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Inquinamento dei terreni e delle falde acquifere

Fasi progettuali di una bonifica

Prevenzione e Messa in Sicurezza d’emergenza/urgenza

Sono le prime attività da svolgere quando si è in presenza di un evento potenzialmente in grado di contaminare un sito o di contaminazione storica che può ancora generare un peggioramento della qualità ambientale. Sono definite:

- all’art. 240 del D. Lgs 152/2006: le misure di prevenzione alla lettera i) e le misure di mezza in sicurezza di emergenza alla lettera m);
- negli allegati 3 e 4 al Titolo V per le misure di messa in sicurezza d’urgenza;
- nel D.M. n. 31/2015 per quanto riguarda i punti vendita carburante
Sia le misure di prevenzione che quelle di messa in sicurezza d’emergenza/urgenza sono attività importantissime; l’esperienza dimostra che più prontamente si interviene in questa fase, minore sarà il grado di compromissione delle matrici ambientali e minori i costi degli interventi successivi. 

Indagini Preliminari

Le indagini preliminari sono le prime attività di campionamento ed analisi ad essere effettuate dopo il riscontro del caso potenzialmente in grado di creare contaminazione. Servono ad accertare se dopo le azioni di prevenzione e messa in sicurezza d’emergenza/urgenza rimangono sul sito concentrazioni di contaminante superiori alle soglie di contaminazione (CSC) e quindi permane la condizione di potenziale contaminazione del sito; da tale fatto dipende, eventualmente, la necessità di procedere alla successiva fase di caratterizzazione. Le indagini preliminari concorrono inoltre ad elaborare il Modello Concettuale Preliminare del sito, che sulla base dei dati disponibili preliminarmente fornisce una prima ricostruzione dell’origine e dei meccanismi di diffusione della contaminazione. Una buona campagna di indagine preliminare viene di norma condotta prelevando campioni rappresentativi delle matrici ambientali che risultano potenzialmente impattate, ed analizzando la presenza di sostanze correlabili al caso specifico (da scegliere tra quelle presenti nelle Tabelle 1 e 2 dell’Allegato 5 al Titolo V della Parte 4 del D.Lgs. 152/06). L’area indagata con le indagini preliminari e le posizioni scelte per il prelievo dei campioni devono essere rappresentative in relazione all’accaduto. L’esecuzione di una buona campagna di indagini preliminari, unitamente alla considerazione dei dati storici disponibili per il sito (ad esempio la ricostruzione storica delle attività produttive che si sono succedute su un sito) consente la definizione di un buon Modello Concettuale Preliminare del sito, elemento che costituisce la base del futuro piano della caratterizzazione. 

Caratterizzazione

La caratterizzazione di un sito è la fase in cui, mediante indagini di campo ed analisi di laboratorio, si determina la tipologia, l’entità e l’estensione (sia in pianta che in profondità) della contaminazione presente per pervenire alla definizione del Modello Concettuale Definitivo del sito. La caratterizzazione si realizza mediante il prelievo di una serie di campioni, da far analizzare in laboratorio, di terreno ed acque di falda (se anche relativamente alla falda c’è evidenzia o rischio di contaminazione). La caratterizzazione è un’operazione di maggior rilievo rispetto alla precedente fase di indagini preliminari, perché in questa fase è richiesto di pervenire alla delimitazione della contaminazione nelle varie matrici impattate. Di norma l’attività di caratterizzazione consiste nella realizzazione di sondaggi e pozzi di monitoraggio delle acque di falda da cui prelevare campioni, nonché nella installazione di sonde per il prelievo di gas interstiziali.

Nel caso dei siti di ridotte dimensioni di cui all’art. 249, per i punti vendita carburante di cui al D.M. 31/2015 ed in caso di adozione delle procedure semplificate di cui all’art. 242 bis, la caratterizzazione è eseguita senza preventiva approvazione.

Nel caso di grandi siti (procedure ordinarie dell’art. 242), le attività di caratterizzazione devono invece essere approvate dalla Pubblica Amministrazione (Roma Capitale) prima di essere eseguite.

Le attività di caratterizzazione devono essere condotte sotto il controllo degli Enti competenti per garantire la validazione da parte pubblica dei dati prodotti dal soggetto esecutore. A tal fine Arpa Lazio effettua controlli in campo ed analisi di laboratorio a supporto del controllo amministrativo in capo alla Città Metropolitana di Roma Capitale.

