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Rischi

Rischio idraulico e meteo-idrogeologico

Nell’ambito del rischio idraulico e meteo-idrogeologico rientrano gli effetti sul territorio indotti dalle “condizioni meteorologiche avverse” e dall’azione delle acque superficiali, in forma liquida o solida, a contatto con il terreno.

 

All’interno di questa tipologia di rischio, molto complesso, si inseriscono diversi fenomeni tra cui alluvioni, esondazioni, mareggiate, erosioni costiere, ondate di calore.

 

Pur essendo connessa all’interazione tra due elementi naturali, l’acqua e il terreno, questa tipologia di rischio è fortemente condizionata dall’azione dell’uomo. Fenomeni antropici come l’urbanizzazione, l’abusivismo, l’abbandono dei terreni montani e agricoli, il disboscamento e la mancata manutenzione del territorio hanno l’effetto di aggravare il dissesto idrogeologico del territorio italiano, dovuto alla propria conformazione geologica e geomorfologica, con la conseguenza di aumentare l’esposizione a questa tipologia di rischio.

 

Rischio idraulico

Il rischio idraulico corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli idrometrici critici lungo i corsi d’acqua principali conseguenti a precipitazioni intense e/o alluvionali. Tale rischio manifesta i suoi effetti nelle esondazioni, erosioni spondali e danneggiamento degli attraversamenti (ponti, condotte, infrastrutture in genere).

 

A Roma il rischio idraulico è connesso alla presenza dei due fiumi principali: il Tevere e l’Aniene.

 

Lungo l’asta principale del Tevere, a Corbara (Umbria), a monte di Orte, nel 1963, è stata realizzata un’importante opera idraulica di contenimento con la funzione di laminare, ovvero contenere, le portate del fiume.

 

Prima di giungere a Roma il Tevere, nei pressi di Orvieto, riceve un contributo sostanziale dal suo affluente Paglia-Chiani che, per caratteristiche geomorfologiche, concorre in modo impulsivo a determinare delle piene significative, anche per l’assenza di opere di regimentazione importanti. Nel tratto compreso tra Orte e la traversa di Castel Giubileo, il fiume attraversa un territorio conformato con golene naturali di espansione, ovvero aree di pertinenza del fiume che consentono l’espansione in caso di piena fino ai suoi argini. In questo tratto il Tevere è anche regimentato da alcune opere idrauliche minori, come ad esempio sbarramenti, dighe, traverse e bypass.

 

Nel tratto urbano il fiume Tevere è invece contenuto dai cosiddetti muraglioni, l’importante opera costruita a seguito della grande inondazione subita dalla città il 28 dicembre 1870, in occasione della quale il livello idrometrico a Ripetta raggiunse 17,22mt.

 

Il secondo fiume della città, l’Aniene, attraversa Roma da est a ovest, coinvolgendo sostanzialmente il IV e III municipio, ricongiungendosi al Tevere nei pressi di Ponte Salario (II municipio). Il fiume nel suo percorso cittadino attraversa diverse aree verdi, quali il Parco dell’Aniene, con aree di esondazione naturali che non presentano un rischio idraulico elevato data la bassa presenza di insediamenti abitativi e attività produttive. Situazione differente quella dell’area della zona industriale della Tiburtina e di tutta l’area di via di Pietralata che presenta un maggior rischio idraulico, vista la presenza di insediamenti. Talvolta l’Aniene è soggetto anche a rigonfiamenti e piene rapide a causa dei suoi affluenti a regime torrentizio provenienti dalle pendici dei Colli Albani e dei Monti Prenestini.

