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/ Valutazione della Performance / Piano della Performance 2012-2014 / 1. Il contesto esterno e interno / 1.1 Il contesto esterno

1.1 Il contesto esterno

 

1.1.1 Lo scenario normativo e finanziario


La normativa in materia di programmazione e valutazione promossa negli ultimi anni, in particolare con l'adozione del d.lgs. 150/2009, certamente non ha avuto un contesto di esordio dei più semplici. Se da un lato occorreva recuperare i difetti che hanno caratterizzato per anni i processi di programmazione delle pubbliche amministrazioni, a partire dalla qualità degli obiettivi, è vero anche che sarebbe stato necessario avere un contesto economico favorevole e meno condizionato dall'emergenza.


Le amministrazioni pubbliche si trovavano in questo momento in un contesto caratterizzato da particolari processi come: il federalismo fiscale, con il conseguente ridisegno di funzioni e responsabilità in materia finanziaria; l'accelerazione della digitalizzazione, dettata dai numerosi interventi in materia di agenda digitale e di aggiornamento del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD); l'introduzione di meccanismi obbligatori di valutazione, sanzione e premi per migliorare la gestione delle risorse umane.


Tali processi incontrano oggi, invece, la più grave crisi finanziaria per il nostro Paese, causata in prevalenza dalla cosiddetta "crisi del debito sovrano" e dall'esigenza, per lo Stato nazionale, di adottare delle misure di miglioramento dei saldi di rilevanza storica, che rischiano di porre in secondo piano i processi sopra richiamati.


Occorre sottolineare che, prima con il DL 78/2010, poi nel 2011 con le due manovre estive, DL 98/2011 e DL 138/2011, e la legge 183/2011 e quindi con il DL 95/2012, il quadro finanziario di riferimento per gli enti locali subisce un drastico mutamento: si verifica una sensibile riduzione dei trasferimenti e si obbliga ad uno sforzo di riduzione e anche di ridisegno della spesa pubblica. Dai dati Ifel (Istituto per la Finanza e le Economie locali) al 31 dicembre 2011 emerge, senza computare gli effetti delle manovre 2012, come per il comparto dei comuni nel 2014 rispetto al 2010 la riduzione delle risorse disponibili sia pari a circa 6,8 miliardi, ovvero una riduzione delle risorse complessivamente trasferite nel 2010 di circa il 46%. A questo occorre aggiungere l'impatto del comma 6 dell'art. 16 del DL 95/2012, che dovrà tenere conto delle analisi della spesa e dei consumi intermedi del commissario, di cui al DL 52/2012 sulla "spending review". Infine, come emerge dal disegno di legge di stabilità per il 2013, ancora una volta si rimodulano il fondo sperimentale di riequilibrio e il fondo perequativo, nonché i criteri di virtuosità degli enti ai sensi dell'art. 20 del DL 98/2011. E' necessario ricordare, infine, gli ulteriori tagli da parte della Regione in materia di trasporto pubblico locale e politiche sociali.


Il quadro che si delinea, ovviamente non esaustivo, è certamente di eccezionale rigore e comunque di difficoltà e incertezza per gli enti che cercano di migliorare i propri documenti di programmazione.


L'indirizzo che si ricava dalle norme richiamate, alle quali occorre aggiungere quelle sull'autonomia fiscale, è che gli enti dovranno operare nei prossimi anni uno sforzo rivolto a ridurre definitivamente il grado di dipendenza dai fondi statali, gestendo meglio i propri bilanci, ma soprattutto aumentando e migliorando la propria capacità di accertamento e riscossione e in generale l'autonomia impositiva e tributaria. Questo ha un impatto organizzativo di cui occorre tenere conto e richiede un orientamento dell'organizzazione comunale verso un modello di ente locale diverso da quello storicamente conosciuto, che sia in grado di aumentare la propria autonomia e quindi rafforzare il governo di tutte le proprie entrate, iniziando dall'IMU.


Questo sforzo va effettuato in maniera strutturale e non contingente, prevedendo appositi obiettivi di orientamento della struttura e del suo bilancio, anche in coerenza con i processi di definizione dei costi e dei fabbisogni standard.