Riferimento normativo: Allegato 2 al Titolo V della Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006 . “Criteri generali per la caratterizzazione dei siti contaminati” e per i punti vendita carburante D.M. 31/2015 (Normativa di settore).

Analisi di Rischio

Le attività di caratterizzazione condotte a norma di legge conducono a risultati in base ai quali viene effettuato, nella successiva fase, il calcolo del rischio sanitario ed ambientale sito-specifico. L’analisi di rischio è un complesso sistema di calcoli per determinare le Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR). Le CSR sono sempre sito specifiche, cioè dipendono dal sito (fonti, percorsi, bersagli) e valgono solo nelle condizioni modellate. Se le concentrazioni presenti sul sito sono maggiori delle CSR calcolate, vuol dire che le soglie di rischio sono superate, ovvero l’esposizione prolungata all’azione delle sostanze presenti nelle matrici ambientali contaminate produce rischio sanitario. Il sito è quindi definibile contaminato a tutti gli effetti ed occorre procedere alla fase successiva di bonifica o messa in sicurezza operativa o permanente.
L’elaborato di analisi di rischio, che deve approvato da Roma Capitale per delega regionale, non è necessario nei casi di procedura semplificata in cui venga scelto di effettuare la bonifica ai valori tabellari di CSC.

Riferimento normativo: Allegato 1 al Titolo V della Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006 . “Criteri generali per l’Analisi di Rischio sanitario ambientale sito-specifica” e per i punti vendita carburante D.M. 31/2015.

Bonifica, Messa in Sicurezza Operativa o Permanente

Se il sito è contaminato deve essere approvato uno dei tre progetti di seguito descritti.

Bonifica. E’ l’insieme degli interventi che servono per ridurre le concentrazioni presenti in sito, su suolo, sottosuolo ed acque di falda, al di sotto delle soglie di rischio sanitario e ambientale (CSR) o al di sotto delle CSC previste per la specifica destinazione d’uso, qualora sia possibile eliminare del tutto le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti.

A volte non è possibile raggiungere questo obiettivo da subito (1° caso), altre volte non sarà possibile mai (2° caso). L’obiettivo della bonifica infatti può non essere raggiungibile nell’immediato perché, come può avvenire nei siti in esercizio, gli interventi necessari interferirebbero in modo incompatibile con le attività svolte (la norma stabilisce che deve essere garantita la compatibilità tra l’intervento necessario e l’operatività sito) oppure perché, pur applicando le migliori tecnologie disponibili, gli interventi non sono realizzabili a costi sopportabili. In questi casi la norma prevede interventi alternativi che vanno sotto il nome di Messa in Sicurezza Operativa, nel 1° caso, e Messa in Sicurezza Permanente nel 2° caso.

In entrambi i casi gli interventi di messa in sicurezza devono comunque garantire che il sito sia ricondotto al di sotto delle soglie di rischio sanitario e ambientale, fatto che sarà opportunamente verificato mediante il monitoraggio nel tempo delle soluzioni adottate.

Per i controlli da parte pubblica valgono le stesse considerazioni già riportate per la caratterizzazione.
Riferimento normativo: Allegato 3 al Titolo V della Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006 . “Criteri generali per la selezione e l’esecuzione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale , di messa in sicurezza (d’urgenza, operativa o permanente), nonché per l’individuazione delle migliori tecniche d’intervento a costi sopportabili” e per i punti vendita carburante D.M. 31/2015 (Normativa di settore).

Collaudo degli interventi e certificazione di avvenuta bonifica (o messa in sicurezza operativa o permanente)

Al termine di interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente approvati da Roma Capitale per delega regionale, il soggetto che ha attuato tali interventi, una volta raggiunti gli obiettivi di progetto, richiede alla Città Metropolitana di Roma capitale il rilascio della certificazione di avvenuta bonifica o di avvenuta messa in sicurezza operativa o permanente. La certificazione di avvenuta bonifica della Città Metropolitana chiude il complesso iter ambientale di bonifica, apertosi con la comunicazione di potenziale contaminazione effettuata al verificarsi dell’evento. La Città Metropolitana provvede a tale adempimento sulla base di una relazione tecnica che a tale scopo viene rilasciata da Arpa Lazio previo buon esito delle prove finali (sempre a carico del soggetto responsabile) attestanti l’efficacia dell’intervento posto in essere (collaudo degli interventi).

 

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