Ninfeo degli Annibaldi: un ambiente nascosto a pochi passi dal Colosseo

Tematica: Alla scoperta di Roma - Cultura - Roma

3 aprile 2026

 

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A pochi passi dal Colosseo, nascosto sotto il livello della strada, il Ninfeo di via degli Annibaldi custodisce un ambiente suggestivo con conchiglie, pregiate tessere blu e frammenti di vetro colorato di oltre duemila anni. È sopravvissuto miracolosamente alle trasformazioni urbanistiche della città, dall’età augustea e quella di Nerone, fino alla costruzione di via degli Annibaldi alla fine dell’Ottocento.  

Ad indicarne la presenza all’esterno vi è una targa affissa al muro di contenimento della strada, proprio sopra la stretta porticina di ingresso, ad altezza bambino. Entrando, si apre un ambiente sorprendentemente decorato con una fantasia di cozze, ostriche, murici, telline, che si allunga fino a circa sette metri di profondità.

 

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L'esperienza sensoriale del Ninfeo

 

Oggi possiamo immaginare solo in parte l’esperienza sensoriale e rilassante che un tempo doveva suggerire questo misterioso ninfeo. Uno spazio dedicato al relax e alla lettura, che faceva parte di una domus patrizia, della quale non rimane nessun’altra traccia.

L’ambiente, che oggi si trova a circa sette metri sotto il livello stradale, conserva parte di una parete curva, quattro delle nove nicchie originarie, una porzione della vasca, un tempo piena d’acqua e profonda circa 1,45 metri. All’interno delle nicchie dovevano esserci delle piccole statue, delle quali sono stati rinvenuti pochi frammenti.

 

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L’acqua e la magia dei riflessi

 

Sotto l'abitazione, il ninfeo doveva essere un luogo fresco, che richiamava l’ambientazione naturale di una grotta, con penombra, superfici materiche, fruscio dell'acqua su cui si riflettevano i vetri colorati e la madreperla.

A circa metà della parete curva, che aveva un diametro di 7 metri, passava un tubo che portava l’acqua al Ninfeo. Da qui, probabilmente partivano tanti zampilli da diversi cannelli di bronzo ritrovati nella terra durante lo scavo.

La vasca che un tempo era completamente rivestita di lastre di marmo andate perdute oggi è il piano di calpestio dal quale i visitatori possono ammirare la bellezza dei decori.

 

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Lesene disegnate con telline. Nicchie con valve di ostriche e incorniciate con tessere blu e murici.

 

Mosaico di telline, ostriche, Cuore di mare

 

La decorazione è senza dubbio l’elemento più spettacolare di questo angolo segreto. La parete del Nifeo era rivestita di materiali cangianti e naturali: pietre pomici, conchiglie, tessere del pregiato blu egizio, scaglie di marmo, ciottoli di fiume e vetro. Ogni elemento era fissato sull’intonaco fresco in tre colorazioni, dal giallo al bruno.

Le nicchie brillavano grazie alle valve di ostriche, con l’interno madreperlaceo che si rifletteva nell’acqua. A incorniciarle, file di tessere azzurre e murici apprezzati per la loro forma già nell’antichità.

Le lesene, delle colonnine decorative rappresentate sulla parete, sono disegnate attraverso le telline, mentre i Cuore di mare, valve di cozza e frammenti di pietra pomice danno forma ai capitelli, che sporgono in rilievo.

 

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Cuori di mare, valve di cozza e frammenti di pietra pomice danno forma ai capitelli in rilievo.

 

Una fascia orizzontale divide a metà la parete: nella parte bassa troviamo le nicchie, mentre nella parte alta l’immaginazione di un bambino sembra aver disegnato con le conchiglie i motivi geometrici con cerchi concentrici. Si intravede il fondo bruno e più chiaro sul quale sono state fissate file di telline, Cuori di mare e tessere blu.

E tra le pomici, sassi e altri materiali c’era anche un repertorio di piccoli oggetti ripetuti, tra cui cornucopie, corazze, schinieri (coprigambe), scudi esagonali e tondi. Oggi sono scomparsi, ma ne restano le impronte sull’intonaco.

Il Ninfeo di via  degli Annibaldi rappresenta un esempio raffinato di mosaico rustico, una tecnica decorativa diffusa già dal II secolo a.C.

 

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Impronta di corazza, un tempo rivestiva di vetro colorato. 

 

Decadenza e riscoperta del Ninfeo 

 

Il Ninfeo viene datato tra il 30 a.C e l’età augustea, anche in considerazione della sua costruzione in opus reticolatum, una particolare tecnica edilizia che disponeva i tufelli a rete.

Fu rinvenuto già distrutto: nell’ambiente si vede chiaramente il taglio con le fondazioni successive, realizzate da Nerone per allargare il colle Oppio. Dopo l’incendio del 64 d.C., il pregiato ninfeo venne riempito di terra.

 

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Fondazioni di epoca neroniana che "tagliano" il Ninfeo.

 

Questo tesoro archeologico è tornato alla luce soltanto nel 1894 durante gli sterri per la realizzazione del proseguimento di via dei Serpenti verso il Colosseo, denominata poi via degli Annibaldi.  

Sebbene conservato solo in parte il Ninfeo di via degli Annibaldi resta uno dei luoghi della Roma sotterranea meno conosciuti, capace ancora di raccontare il gusto per l'otium, il lusso e la ricchezza degli antichi romani.

L’accesso per le visite è esclusivamente su prenotazione.

 

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di Alessia Perfetti. © Foto Claudio Valletti, Ufficio Stampa e Media Roma Capitale

©Riproduzione riservata

 

 

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