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Anniversario deportazione 4 gennaio 1944. Cerimonia al cimitero del Verano

deportazione 4 gennaio 1944

74 anni fa, esattamente il 4 gennaio del 1944, 327 uomini furono prelevati dal carcere di Regina Coeli e inviati alla Stazione di Roma Tiburtina per essere deportati in Germania. Persone semplici che non avevano commesso alcun reato, soldati sbandati dopo l’armistizio o renitenti alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana, antifascisti di tutto l’arco della Resistenza. Qualcuno riuscì a fuggire, altri furono eliminati durante l'estenuante viaggio durato nove giorni perché magari ritenuti inabili al lavoro coatto. Alla fine in 257 furono immatricolati e smistati nel campo di concentramento di  Mauthausen, “l’inferno dei vivi”.

 

Il vicesindaco di Roma, con delega alla Crescita Culturale, Luca Bergamo, in occasione del 74esimo anniversario della deportazione ha reso omaggio nel cimitero monumentale Verano, al 'Muro del deportato', il sacrario romano delle vittime della deportazione nazista nei campi di concentramento. Un’occasione, anche, per celebrare tutte le 2.728 persone eliminate nei campi di sterminio nazisti dal 1943 al 1945.

 
Alla celebrazione hanno preso parte la presidente della Comunita' ebraica di Roma, Ruth Dureghello e Grazia Di Veroli vicepresidente dell'Aned di Roma, l'Associazione nazionale ex deportati nei campi di concentramento. Presenti anche i rappresentanti di ANPI e ANCRI con i loro gonfaloni. Per il vicesindaco Bergamo: "Le due guerre si sono concluse con atti come la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Tribunale di Norimberga e poi la Costituzione. Dalla discriminazione razziale e' nata la necessita' di vivere d'accordo. Viviamo in un'epoca difficile e i rischi di tornare indietro sono tanti. Queste persone non possono essere morte invano".

 

La tragica vicenda del 4 gennaio 1944 si inserisce nel clima di guerra civile seguito all’armistizio dell’8 settembre del ‘43 firmato dal Generale Badoglio e alla costituzione nel nord della penisola della Repubblica di Salò guidata da Benito Mussolini. Per i nazisti l’Italia era ormai un paese nemico e, in più, traditore. Iniziò così la deportazione degli italiani, favorita dalla collaborazione fra la Milizia fascista e le SS. Il Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana collaborò attivamente con il governo di Berlino per “trasportare” propri connazionali fino al Konzentrazionlager di Mauthausen.

 

"Il treno sarà scortato fino al Brennero da 20 Agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un Maresciallo e 4 militari della Polizia Germanica", si legge dal mattinale del 5 Gennaio 1944, inviato dalla Questura di Roma al Comando di Forze di Polizia e alla Direzione Generale Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno. Con questa operazione di rastrellamento, la polizia italiana avrebbe dimostrato di voler tempestivamente obbedire al comandante militare Maeltzer ed ai suoi ordini di rappresaglia contro lo stillicidio di attentati nella capitale.

 

Dei 257 uomini immatricolati a Dachau, sopravvissero alla liberazione dei campi a cui furono destinati, solo una piccola parte (tra i 40 e i 70) ma non tutti riuscirono a ritornare in patria. Molti di loro morirono per fame e stenti in una Europa già libera dal nazifascismo dopo 17 mesi di sofferenze.

 

Per non dimenticare

Lettera di un deportato, Filippo D’Agostino, alla moglie Rita Maieroti, lettera recapitata come molte altre dagli agenti di scorta al convoglio alle famiglie, in cambio di tessere annonarie e regalie.

 

4 GEN 2018 - GP

 

 


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