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            Tor Bella Monaca

 

L’attuale borgata di Tor Bella Monaca è situata all’estremo limite orientale del territorio comunale e fa parte del Municipio 8°. E’ delimitata a nord dal corso del fiume Aniene e dall’autostrada Roma-L’Aquila (A24), ad ovest dal Grande Raccordo Anulare e a sud dell’autostrada Roma - Napoli (A2). Le strade di supporto del traffico veicolare sono costituite dalle vie Prenestina e Casilina e dal GRA per quanto riguarda le comunicazioni con l’esterno della zona.
La borgata è circondata da nord ovest a nord est dal nuovo quartiere di Tor Bella Monaca e a sud dalla borgata di Torre Angela. La borgata fa parte del nucleo O di Valle Fiorita - Capanna murata. A sud della Via Casilina sono situati il Villaggio Breda (che è stato per anni un indispensabile fornitore di servizi per la borgata in formazione), Torre Gaia e Torre Nova.

 



Origine Storica di Tor Bella Monaca

 

Dopo la caduta dell’Impero romano, progressivamente la Chiesa romana subentra in possesso dei patrimoni imperiali, ma bisognerà giungere al medioevo per vedere rifiorire le abitazioni e le coltivazioni del territorio, favorite dalle fondazioni di papa Zaccaria (711-752), che incentivò la nascita delle domus cultae o villaggi sparsi. Nel 946 c’è il primo atto di concessione di un territorio da parte della Chiesa ad una famiglia, incaricata di costruirvi un castello e di difenderlo dagli invasori.
Nel 1115 iniziarono a sorgere nell’agro romano le caratteristiche torri, segni della giurisdizione dei baroni e degli enti ecclesiastici: la zona di cui ci interessiamo apparteneva all’epoca alla famiglia Monaci, che nel XIII secolo fece erigere la torre tuttora esistente. Il 7 maggio 1319 Maria, vedova di Pietro Monaci vendette il territorio a Landolfo Colonna.Era costume nella campagna romana che una volta venduto un bene immobiliare esso prendesse il nome del vecchio proprietario; pertanto la zona, dal giorno in cui venne venduta alla famiglia Colonna, fu denominata “Turris Pauli Monaci”. La tendenza nella traduzione dal latino al volgare, di femminilizzare i nomi delle cose fece si che essa venisse corretta in “Palo Monaco”, ”Pala Monaca” fino a cheassunse l’attuale nome sul quale la fantasia popolare ha costruito una leggenda legata al personaggio di Santa Rita da Cascia.
In seguito i Colonna donarono alla Basilica di S. Maria Maggiore la torre “Pala Monaca” e 100 ettari di terreno attorno; la Chiesa conserverà questo patrimonio fino all’800. Poi i possedimenti, intorno al XVI secolo, furono acquistati dal cardinale Borghese, già proprietario del latifondo di Torre Nova al quale si annettono i nuovi territori.
Nel 1797 per far fronte alla crisi finanziaria dovuta all’invasione francese nello Stato Pontificio, Papa Pio VI chiese agli enti ecclesiastici di vendere la sesta parte dei beni per venire incontro alle necessità economiche, così i canonici di S. Maria Maggiore decisero di mettere in vendita insieme alle altre tenute la tenuta di Tor Bella Monaca. La comprò Giovanni Giacomo Acquaroni che la restituì dopo poco tempo per debiti contratti con i canonici a cui non aveva potuto far fronte.
Il 23 marzo 1869 i Borghese permutarono una loro tenuta con il territorio di Tor Bella Monaca, ma una crisi economica nell’ultimo decennio del secolo costrinse i Borghese a vendere le proprietà e nel 1919 furono completamente smembrate.
