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Palazzo Nuovo

Data__24/01/2016
Data__2016
DataModifica__24/01/2016
palazzo nuovo

II palazzo posto a sinistra della piazza capitolina fu in origine denominato "Nuovo" perché edificato più tardi rispetto al Palazzo Senatorio e al Palazzo dei Conservatori. In suo luogo nelle immagini cinquecentesche è visibile il muro di contenimento del convento dell'Arneodi, oggi sovrastante il coronamento del cortile interno.
Inserito fin dall'inizio nel generale progetto di Michelangelo Buonarroti, fu costruito dopo la morte di questo e completato in più fasi, nell'arco di quasi due secoli. La prima pietra fu posta nel 1603, per volontà del pontefice Clemente VIII, che affidò le opere a Girolamo Rinaldi, architetto del Popolo Romano. Tuttavia, nel 1614 erano state realizzate soltanto le fondazioni e, dopo un lungo intervallo, i lavori furono ripresi solo nel 1654, durante il pontificato di papa Innocenze X, che commissionò la stima dei lavori a Carlo Rainaldi, il quale si adoperò moltissimo per il loro completamento.
L'importanza del Palazzo Nuovo – che probabilmente fin dalle origini era stato destinato a ospitare entro nicchie ed edicole, secondo i criteri "degli antichi", grandi capolavori della straltura greca e romana presenti già in numero cospicuo sul colle – è testimoniata nei disegni e nei documenti scritti. L'edificio fu infatti il primo ad accogliere un patrimonio antiquario di proprietà pubblica e per questo venne concepito con una scansione di spazi esterni e interni che permettessero di valorizzare al massimo i marmi collocati lungo le murature, in nicchie timpanate ed edicole appositamente aperte.
La nuova fabbrica si differenzia architettonicamente dai palazzi dell'aristocrazia romana che già sul finire del Cinquecento ospitavano disordinatamente, solo negli ambienti esterni, le memorie degli antichi, e si rivela un perfetto insieme di particolare suggestione con continua alternanza delle partiture murarie in intonaco e travertino, all'interno delle quali, nel tempo, furono collocate epigrafi latine e greche e importanti rilievi.
Le coloriture originarie in "celestino color del cielo", attualmente restituite dopo i restauri appena ultimati, si sposavano mirabilmente con le pavimentazioni in cotto sostituite nell'Ottocento e nel Novecento dai marmi a grandi riquadri e con le decorazioni lignee dei soffitti cassettonati scolpiti – in parte decorati a stucchi e affresco, e riportati alla luce durante gli ultimi lavori – e davano particolare risalto alle statue.
Le architetture del palazzo ebbero notevoli abbellimenti durante il pontificato di Alessandro VII (1655-1667) e di Clemente X (1670-1676); quest'ultimo fece eseguire i soffitti lignei delle sale principali. In quegli stessi anni il palazzo fu concesso in uso alla "Corporazione delle Arti della lana e della seta", che rivestiva un ruolo di particolare rilievo culturale. Al momento della concessione risultavano nell'inventario 44 sculture, poi incrementate a 50 all'atto della concessione alle "Arti dell'agricoltura", nel 1698.

 

Il testo è tratto dalla Guida "Musei Capitolini" edita da Electa. Si ringrazia la Direzione dei Musei Capitolini del Comune di Roma e la Casa Editrice Electa.