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Francesca, la Santa di Roma

Insieme ai ben noti patroni della città, Pietro e Paolo, Roma vanta anche una donna fra i santi protettori: santa Francesca Romana. Si festeggia il 9 marzo e per l'occasione ogni anno in questa giornata il monastero di Tor de' Specchi si apre al pubblico.




Qui, al numero 32 di via del Teatro di Marcello, dove ha ancora sede l'Ordine benedettino da lei fondato nel 1425, un giorno l'anno si aprono a romani e turisti le porte del Monastero.
Dentro quest'oasi di silenzio, a pochi passi dal Campidoglio, è ancora intatta l'atmosfera del tempo in cui visse Francesca, con i suggestivi angoli quattrocenteschi, il chiostro abbellito da un ricco agrumeto, la stanza in cui Francesca pregava, il pozzo per l'acqua, gli abiti con cui ad ogni centenario della nascita (1384) e della morte (1440) le Oblate rivestono le spoglie della Santa.
Suggestivi nel convento sono anche gli affreschi di Antoniazzo Romano con le scene della vita e dei miracoli di Francesca. Ventisei storie raccontate con le immagini dipinte nel 1468 sulle pareti della vecchia cappella. Sono affreschi di un certo pregio, unici esempi nell'arte italiana di affreschi dipinti con un colore verde-zolfo. Sotto ogni "murales" le didascalie in carattere gotico "parlano" la lingua del tempo, come pure le case e i palazzi, le strade e le chiese, i ponti sul Tevere, le vigne e gli orti raffigurati sono una "fotografia" fedele della Roma della prima metà del Quattrocento.
Il legame tra Roma e la "sua" santa sono sempre stati forti, dalla nascita nel 1384 nel rione Parione, a due passi da piazza Navona, al matrimonio con Lorenzo Ponziani, dopo il quale si trasferisce a Trastevere, nella casa della famiglia Ponziani e qui comincia le sue opere di carità. Moglie benestante e madre di tre figli, svolge un ruolo importante nella Roma di quegli anni, segnata da forti carestie, epidemie e teatro di liti e contese tra famiglie rivali per il controllo del territorio, aiutando chi aveva bisogno, distribuendo cibo e curando i malati.
La sua casa, che governava come una vera manager moderna, non facendo mai mancare provviste da distribuire ai poveri, diventa un luogo di riferimento per chi in città in quell'epoca aveva bisogno d'aiuto. Era molto amata dai romani. Quando muore, il 9 marzo del 1440, la sua salma viene esposta per tre giorni nella chiesa di Santa Maria Nova, poi divenuta Santa Francesca Romana (sopra ai Fori), dove è tuttora sepolta: una cronaca dell'epoca riferisce la partecipazione e la devozione di tutta la città. L'appellativo di "Romana" le venne riconosciuto proprio dal popolo di concittadini che tanto aveva aiutato in vita e divenne nei secoli successivi "Advocata Urbis", protettrice di Roma.
Una venerazione che testimonia ancora oggi un legame fortissimo tra questa figura di "suora laica", come si direbbe oggi, e la città. Anche due anni fa quando l'urna con i suoi resti lasciò il Convento di Tor de' Specchi (dove viene portata ogni 25 anni) per tornare nella chiesa dei Fori, una processione di fedeli e rappresentanti istituzionali rese omaggio alla santa di Roma.

Maria Grazia Pecchioli

 


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