Nel 1923 Romolo Vaselli acquistò la tenuta di Tor Bella Monaca e fino alla seconda guerra mondiale la zona acquistò una certa stabilità anzi si ingrandì con l’acquisto di Torre Angela.Nel 1937 la Società Ernesto Breda comprò una tenuta nell’agro adiacente a Tor Bella Monaca e dall’anno successivo iniziò la costruzione dei primi reparti dello stabilimento Breda. La società cedette all’istituto autonomo fascista per le case popolari il terreno sul quale verrà edificato il Villaggio Breda e già nel 1941 furono stipulati i contratti di affitto con i primi inquilini. Finita la guerra iniziarono le nuove vendite e le lottizzazioni che dettero origine alla borgata. Nel 1946 Romolo Vaselli vendette a Marino Giobbe e Pietro Moro 44 ettari di terreno che lottizzato negli anni successivi darà vita all’attuale borgata di Tor Bella Monaca.
Il terreno venne frazionato in piccoli lotti che subito trovarono acquirenti. L’edificazione venne attuata da persone che avevano avuto rapporti con il territorio. Infatti gli abitanti della zona presenti sin dalle prime fasi dello sviluppo sono i contadini dell’azienda liquidati da Vaselli con terreni e case coloniche. Tra i primi abitanti vi sono quelli del vicino Villaggio Breda che acquistarono dei lotti per ampliamento del nucleo familiare. I primi edifici costruiti erano delle casette appena sufficienti alle esigenze della famiglia, la zona era priva non solo di servizi commerciali, sanitari, scolastici ecc, ma anche di quelli come l’acqua, l’illuminazione elettrica, le fognature, strade asfaltate. Negli anni 50 la zona cominciò a popolarsi e i protagonisti della nuova edificazione furono gli immigrati dei castelli romani e del frusinate in quanto per essi la via Casilina costituiva il collegamento ideale tra città e luogo di origine. Molti di questi immigrati riproducevano nella nuova zona modi di vita, tradizioni del paese di origine; altri immigrati provenivano da altre zone della città colpiti da sfratti, sgomberi, oppure privi di una sistemazione accettabile ricorsero all’autocostruzione abusiva per l’impossibilità di trovare un alloggio a basso costo. La zona si popolò di altri immigrati originari delle Marche, dell’Abruzzo e delle altre regioni del centro sud.
Ma il vero e proprio boom edilizio si verificò negli anni sessanta, infatti vi è una ripresa dell’attività edilizia da parte dei vecchi abitanti con le prime sopraelevazioni ed ingrandimenti degli edifici per ampliare le abitazioni e assicurare l’alloggio alla discendenza. I costruttori non erano più autocostruttori ma si avvalsero di manodopera esterna ed anche di ditte costruttrici. Le costruzioni vennero realizzate con una tipologia diversa: non più la casetta bassa ma le prime palazzine sorte con i criteri dell’edilizia ufficiale. Comparvero le nuove figure sociali degli inquilini a cui vennero affittati gli appartamenti realizzati in funzione dell’ingrandimento del nucleo familiare, infatti l’ingresso in quegli anni di molti immigrati nei posti pubblici fu garanzia di stabilità economica che consentì nuovi investimenti nell’edilizia .
Negli anni 70 si assistette ad una terza fase del fenomeno: quello dell’attività edilizia avviata da promotori esterni che edificarono costruzioni con la tutta la caratteristica di abitazioni di medio lusso.

 



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Tor Bella Monaca Nuova: il piano di zona

 