Al contempo il processo di programmazione diventa più complesso in quanto le disposizioni in materia di spesa per il personale, come l'art. 76, comma 7, del DL 112/2008, più volte novellato, e le disposizioni in materia di partecipate impongono di rivedere il perimetro di riferimento, sia della spesa sia della programmazione, nell'utilizzo dei "fattori di produzione" (risorse umane e finanziarie) e nell'assegnazione degli obiettivi. L'attenzione sempre più stringente al bilancio consolidato, sia per la spesa per il personale sia per il monitoraggio delle società, costringerà gli enti locali ad effettuare una programmazione "consolidata", che tenga conto delle risorse impiegate attraverso gli enti strumentali e le società partecipate e degli obiettivi ad essi assegnati. Si tratta, infatti, di ridurre le duplicazioni esistenti e al contempo di aumentare l'efficienza complessiva di Roma Capitale in tutte le proprie articolazioni. Le norme previste in materia di società partecipate, sia in materia di tetti di spesa sia in materia di liberalizzazioni e dismissioni, richiedono un rafforzamento della governance che si realizza soprattutto a partire dai documenti di programmazione.


Serve per questo puntare ad una migliore governance del bilancio che vada oltre l'effetto emergenziale, causato dal taglio drastico ai trasferimenti, per riorientare l'Ente su un modello organizzativo più efficiente e con una maggiore autonomia finanziaria. E' necessario, inoltre, pensare ad una programmazione straordinaria che, valorizzando quanto già fatto, aiuti a traghettare l'Ente Roma Capitale dall'era del "deficit spending" all'epoca della crisi del debito pubblico e del necessario ridisegno della spesa pubblica.


Certamente occorre monitorare i singoli tetti di spesa imposti dalla diverse manovre che si sono succedute dal 2010 in materia di personale e su alcune voci qualificate dei consumi intermedi, acquisto beni e servizi o gestione degli immobili, così come ridurre alcuni capitoli di spesa. Ma al contempo occorrerà provvedere ad una redistribuzione dei fattori di produzione e ad una individuazione delle aree di inefficienza, avviando i necessari processi di riorganizzazione. Il processo di programmazione, quindi, da un lato deve continuare a rafforzare quegli strumenti di governo dell'Ente, contenuti ad esempio nei Progetti di Ente, come il ciclo della programmazione e la contabilità analitica, nonché a recuperare quei ritardi non più sostenibili nell'attuale contesto come ad esempio attraverso una migliore gestione dei residui. Dall'altro lato, il contesto richiede un recupero in termini di efficienza nella gestione dei processi, ma anche un ridisegno degli stessi. Così, ad esempio, il potenziamento della Centrale unica degli acquisti dovrebbe riguardare gli acquisti di Roma capitale, ma lo strumento dovrebbe essere altresì esteso agli enti e alle società del Gruppo.


La forte connessione, da sempre auspicata tra programmazione strategica e programmazione finanziaria, che negli enti locali si concretizza in maniera più coerente con il Piano Esecutivo di Gestione, non può nell'attuale fase storica non tenere conto dello scenario economico finanziario che caratterizzerà l'operato delle pubbliche amministrazioni nei prossimi anni. Le manovre degli ultimi anni non hanno carattere transitorio, ma contengono misure a regime che modificano in maniera strutturale il contesto. A queste misure, quindi, occorre rispondere con altrettante modifiche strutturali. La compensazione dei tagli operati dal Governo nazionale e da parte della Regione Lazio non può avvenire con misure tampone, ma con processi di revisione della spesa e con processi di riorganizzazione che devono comunque ormai interessare l'intero Gruppo Roma Capitale.

 

 

Data ultimo aggiornamento 31/10/2012

 

 

1.1.2 Roma Capitale in cifre


Dall’analisi degli indicatori che spiegano le principali caratteristiche di Roma Capitale, emerge la fotografia di una città nella quale continua la tendenza ad una lenta crescita della popolazione, congiunta al suo progressivo invecchiamento, e l’afflusso sempre maggiore di popolazione straniera. Il tessuto imprenditoriale si arricchisce di nuovi esercizi commerciali, mentre il valore del tasso di occupazione rimane stabile rispetto all’anno precedente.


