Passeggiate romane, arte e storia a San Lorenzo

Tematica: Alla scoperta di Roma - Cultura - Turismo

28 novembre 2025

 

 

Nato alla fine dell’Ottocento, a pochi passi dalle Mura Aureliane e da Porta Tiburtina, il quartiere di San Lorenzo è un luogo che trasuda storia e memoria. Ogni strada, ogni muro racconta un frammento di Roma: la vita del popolo, le lotte sociali, la creatività degli artisti, la forza di chi ha resistito nei momenti più duri.

 

 

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Porta Tiburtina (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Tutto inizia nel 1879 quando il Comune di Roma decide di aprire un nuovo tratto della via Tiburtina, più moderna e rettilinea rispetto all’antica strada, con l’obiettivo di migliorare i collegamenti verso il cimitero del Verano e verso l’esterno della città.

 

Contemporaneamente, l’apertura della ferrovia a vapore Roma–Tivoli favorisce ulteriormente l’accesso al quartiere e agli spostamenti dei lavoratori verso le aree industriali e i cantieri vicini.

È attorno alla nuova via Tiburtina e alla linea ferroviaria che nascono i primi edifici, spesso costruiti in fretta e con pochi mezzi, destinati soprattutto ai manovali e ai lavoratori precari dei cantieri.

 

 

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Palazzo bombardato a San Lorenzo, all'interno la struttura a ballatoio (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Le case erano semplici e spartane: da un lato gli edifici compatti e chiusi, le cosiddette case centrali; dall’altro le case a ringhiera, con i ballatoi esterni dove la vita si svolgeva quasi tutta all’aperto. Un’atmosfera popolare in cui però si nascondeva la durezza quotidiana: niente fogne, acqua presa alle fontane pubbliche, cucine con scarichi all’esterno e condizioni igieniche precarie che favorivano epidemie di colera e tifo.

 

 

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Casa a corte, sul giardino interno si affacciano le varie scale del condominio (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Così, fin dai suoi primi anni, San Lorenzo venne visto come un quartiere popolare e difficile, quasi un piccolo ghetto urbano. La scrittrice Sibilla Aleramo, nel suo romanzo autobiografico Una donna (1906), racconta un’esperienza vissuta circa vent’anni prima, quando aveva visitato San Lorenzo per portare aiuto alle donne del quartiere:

“Si saliva per strade fangose e ai lati si aprivano portoni neri; da quei portoni uscivano donne con bambini scalzi, con le camicie logore, il viso segnato dalla fatica e dalla fame…”

Ma è proprio da questo tessuto umano che nasce l’identità più vera di questo luogo.

 

 

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Parco dei Caduti del 19 luglio 1943 (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

All'altezza di Piazzale Tiburtino, accanto alla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura e al Cimitero del Verano, troviamo il Parco dei Caduti del 19 Luglio 1943, luogo della memoria del bombardamento avvenuto durante la Seconda guerra mondiale per mano degli Alleati.

 

Al centro del parco si trova l’opera di Luca Zevi (2003), una lunga fascia di vetro di circa 70 metri, che si illumina di notte e su cui sono incisi i nomi delle vittime accertate del bombardamento, 1.492 persone.

In realtà ancora non si conosce con precisione il numero totale dei morti: le fonti sono incomplete e molte vittime non furono mai identificate.

 

 

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Murale contro le guerre di Guerrilla Spam (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Il bilancio del bombardamento su San Lorenzo fu devastante: oltre alle migliaia di vittime civili ci furono 58 edifici completamente distrutti e oltre 100 gravemente danneggiati. “Un ciclone nero e polveroso che impediva la vista”, così la scrittrice Elsa Morante descrive il bombardamento del 19 luglio 43 nel suo romanzo La Storia, ambientato proprio a San Lorenzo tra il 1941 e il 1947.

 

 

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Riproduzione della scritta sul muro di un palazzo a San Lorenzo (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Ida, la protagonista del romanzo della Morante vive in via dei Volsci, divenuta poi negli anni ‘70 strada simbolo della militanza politica e sociale del quartiere. 

È in questa strada, teatro di tante lotte antifasciste già nel primo dopoguerra, che negli anni ’70 nascono collettivi studenteschi, spazi occupati e radio indipendenti. 

 

 

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Pannello nel palazzo che ospitò la prima scuola di Maria Montessori (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Poco lontano in via dei Marsi 58, il giorno dell’epifania del 1907, si inaugurava la Casa dei Bambini. La prima scuola creata dal medico Maria Montessori apriva i battenti nel povero quartiere di San Lorenzo.

 

L’occasione le fu offerta dall’ingegnere Edoardo Talamo, presidente dell’Istituto Romano dei Beni Stabili. L’imprenditore che voleva riqualificare il quartiere e i suoi fatiscenti edifici si impegnò ad abbonare un mese di pigione agli inquilini modello.

 

La scuola accolse una trentina di bambini residenti nel casamento e divenne ben presto un laboratorio didattico, con mobili e suppellettili su misura, in cui i più piccoli potevano imparare sperimentando.

Maria Montessori pubblicò nel 1909 i risultati del suo progetto ne “Il metodo della patologia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini” che riscosse un grande successo e vide nascere scuole montessoriane in tutto il mondo.

 

 

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Piazza dell'Immacolata, cuore del quartiere (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Quello stesso anno Ernesto Nathan diventò sindaco e iniziò il lavoro di modernizzazione della città che segnò una svolta anche per San Lorenzo.

Arrivò il mercato, un presidio sanitario e case popolari.

 

Il quartiere non era più quel luogo dove “le persone per bene passano solo da morte” (per raggiungere il cimitero del Verano).

Tra il 1910 e il 1920 vi si stabilì una piccola borghesia di impiegati del Policlinico, del Comune, ferrovieri.

 

 

 

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Murale "Contro Il Femminicidio". Su ogni figura il nome di una vittima (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Un cambiamento che non intaccò l’identità politica del quartiere.

In piazza dell’Immacolata alcune targhe ricordano Padre Raganella che salvò tanti ebrei e non dai rastrellamenti e il medico partigiano Manlio Gelsomini che fu poi fucilato alle Fosse Ardeatine. Tante altre sono disseminate per il quartiere.

 

Sui muri di San Lorenzo le idee sono tenuta vive anche dai tanti murales come quello dedicato alla partigiana Tina Costa sul muro della scuola Aurelio Saffi e, poco lontano, quello Contro la violenza sulle donne in via dei Sardi.

 

 

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Piazza dei Sanniti e la Fondazione Cerere (Foto Ufficio Stampa Campidoglio)

 

Agli inizi del Novecento San Lorenzo era anche un quartiere industriale con alcune fabbriche come quella della birra, di cui resta in piedi solo una ciminiera e il pastificio Cerere, la fabbrica più antica del quartiere che dopo aver fornito pasta alla città dal 1905 al 1960 è divenuta un importante luogo d’arte.

La gita a San Lorenzo termina in piazza dei Sanniti tra antiche osterie, ex cinema e case a ballatoio che furono la location del famoso film di Mario Monicelli I soliti Ignoti.

 

 

Giorgia Lamaro e Simona Trombini

 

 

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