nome dalla magnifica grande iscrizione in versi in caratteri gotici realizzata in memoria dell'invio ai romani - come trofeo di guerra e monito- dei resti del Carroccio strappato da Federico II di Svevia ai milanesi nella battaglia di Cortenuova (1237). Nella Sala sono conservati alle pareti rari frammenti marmorei altomedioevali, databili ai secoli VIII-IX, provenienti dalla chiesa di Santa Maria in Capitolio, tornati alla luce nell'area del demolito convento dell'Aracoeli durante gli sbancamenti attuati alla fine dell'Ottocento in occasione della costruzione del Monumento a Vittorio Emanuele II.

Il Tempio di Veiove
Dagli ambienti della Galleria di Sisto IV si possono osservare dall'alto i resti del Tempio di Veiove scoperti nel 1938-1940. Al suo interno è stata rinvenuta la colossale statua marmorea di culto della divinità (oggi sistemata nella galleria di congiunzione del Tabularium) e l'ara marmorea. La visuale dall'alto permette di percepire chiaramente la pianta del Tempio, di cui si scorgono: il podio rivestito con lastre di travertino, parte dei muri della cella e il pronao con le basi delle quattro colonne. Nei pressi del podio si distingue la contigua muratura del Tabularium rivestita con grandi blocchi di tufo rosso.

Salotto o anticamera del Sindaco
Al primo piano del palazzo la piccola sala di rappresentanza che immette nello Studio del Sindaco è stata decorata nel 1929 con una fascia di affreschi di soggetto romano del pittore Cisterna. Sulle pareti vi sono alcuni dipinti su tela della Pinacoteca Capitolina: L'Annuncio ai pastori di Francesco Bassano (1549-1592) e un San Giovanni Battista di Daniele da Volterra (509-1566). Su una ricca console del XVIII secolo vi è un prezioso orologio notturno, opera di artigiani romani della fine del Seicento. Un lume al suo interno rendeva visibile di notte le ore incise sul quadrante.

Studio del Sindaco
E' ubicato in un ambiente ricavato nella Torre eretta sotto il pontificato di Niccolò V nel 1473. Alle pareti importanti dipinti del Seicento della Pinacoteca: la Madonna con Bambino attribuita a Ludovico Carracci e il San Sebastiano di Alessandro Tiarini .Il salotto è arredato con poltrone in stile Luigi XVI e un divano del primo Ottocento.

Sala dell'Arazzo
La sala prende nome dal pregevole arazzo fiammingo di soggetto romano, databile alla seconda metà del Cinquecento, che rappresenta una fastosa ed immaginaria ricostruzione dell'arrivo a Roma dell'imperatore Carlo Magno, con seguito di cavalieri e armati. Sullo sfondo, l'accurata veduta delle rovine del Colosseo è ispirata ad un noto disegno di Marteen van Heemskerck, conservato oggi al Louvre. Alle pareti alcuni dipinti della Pinacoteca Capitolina tra cui la Fucina di Vulcano della bottega dei Bassano.

Sala delle Bandiere
La Sala fu ricavata in un ambiente della Torre di Martino V(1430). Qui la Giunta Comunale si riunisce attorno allo storico tavolo in legno intarsiato eseguito da ebanisti romani nel 1842. Fu utilizzato per il primo Consiglio Comunale convocato dopo la riforma di Pio IX del 1847 e per le riunioni del triumvirato durante la Repubblica Romana proclamata in Campidoglio da Mazzini, Armellini e Saffi nel 1848. Nelle vetrine sono conservate le 14 bandiere dei quartieri della Guardia Civica (1847), quelle dei Rioni di Roma e il Gonfalone della città, decorato di medaglia d'oro al valor militare nel 1949.

Aula Consiliare detta di Giulio Cesare
Nel corso dei secoli l'Aula Senatoria ha continuato a rappresentare il centro vitale del palazzo, mantenendo inalterata la sua funzione di sala di riunioni dei massimi rappresentati dell'amministrazione cittadina. Qui si riunisce il Consiglio Comunale con la Giunta in sede deliberante; dominano l'Aula i banchi del Sindaco, del Presidente della Giunta e del Presidente del Consiglio comunale; ai lati si dispongono i banchi dei Consiglieri Comunali. Lungo le pareti vi sono le bandiere dei ventidue Rioni di Roma. Sulla parete longitudinale verso la piazza del Campidoglio si notano gli avanzi delle colonne con capitelli e archi in laterizio della Loggia del primo piano e della grande porta di accesso del Palazzo Senatorio del primo quarto del Duecento e le tracce delle colonnine e dei pilastrini ottagoni della sovrastante Loggia tardo duecentesca del secondo piano. I due antichi ambienti furono unificati e dotati di una grande volta a botte da Giacomo della Porta nel 1573-77. Sulle pareti sono stati murati stemmi marmorei e musivi del Trecento e Quattrocento, un tempo sulla facciata del Palazzo, mentre sui lati brevi sono state collocate: la celebre statua antica di Giulio Cesare, datata al II secolo d.C., e quella di un Ammiraglio romano del I secolo d.C., parte delle raccolte capitoline.


Il testo è tratto dalla Guida "Musei Capitolini" edita da Electa. Si ringrazia la Direzione dei Musei Capitolini del Comune di Roma e la Casa Editrice Electa.