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Da Roma a Capitale, una storia di oltre 140 anni

Roma Capitale, una storia di oltre 140 anni. Il punto di partenza, sotto il profilo istituzionale, è il 3 febbraio del 1871, quando viene approvata la legge n. 33 sul trasferimento da Firenze a Roma della capitale d’Italia. Quella legge arriva cinque mesi dopo gli avvenimenti storici che marcano una tappa fondamentale nella costruzione dell’Italia unita.

 

 

Il 20 settembre del 1870, il Regio Esercito entra nella Roma pontificia dalla breccia di 30 metri aperta in prossimità di Porta Pia. Due battaglioni di fanteria e bersaglieri del IV Corpo d’Armata al comando del generale Raffaele Cadorna affrontano le truppe pontificie: volontari e soldati provenienti da diverse nazioni europee, sotto la guida del generale tedesco Hermann Kanzler. La presa di Roma segna l’annessione della Città eterna al giovane Regno d’Italia, nove anni dopo la sua nascita sancita il 17 marzo 1861 (con la legge 4.671), decretando l’annessione dello Stato Pontificio che – tecnicamente e geograficamente – ancora separava il Nord dal Sud d’Italia.

 

Si avvera così il lungimirante e lucido disegno politico di Cavour, il quale dieci anni prima aveva spiegato in Parlamento (il 25 marzo 1861) le ragioni e i motivi storici, politici, culturali e sociali che facevano di Roma la capitale dello Stato unitario. Dopo la Breccia i fatti storici si susseguono con un ritmo incalzante: il 25 settembre viene riconosciuta la Giunta di Governo presente a Roma, con funzioni simili all’attuale Giunta capitolina. Bisognerà attendere il 13 novembre per le prime elezioni amministrative del neo Municipio. Prima, il 2 ottobre del 1870, il plebiscito popolare sancisce, con 133.681 voti favorevoli contro 1.507 contrari, l’annessione del territorio di Roma e della sua provincia al Regno d’Italia. Qui i fatti storici conoscono un’improvvisa battuta d’arresto. Dopo il successo plebiscitario, la Capitale tarda ancora ad essere trasferita da Firenze a Roma, come reclamano i liberali romani. Il 9 ottobre, a una settimana dal plebiscito, viene emanato il decreto che riconosce al Papa speciali immunità quale Capo di Stato. Il pontefice Pio IX rifiuta la legge della guarentigie e non riconosce lo Stato italiano. I rapporti sono così tesi che arriva anche la scomunica per Casa Savoia – verrà ritirata solo in punto di morte del Re Vittorio Emanuele II – e per chiunque partecipasse alla vita politica italiana.
Lo stesso Vittorio Emanuele, a tre mesi dalla breccia di Porta Pia, temporeggia ad entrare in città in visita ufficiale per non incrinare ancora di più i rapporti con il Papa. Arriverà a Roma alle 4 del mattino del 31 dicembre, in una città sommersa dalle acque del Tevere, straripato tra il 27 e il 29 dicembre. 

 

Il 29 novembre, intanto, la vita amministrativa del Municipio di Roma conosce un punto di svolta: in Campidoglio si riunisce per la prima volta il nuovo Consiglio Comunale, eletto dopo l’Unità il 13 novembre. Nella Sala dei Capitani del Palazzo dei Conservatori (Musei Capitolini) c’è anche una targa in marmo, con quella data scolpita a ricordare la nascita del nuovo Comune.

 

Quando Roma diventa formalmente capitale, con la legge del 3 febbraio 1871, il territorio comunale era vasto oltre 213mila ettari e il 95% della popolazione, allora composta da 213.633 abitanti, era concentrata nei rioni storici, all’interno delle Mura Aureliane. Nei decenni successivi la città raddoppia il numero di abitanti, nascono nuovi quartieri, crescono in modo disordinato sobborghi e periferie. Nel 1911, i residenti sono oltre mezzo milione: questo dato fornisce l’istantanea di una città che ha inevitabilmente intrapreso il proprio destino di Capitale.

 

Se la città cresce dal punto di vista urbanistico e demografico, raggiungendo la struttura e le dimensioni di una metropoli, al pari di altre città europee, dopo quella legge del 1871 a Roma non viene più riconosciuto nessuno status giuridico specifico per il suo ruolo di capitale. Il Campidoglio continua ad avere poteri e competenze (governance) uguali a un qualsiasi altro comune con più di duemila abitanti.

 

Neppure la Costituzione del 1948 prevede nulla per Roma. Nei decenni seguenti si succedono leggi speciali di contenuto finanziario, che permettono di gestire emergenze contingenti, ma non colmano la lacuna di una disciplina specifica necessaria a governare in modo efficiente una città tanto vasta e complessa. 

 

Nel 1990 la legge 142 cerca di dare risposte alla complessità dei grandi comuni, prevedendo l’istituzione delle città metropolitane. Ma in questa riforma Roma è ancora equiparata agli altri capoluoghi di regione, pur avendo una superficie pari alla somma delle prime nove città italiane (129mila ettari), ed essendo in Europa seconda solo alla Greater London. Roma ha anche la peculiarità di essere, in quanto capitale, sede degli organi costituzionali e amministrativi, di oltre 100 ambasciate e 29 organismi internazionali. All’interno del suo territorio ospita uno Stato estero, il Vaticano. 

 

Per una previsione normativa specifica per Roma capitale bisogna attendere il testo adottato dalla Commissione parlamentare per le riforme costituzionale del 1997, ripreso poi dalla legge n.3 del 2001 di modifica del Titolo V della Costituzione, che riscrive l’articolo 114. Al comma 3 si legge: «Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento». La modifica costituzionale del 2001 ha così riconosciuto ufficialmente la necessità di una legge ad hoc per Roma, insieme ente locale chiamato ad amministrare i bisogni della comunità e organismo di carattere nazionale per le sue funzioni di Capitale della Repubblica.

 

Il passo successivo che porta una vera e propria svolta è il disegno di legge sul federalismo fiscale (legge 5 maggio 2009, n. 42), che all’articolo 24 configura un nuovo ente territoriale, Roma capitale, con speciale autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria. Finalmente, dopo un dibattito durato circa venti anni, il riconoscimento legislativo e una governance adeguata allo status di città capitale, della sua fama, della storia e della grandezza a livello nazionale e internazionale. 

 

Nel 2010, il 17 settembre, il Consiglio dei Ministri approva il primo decreto per Roma Capitale (n. 165). Il secondo decreto è storia di oggi, con poteri e funzioni trasferiti dallo Stato e dalla Regione a Roma Capitale. È il 21 novembre 2011. 

 

Maria Grazia Pecchioli


 


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