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Home  /  1.1 Il contesto esterno
Categoria1__Notizie
Data__31/10/2012
Data__2012

1.1.1 Lo scenario normativo e finanziario

 

1.1.1 Lo scenario normativo e finanziario


La normativa in materia di programmazione e valutazione promossa negli ultimi anni, in particolare con l'adozione del d.lgs. 150/2009, certamente non ha avuto un contesto di esordio dei più semplici. Se da un lato occorreva recuperare i difetti che hanno caratterizzato per anni i processi di programmazione delle pubbliche amministrazioni, a partire dalla qualità degli obiettivi, è vero anche che sarebbe stato necessario avere un contesto economico favorevole e meno condizionato dall'emergenza.


Le amministrazioni pubbliche si trovavano in questo momento in un contesto caratterizzato da particolari processi come: il federalismo fiscale, con il conseguente ridisegno di funzioni e responsabilità in materia finanziaria; l'accelerazione della digitalizzazione, dettata dai numerosi interventi in materia di agenda digitale e di aggiornamento del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD); l'introduzione di meccanismi obbligatori di valutazione, sanzione e premi per migliorare la gestione delle risorse umane.


Tali processi incontrano oggi, invece, la più grave crisi finanziaria per il nostro Paese, causata in prevalenza dalla cosiddetta "crisi del debito sovrano" e dall'esigenza, per lo Stato nazionale, di adottare delle misure di miglioramento dei saldi di rilevanza storica, che rischiano di porre in secondo piano i processi sopra richiamati.


Occorre sottolineare che, prima con il DL 78/2010, poi nel 2011 con le due manovre estive, DL 98/2011 e DL 138/2011, e la legge 183/2011 e quindi con il DL 95/2012, il quadro finanziario di riferimento per gli enti locali subisce un drastico mutamento: si verifica una sensibile riduzione dei trasferimenti e si obbliga ad uno sforzo di riduzione e anche di ridisegno della spesa pubblica. Dai dati Ifel (Istituto per la Finanza e le Economie locali) al 31 dicembre 2011 emerge, senza computare gli effetti delle manovre 2012, come per il comparto dei comuni nel 2014 rispetto al 2010 la riduzione delle risorse disponibili sia pari a circa 6,8 miliardi, ovvero una riduzione delle risorse complessivamente trasferite nel 2010 di circa il 46%. A questo occorre aggiungere l'impatto del comma 6 dell'art. 16 del DL 95/2012, che dovrà tenere conto delle analisi della spesa e dei consumi intermedi del commissario, di cui al DL 52/2012 sulla "spending review". Infine, come emerge dal disegno di legge di stabilità per il 2013, ancora una volta si rimodulano il fondo sperimentale di riequilibrio e il fondo perequativo, nonché i criteri di virtuosità degli enti ai sensi dell'art. 20 del DL 98/2011. E' necessario ricordare, infine, gli ulteriori tagli da parte della Regione in materia di trasporto pubblico locale e politiche sociali.


Il quadro che si delinea, ovviamente non esaustivo, è certamente di eccezionale rigore e comunque di difficoltà e incertezza per gli enti che cercano di migliorare i propri documenti di programmazione.


L'indirizzo che si ricava dalle norme richiamate, alle quali occorre aggiungere quelle sull'autonomia fiscale, è che gli enti dovranno operare nei prossimi anni uno sforzo rivolto a ridurre definitivamente il grado di dipendenza dai fondi statali, gestendo meglio i propri bilanci, ma soprattutto aumentando e migliorando la propria capacità di accertamento e riscossione e in generale l'autonomia impositiva e tributaria. Questo ha un impatto organizzativo di cui occorre tenere conto e richiede un orientamento dell'organizzazione comunale verso un modello di ente locale diverso da quello storicamente conosciuto, che sia in grado di aumentare la propria autonomia e quindi rafforzare il governo di tutte le proprie entrate, iniziando dall'IMU.