Nel 2011 i residenti iscritti all’anagrafe cittadina sono 2.885.272, di cui 352.264 stranieri. Nell’ultimo anno la popolazione romana è aumentata dello 0,1%, confermando una tendenza costante alla crescita iniziata nel 2006. Questo incremento è dovuto principalmente all’afflusso di residenti stranieri che, dal 2010, sono aumentati dell’1,9% mentre i residenti di nazionalità italiana sono diminuiti dello 0,1%.

Andamento della popolazione italiana e straniera iscritta in anagrafe dal 2000 al 2011 (numero indice 2000=100)

 Fonte: elaborazioni su dati archivio anagrafico di Roma Capitale

 

Analizzando la distribuzione della popolazione romana nei 19 municipi emerge che il più popolato è l’VIII, nel quale i residenti sono 249.922, mentre il meno abitato è il III municipio che registra la presenza di 52.059 persone. In linea con quanto osservato negli anni precedenti i municipi nei quali è affluito il maggior numero di residenti nel corso dell’anno sono l’VIII (+2,3%) e il XIII (+1%), mentre la perdita di residenti riguarda in particolare il I municipio (-2,6%) e gli altri municipi centrali, quali il XVII (-1,2%) e il III (-1%).

 

 Popolazione iscritta in anagrafe per municipio. Anno 2011



Fonte: elaborazioni su dati archivio anagrafico di Roma Capitale

 

I residenti di nazionalità straniera costituiscono il 12,2% della popolazione totale. L’incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti nei singoli municipi è più elevata sul I municipio (30,9%) e, a seguire, sul XX (18,4%) e sull’VIII (16,5%).

 

Incidenza della popolazione straniera sulla popolazione residente complessiva per municipio. Anno 2011


Fonte: elaborazioni su dati archivio anagrafico di Roma Capitale

 

Numericamente, la presenza straniera si concentra prevalentemente nell’VIII municipio, dove vive l’11,7% del totale degli stranieri residenti a Roma, seguito dal I (con l’11,3%) e dal XX (con l’8,2%).
I Municipi che nel corso dell’anno hanno registrato gli incrementi più consistenti di popolazione straniera sono l’VIII (+9%%), il X (+5,8%) e il IV (+5,3%), quello che invece ha subito la perdita più rilevante di residenti stranieri è il I (-6,3%), seguito dal XVII (-2,3%), dal II (-1,8%) e dal III (-1,2%).

 

Presenza della popolazione straniera per municipio. Anno 2011

 


Fonte: elaborazioni su dati archivio anagrafico di Roma Capitale


Il progressivo invecchiamento della popolazione, che coinvolge l’intero paese, riguarda anche la città di Roma; infatti, l’indice di vecchiaia descrive una popolazione anziana nella quale, per ogni 100 giovanissimi (0-14 anni), si registra la presenza di 162,8 anziani (ultrasessantacinquenni) contro 161,8 del 2010. Il municipio più anziano è il XVII (indice di vecchiaia pari a 258,0), seguito dagli altri situati nell’area centrale della città, che registrano indici di vecchiaia superiori a 200 (I, II, III, VI, IX e XI). I Municipi più giovani sono invece l'VIII, il XII, il XIII e il XX che presentano indici di vecchiaia con valori inferiori a 150.
La componente straniera della popolazione residente è molto più giovane di quella italiana.

 

Indice di vecchiaia per municipio. Anno 2010



Fonte: elaborazioni su dati archivio anagrafico di Roma Capitale

 

Nonostante il momento di difficoltà economica, che perdura in tutto il territorio nazionale, Roma continua a rappresentare una realtà produttiva contraddistinta da indicatori occupazionali sensibilmente migliori di quelli registrati nella regione Lazio e nella media italiana.