 

Oltre ai due fiumi principali, il territorio di Roma presenta una capillare rete fluviale secondaria, afferente al Tevere e all’Aniene, composta da fossi, marane, colatori. In questa diffusa rete secondaria il rischio idraulico-idrogeologico si manifesta pertanto di livello elevato e molto elevato, anche per eventi con un tempo di ritorno di 1-2 anni (canale Palocco, Municipio X), generando frequenti esondazioni che coinvolgono sia infrastrutture stradali che aree urbanizzate. Le zone maggiormente a rischio rientrano nei Municipi IV, VI, VII, X, XI e XV, ma, in occasioni eccezionali, sono soggette ad esondazioni anche i restanti Municipi.

 

Erosione costiera

L'ambiente costiero è un sistema altamente dinamico in cui i fenomeni di erosione, e quindi di arretramento della linea di costa, o di avanzamento della stessa, sono determinati da numerosi fattori meteoclimatici, geologici, biologici e antropici.

 

Lungo la linea di costa può verificarsi uno squilibrio tra il processo di deposizione e quello di erosione, con netta prevalenza di quest'ultimo, che porta all'assottigliamento progressivo del litorale e a un generale arretramento della linea di costa, generando il fenomeno dell’erosione costiera.

 

Tale processo è causato sia da fenomeni naturali, quali le mareggiate, correlate alla direzione prevalente dei venti, all'innalzamento del mare e alla subsidenza, sia da azioni antropiche.

 

Nella nostra regione l’erosione dei litorali interessa circa il 54% della costa mettendo a repentaglio il sistema ambientale su cui poggia una parte importante dell’economia regionale.


Rischio crisi idriche

Il fenomeno delle crisi idriche è un fenomeno che recentemente sta interessando il nostro Paese. In Italia negli ultimi decenni si è venuta a delineare una situazione meteo-climatica caratterizzata da una generalizzata diminuzione delle precipitazioni. Negli ultimi anni, in particolare, sono stati registrati prolungati periodi di scarse precipitazioni che hanno generato situazioni di emergenza idrica in gran parte del territorio nazionale (anni 2002, 2003, 2012 e 2017).

 

La carenza di approvvigionamento idrico è dovuta essenzialmente ad una riduzione delle portate delle fonti di approvvigionamento (falde acquifere), a causa di scarse precipitazioni invernali-primaverili, cui si aggiungono i problemi legati al notevole livello di dispersione della rete idrica.

 

In questo contesto, in un’ottica di prevenzione, può essere utile imparare a gestire in modo più corretto l’utilizzo di una risorsa preziosa come l’acqua, ottimizzandone i consumi con piccoli accorgimenti e comportamenti quotidiani tra cui: non lasciar scorrere inutilmente l’acqua del rubinetto, utilizzare i dispositivi frangigetto, preferire la doccia al bagno.

 

Trombe d'aria

In meteorologia una tromba d'aria è un violento vortice d'aria che si origina alla base di una nube temporalesca di grandi dimensioni a sviluppo verticale, detta cumulonembo, che giunge a toccare il terreno. È un fenomeno meteorologico altamente distruttivo e, seppur si verifichi con una frequenza non elevata, nell’area mediterranea rappresenta il fenomeno più violento. Le trombe d’aria sono quasi sempre associate a temporali estremamente violenti e possono percorrere centinaia di chilometri e generare venti dai 150 a 300 km/h.

 

L'Italia non è uno dei paesi con la più alta incidenza di trombe d'aria a livello mondiale, ma è sempre stato uno tra i Paesi europei più interessati dal fenomeno e la nostra regione figura tra quelle a rischio.

 

L’intensità dei tornado e delle trombe d’aria, viene misurata attraverso la Scala Fujita, scala di misurazione empirica valutata sulla base dei danni subiti dalle strutture costruite dall'uomo. I valori della scala Fujita variano dal grado 0 (debole) al grado 5 (catastrofico). In Italia l'intensità media dei fenomeni è medio-bassa (F0-F3), anche se non mancano nella storia della meteorologia italiana trombe d'aria di notevole potenza e distruttività e si prevede che la loro frequenza sia destinata a salire nei prossimi anni.

 

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