Questo sforzo va effettuato in maniera strutturale e non contingente, prevedendo appositi obiettivi di orientamento della struttura e del suo bilancio, anche in coerenza con i processi di definizione dei costi e dei fabbisogni standard.


Al contempo il processo di programmazione diventa più complesso in quanto le disposizioni in materia di spesa per il personale, come l'art. 76, comma 7, del DL 112/2008, più volte novellato, e le disposizioni in materia di partecipate impongono di rivedere il perimetro di riferimento, sia della spesa sia della programmazione, nell'utilizzo dei "fattori di produzione" (risorse umane e finanziarie) e nell'assegnazione degli obiettivi. L'attenzione sempre più stringente al bilancio consolidato, sia per la spesa per il personale sia per il monitoraggio delle società, costringerà gli enti locali ad effettuare una programmazione "consolidata", che tenga conto delle risorse impiegate attraverso gli enti strumentali e le società partecipate e degli obiettivi ad essi assegnati. Si tratta, infatti, di ridurre le duplicazioni esistenti e al contempo di aumentare l'efficienza complessiva di Roma Capitale in tutte le proprie articolazioni. Le norme previste in materia di società partecipate, sia in materia di tetti di spesa sia in materia di liberalizzazioni e dismissioni, richiedono un rafforzamento della governance che si realizza soprattutto a partire dai documenti di programmazione.


Serve per questo puntare ad una migliore governance del bilancio che vada oltre l'effetto emergenziale, causato dal taglio drastico ai trasferimenti, per riorientare l'Ente su un modello organizzativo più efficiente e con una maggiore autonomia finanziaria. E' necessario, inoltre, pensare ad una programmazione straordinaria che, valorizzando quanto già fatto, aiuti a traghettare l'Ente Roma Capitale dall'era del "deficit spending" all'epoca della crisi del debito pubblico e del necessario ridisegno della spesa pubblica.


Certamente occorre monitorare i singoli tetti di spesa imposti dalla diverse manovre che si sono succedute dal 2010 in materia di personale e su alcune voci qualificate dei consumi intermedi, acquisto beni e servizi o gestione degli immobili, così come ridurre alcuni capitoli di spesa. Ma al contempo occorrerà provvedere ad una redistribuzione dei fattori di produzione e ad una individuazione delle aree di inefficienza, avviando i necessari processi di riorganizzazione. Il processo di programmazione, quindi, da un lato deve continuare a rafforzare quegli strumenti di governo dell'Ente, contenuti ad esempio nei Progetti di Ente, come il ciclo della programmazione e la contabilità analitica, nonché a recuperare quei ritardi non più sostenibili nell'attuale contesto come ad esempio attraverso una migliore gestione dei residui. Dall'altro lato, il contesto richiede un recupero in termini di efficienza nella gestione dei processi, ma anche un ridisegno degli stessi. Così, ad esempio, il potenziamento della Centrale unica degli acquisti dovrebbe riguardare gli acquisti di Roma capitale, ma lo strumento dovrebbe essere altresì esteso agli enti e alle società del Gruppo.


La forte connessione, da sempre auspicata tra programmazione strategica e programmazione finanziaria, che negli enti locali si concretizza in maniera più coerente con il Piano Esecutivo di Gestione, non può nell'attuale fase storica non tenere conto dello scenario economico finanziario che caratterizzerà l'operato delle pubbliche amministrazioni nei prossimi anni. Le manovre degli ultimi anni non hanno carattere transitorio, ma contengono misure a regime che modificano in maniera strutturale il contesto. A queste misure, quindi, occorre rispondere con altrettante modifiche strutturali. La compensazione dei tagli operati dal Governo nazionale e da parte della Regione Lazio non può avvenire con misure tampone, ma con processi di revisione della spesa e con processi di riorganizzazione che devono comunque ormai interessare l'intero Gruppo Roma Capitale.

 

 

Data ultimo aggiornamento 31/10/2012

 


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