Il quartiere di Tor Bella Monaca, nel quale era prevista la costruzione della nuova chiesa, ha una storia antica. Alcuni scavi eseguiti nel corso della realizzazione di opere di urbanizzazione hanno messo in luce resti di ville romane del IV secolo a.C., con tracce di frequentazione fino al III secolo d.C., parti di una fattoria e trecento metri di lastricato, residuo di un probabile collegamento tra Roma e Gabii. E' inoltre ancora visibile la torre duecentesca nella quale, secondo la leggenda, nel 1450 avrebbe pernottato con alcune compagne una bella religiosa, che sarebbe poi divenuta S. Rita da Cascia e che in quell'occasione era in viaggio verso Roma per il giubileo.
A partire dagli anni Sessanta, come già evidenziato nel precedente paragrafo quella zona dell'agro romano, rimasta per secoli più o meno inalterata e ormai alle porte della città, ha subito la spinta tumultuosa di un'espansione urbana incontrollata, che ha allargato a macchia d'olio gli insediamenti, per lo più aggravati dal vistoso fenomeno dell'abusivismo edilizio. Al degrado ambientale le autorità comunali hanno tentato di far fronte attraverso un piano di urbanizzazione legato alla legge che nel 1980 ha stanziato mille miliardi per la costruzione di alloggi nelle aree con elevata tensione abitativa. Di questo stanziamento, Roma ha ottenuto 175 miliardi, destinati in gran parte al finanziamento del piano di Zona di Tor Bella Monaca, che prevedeva la realizzazione di alloggi per un insediamento previsto di circa 30.000 abitanti, edifici scolastici adeguati, servizi commerciali essenziali.
Tuttavia come spesso accade quando l'intervento pubblico giunge in ritardo ed è costretto a sovrapporsi a realtà già radicate , la fisionomia del quartiere appare caratterizzata da squilibri profondi, contrasti, problemi umani e sociali. Le nuove costruzioni che si allineano lungo i tracciati previsti con la regolarità propria dell'edilizia programmata, si contrappongono alla grigia marea delle costruzioni abusive.
La formazione dell'insediamento e il ruolo della pianificazione urbanistica.
Per meglio comprendere le caratteristiche insediative del comprensorio di Tor Bella Monaca - Torre Angela è utile ripercorrere le tappe storiche della sua costituzione. Il primo insediamento comincia a sorgere intorno agli anni '20-'30 a ridosso della Via Casilina, asse radiale lungo il quale era da poco stata realizzata la linea ferroviaria che collegava la città con la vicina Fiuggi. Elementi di attrazione del primitivo insediamento furono il complesso industriale della Breda (molto attivo in quegli anni a causa della produzione bellica) e la stazione del Dazio posta in prossimità del Castello di Torrenova che rappresentava, dal punto di vista dei commercianti, la porta della città in quanto luogo di controllo di tutte le merci che vi accedevano. A ridosso di quei luoghi iniziarono a stabilirsi numerose persone provenienti dalla provincia, parte dalle regioni meridionali e parte, per effetto degli sventramenti che avvenivano in quegli anni, dalla città storica.
Il primo nucleo si costituì con malsani baraccamenti ai quali si sostituirono lentamente le case con orti a seguito dei frazionamenti delle grandi proprietà fondiarie. Nel 1934 un primo nucleo già consistente fu legalizzato, dall'allora governatorato nel quadro di un più generale provvedimento di riconoscimento della edilizia spontanea sorta nelle campagne e nell'Agro Romano con il nome di "Nuclei Edilizi". Solo con il piano regolatore del 1962 quest'area ebbe definita una organica previsione pianificatoria. Il contiguo e vecchio nucleo edilizio di Torre Nova e quello più recente di Torre Angela divengono zone di "Ristrutturazione Urbanistica" e la parte di territorio tra essi compresa, Tor Bella Monaca, viene definita come zona di "Espansione".
