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Bonifica delle zone paludose

Una buona parte delle aree agricole e di quelle urbanizzate del nostro territorio si trova al di sotto del livello del mare e fino ad un centinaio di anni fa era occupata da stagni ed acquitrini. Sui due lati del fiume Tevere erano situati due vasti laghi costieri. Da una parte vi era lo "stagno di Ostia", che si estendeva dal quartiere Saline fino ad occupare buona parte dell'Infernetto ed aveva il Canale dei Pescatori come emissario, dall'altra invece lo "stagno di Maccarese", dov'è attualmente collocata la tenuta agricola. In tali zone paludose da secoli imperversava la malaria, particolarmente virulenta, che limitava la popolazione locale a sporadici allevatori di vacche e bufale e carbonai.

 

Verso la fine del 1800 venne varata dal Governo Italiano una legge di bonifica del territorio, per debellare la malattia dalle zone litoranee della capitale. Un tentativo era già stato effettuato qualche anno prima dallo Stato Pontificio, ma senza alcun esito positivo. A risolvere il problema il 25 novembre del 1884 giunsero dalla Romagna alcune centinaia di braccianti ravennati, specializzati nel settore idraulico. Il loro lavoro fu immane; sperduti nella desolazione dell'agro molti morirono di stenti o contagiati dal morbo. Ma sebbene armati di sole pale riuscirono miracolosamente a prosciugare le paludi, realizzando canali per 94 Km e numerosi impianti di sollevamento delle acque detti "idrovore", per la prima volta attivate il 16 dicembre 1889. Come veri pionieri i romagnoli riuscirono a popolare un territorio quasi disabitato, portando usi, costumi e tradizioni della loro terra. Ed il primo luglio del 1893 ci fu il primo raccolto frutto dei terreni bonificati.