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Dragona e San Giorgio

Per completare l'opera di difesa del territorio iniziata con la costruzione di Gregoriopoli, il pontefice Gregorio IV (827-844 d.C.) decise di ripopolare la campagna ostiense a ridosso delle alture di Dragoncello, realizzando una delle numerose tenute agricole che fece costruire nella campagna romana. Con generosità non priva di calcolo, assegnò terre e casali a famiglie contadine con molti figli maschi in grado di usare una spada, affermando che soltanto chi possiede ed ama la sua terra è disposto a difenderla con le armi. Sul luogo il pontefice volle anche una splendida villa di campagna, che le cronache dell'epoca ci descrivono come ricca di portici e solari, la quale rappresenta il primo esempio di villa papale della storia. Al territorio, già abitato in epoca preistorica e romana, Gregorio IV impose il nome di "Colonia Draconis", probabilmente per la notevole presenza nell'area di grandi rettili, tra i quali spiccava appunto la Dracona. All'epoca nella zona sopravviveva ancora il culto paganeggiante della dea romana Giunone Regina, simboleggiata proprio da tale Dracona o serpente regina. Il pontefice, che aspirava a debellarlo definitivamente, introdusse allora tra la popolazione locale la leggenda di San Giorgio, cavaliere e martire cristiano che sconfisse il drago al quale era stata offerta in sacrificio la figlia del re di Libia. La figura del santo si sostituì rapidamente nella popolazione alla venerazione della divinità pagana. Ne nacque un culto molto forte, del quale rimangono a testimonianza sul territorio lo stesso quartiere San Giorgio, il casale edificato nella zona e la chiesa di Acilia che è intitolata proprio a quel santo.

Per tornare alla Colonia Draconis, l'evoluzione del suo nome fu lenta e secolare. Divenne Dragone nei secoli successivi (nome leggibile ancor oggi su molte cartine topografiche), per poi essere volgarizzato in Dragona (il nome attuale) solo negli ultimi decenni del 1900.