Nelle previsioni urbanistiche fu mantenuta la presenza del vicino nucleo industriale della Breda, vi fu localizzata una parte dei servizi generali per la città e fu salvaguardata dall'edificazione l'area dei casali agricoli anche al fine di tutelare il bacino idrogeologico sottostante dell'acquedotto Vergine e la zona archeologica caratterizzata dalla presenza dell'acquedotto di epoca romana. Il piano del '62 si sarebbe attuato, secondo le prescrizioni, attraverso dei piani particolareggiati. Tra il 1972 e il 1977 vennero redatti e adottati i Piani Particolareggiati di Torre Angela e di Torre Nova; il Piano dell'area industriale di Villaggio Breda e il Piano di Zona di Tor Bella Monaca. Attraverso l'attuazione di questi piani si sarebbe dovuto realizzare la ristrutturazione urbanistica delle varie zone e il loro collegamento.
Le vicende urbanistiche degli anni '80, la mancata sintonia tra gli organi istituzionali (Regione e Comune) preposti alla pianificazione, hanno prodotto il risultato di non far mai approvare i piani delle tre borgate, con la conseguenza di attuare l'iniziativa privata mentre tutta la parte di iniziativa pubblica rimaneva non realizzata. Questi piani hanno ora perduto efficacia giuridica essendo oramai decaduti e pertanto non più attuabili.
Diversa sorte ha invece avuto il Piano di Zona di Tor Bella Monaca che è stato interamente attuato, anche grazie alle semplificazioni procedurali previste dalla legge 167/62, e probabilmente anche a causa della pressante domanda di edilizia pubblica che negli anni '80 costrinse l'amministrazione comunale a interventi straordinari.
Le aree precedentemente destinate a tutela ambientale hanno invece subito una violenta aggressione edilizia spontanea, fuori da ogni regola, vengono legalizzate dall'amministrazione comunale nel 1978 con una apposita variante urbanistica che comprendeva complessivamente 86 nuove borgate, (le zone "O" de P.R.G.).
A parere dei sociologi qualsiasi sistema urbano è distinguibile in tre sottosistemi.
Il primo è il sistema di localizzazione delle attività. Questo rappresenta lo spazio come una molteplicità di siti per l'insediamento di soggetti ed agenti (edifici, macchine, mezzi di comunicazione ecc.);
Il secondo è un sistema di comunicazioni fisiche. Comunicazioni che danno luogo a flussi che si sovrappongono, legati alle attività umane e che richiedono infrastrutture proporzionate al numero degli interscambi;
Il terzo è un sistema di comunicazioni sociali. Cioè tutte quelle interazioni dei soggetti che operano in uno scenario urbano e che sono attribuibili alla sfera delle attività quotidiane. (Mela, 1990)
Il sistema urbano di Tor Bella Monaca per quanto riguarda il primo punto risulta essere all'avanguardia per molteplicità dei siti e per le belle speranze riposte nella realizzazione di un quartiere modello. Non volendo riprendere l'annosa polemica ben descritta da Cervellati[3] sulla "inutilità" dell'architettura nel mondo moderno, si sottolinea però l'incompiutezza di tale faraonico progetto che per quanto riguarda il secondo e terzo punto si è rivelata una debacle precoce. Le comunicazioni fisiche che, come dice Mela, sono le infrastrutture di un sistema urbano, lasciano molto a desiderare. Pochissimi sono infatti i mezzi messi a disposizione per avvicinare tale quartiere al centro di Roma; per quanto riguarda invece le comunicazioni sociali l'assenza di un vero centro, di una piazza, di un punto d'incontro riconosciuto dalla popolazione rappresenta l'anello mancante di un processo che, nelle intenzioni dei progettisti, doveva ( ..e poteva..) rappresentare un grande esperimento di architettura sociourbanistica. In teoria i vari comparti sono stati costruiti per essere autosufficienti, ma nella realtà lo sviluppo incompleto della zona (mancano cinema, teatri, fast food, discoteche ecc.) ha fatto sì che la popolazione (specie quella giovanile) avesse comunque come riferimento ludico, storico ed identificativo sempre il Centro di Roma.
A onor del vero in questi ultimi anni, grazie anche alle attività promosse dal Programma URBAN” finanziato in parte dalla Unione Europea, nel quartiere è nata una ludoteca, sono state riqualificate aree verdi e attrezzate alcune piazze (vedi ad esempio: Piazza Castano, la ristrutturazione del Teatro Municipale e dell’arena adiacente, infine la realizzazione di una sala cinema presso il Liceo Amaldi.

 



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