 

Tasso di occupazione 15-64 anni Roma Capitale, provincia di Roma, regione Lazio, Italia. Anni 2006-2010


Fonte: elaborazioni su dati Istat

 

Nel 2011 gli occupati nella Capitale si attestano sulle 1.147.809 unità, facendo registrare una tenuta rispetto al 2010, che corregge in positivo la pesante caduta occupazionale registrata nell’anno precedente (-0,2% sul 2009). In termini percentuali, il recupero occupazionale si è tradotto in un incremento pari al +0,1%, grazie alla migliore performance rilevata fra la componente maschile (+0,8%) e, purtroppo, all’arretramento di quella femminile (-0,8%).
Il tasso di occupazione 15-64 anni manifesta una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente (63,7%) e, mantenendosi su livelli apprezzabilmente superiori agli indicatori regionali e nazionali, fa registrare una controtendenza con la diminuzione rilevata nel contesto regionale laziale (-0,4 punti).
Per quel che riguarda il tessuto imprenditoriale, le imprese commerciali attive, che vendono stabilmente beni al dettaglio in locali aperti al pubblico, sono 79.218, il 3,4% in più rispetto al 2010, in quanto nel corso dell’anno ne sono state aperte ulteriori 2.635 sul territorio comunale.
La quota più rilevante del complesso delle imprese commerciali presenti sul territorio cittadino è rappresentata dagli esercizi commerciali in sede fissa* (41%), seguono i laboratori artigianali (31,5%), i pubblici esercizi** (16,1%), gli acconciatori ed estetisti (8,4%), le sale gioco, le autorimesse*** etc. (2,9%).

 

Ripartizione percentuale delle imprese commerciali attive per tipologia. Anno 2011

Fonte: Open Data – Dipartimento Attività economiche e produttive – Formazione lavoro: Sistema informativo del commercio

 

Gli esercizi commerciali che hanno registrato la crescita più consistente sono quelli dedicati alle attività di acconciatore ed estetista, che hanno incrementato la presenza sul territorio del 5,4%, mentre i pubblici esercizi hanno subito una riduzione dell’1,2%.

 

Imprese commerciali attive per tipologia. Anno 2011

Fonte: Open Data – Dipartimento Attività economiche e produttive – Formazione lavoro: Sistema informativo del commercio

 

Imprese commerciali attive per tipologia. Anno 2011 (variazioni % rispetto al 2010)

 

Fonte: Open Data – Dipartimento Attività economiche e produttive – Formazione lavoro: Sistema informativo del commercio

 

Scendendo nel dettaglio municipale, si osserva che nel I municipio è ubicato il maggior numero di esercizi commerciali, nonostante nel corso dell’anno vi sia stata una contrazione del 4,8% (in termini assoluti si passa dai 13.293 esercizi del 2010 ai 12.661 del 2011). Il numero di esercizi commerciali è invece aumentato in tutti gli altri municipi, in particolare nel XVIII (+27,2%), nell’XI (+19,6%) e nel III (+10,8%).

 


Imprese commerciali attive per municipio. Anno 2011

Fonte: Open Data – Dipartimento Attività economiche e produttive – Formazione lavoro: Sistema informativo del commercio

 

Imprese commerciali attive per municipio. Anno 2011 (variazione % rispetto al 2010)



Fonte: Open Data – Dipartimento Attività economiche e produttive – Formazione lavoro: Sistema informativo del commercio


Per quel che riguarda il I municipio la flessione registrata è da attribuire alla riduzione del numero dei pubblici esercizi che sono diminuiti del 24,5% rispetto al 2010. Altri decrementi riguardano il IX municipio, nel quale è diminuito il numero degli esercizi commerciali (-5%) e il XVII municipio dove la riduzione del 1,1% ha interessato i laboratori artigiani.
Gli esercizi commerciali che hanno registrato una crescita superiore al 20% sono: i laboratori artigiani del III municipio (+46,3%) e del XVIII (+25,3%), gli esercizi commerciali del XVIII municipio (+24,7%), i pubblici esercizi dell’XI (+44,8%) e nel XVIII (+25,3%), gli acconciatori del XVIII (+33,1%) e del III (+22,9%), le sale gioco dell’XI (+208,9%) e del XVIII (+46,7%). 
 

*Commercio in sede fissa: l'attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale.


**Pubblici esercizi: l’attività di somministrazione di alimenti e bevande ai sensi della Legge Regionale 29 novembre 2006 n 21 e del Regolamento Regionale 19 gennaio 2009, n. 1.


***Le attività riconducibili all’art.19 DPR 616/77 - T.U.L.P.S (Testo unico leggi di pubblica sicurezza): autorimesse, noleggio di veicoli senza conducente, sala giochi, apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici, rivendita di cose usate, spettacoli viaggianti.
 

 

Data ultimo aggiornamento 31/10/2012