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Riserva Naturale Statale del Litorale romano

La vegetazione

Descrizione della Vegetazione
La carta della vegetazione evidenzia le diverse tipologie di vegetazione esistenti nella riserva: per ogni area si descrivono, oltre alle caratteristiche strutturali della vegetazione attuale, le tendenze evolutive (ovvero come cambierà nel tempo e l'eventuale necessità di interventi di "restauro").

Unita' del delta tiberino

Vegetazione sempreverde (naturale e artificiale)

-1. Pineta chiusa senza o con scarso sottobosco

Questa unità comprende le pinete di impianto più recente. Potenzialmente questa unità vegetazionale evolverà verso la lecceta passando attraverso uno stadio simile all'unità 2. In alcuni tratti si osserva già un accenno di sottobosco più fitto. L'evoluzione verso la vegetazione naturale dovrebbe essere molto lenta ma ciononostante è presumibile non siano necessari interventi per accelerarla o favorirla.

-2. Pineta rada con macchia nel sottobosco La vegetazione di questa unità è costituita da pini di notevoli dimensioni, piuttosto radi, tra i quali cresce la macchia di leccio con le tipiche specie sempreverdi della lecceta. Il paesaggio costituito da questo tipo vegetazionale, benché di origine artificiale, è di grande valore naturalistico. La vegetazione dovrebbe evolvere lentamente verso la lecceta, benché la macchia sembri in una condizione di relativa stabilità e non mostra lo sviluppo di esemplari arborei.

-3. Mosaico di pineta, macchia alta e foresta di leccio

Questa unità di vegetazione è costituita da un mosaico di pineta giovane, macchia alta e foresta di leccio; le singole unità del mosaico sono generalmente di 300-500 mq. Le considerazioni svolte per quanto riguarda le unità 1, 8 e 5 possono essere riportate per questo mosaico. Tuttavia la natura di mosaico presumibilmente favorisce l'evoluzione della vegetazione verso uno stadio simile a quello della vegetazione naturale primaria.

-4. Macchia (Viburno-Quercetum ilicis)

Aree di macchia alta si trovano in due settori di Castel Fusano, in corrispondenza di aree incendiate piuttosto recentemente. La macchia sembra aver raggiunto una condizione di equilibrio e non si osserva un'evoluzione verso la vegetazione potenziale. Probabilmente l'evoluzione verso la lecceta avverrà molto lentamente in quanto le particolari condizioni microclimatiche della macchia non sono particolarmente favorevoli allo sviluppo del leccio.

-5. Foresta di leccio (Viburno-Quercetum ilicis)

La foresta di leccio è sviluppata su una notevole superficie presso il canale dei Pescatori, in località Riserva Ragnara. Si tratta di un bosco basso, approssimativamente coetaneo, con tracce piuttosto evidenti di passate ceduazioni, con un sottobosco poco sviluppato costituito prevalentemente da Phillyrea latifolia, e, nello strato erbaceo, da Hedera helix, Cyclamen repandum, Carex distachya, Ruscus aculeatus. Sui bordi dei sentieri è abbondante Coronilla emerus. Sono presenti alcun rari esemplari di roverella (Quercus pubescens) interessanti in quanto dimostrano come probabilmente nella vegetazione potenziale sarebbe presente anche questa specie caducifoglie. In numerosi punti si osservano piante e plantule di alloro. Mancano grandi esemplari arborei, ad eccezione del sentiero che corre lungo il canale di Pescatori, dove si osservano grandi esemplari di leccio profondamente cariati, spesso di 1.50 di diametro e anche notevoli esemplari di alloro arborei. Probabilmente questi grandi esemplari, di notevole valore paesaggistico e naturalistico, non sono di origine naturale, ma colturale, in relazione con l'ingresso alla villa Chigi. Sono tuttavia perfettamente integrati nel paesaggio naturale.
Tratti di foresta di leccio, con un sottobosco più sviluppato e maggiormente intricati ma per il resto simili a quelli di foresta Ragnara, se non per l'assenza dell'alloro e la rarità della Coronilla emerus, si osservano presso la villa di Plinio.
Questa unità di vegetazione è il tipo vegetazionale più maturo e più prossimo alla vegetazione potenziale, benché ancora numerosi decenni saranno necessari per raggiungere lo stadio di foresta disetanea di leccio che costituisce lo stadio più evoluto della vegetazione nel territorio delle fasce dunali recenti.

-6. Foresta di leccio retrodunale (Viburno-Quercetum ilicis)

Dietro il cordone di dune fossili alto circa 10 m che costituisce come un bastione verso il mare della tenuta di Castel Fusano è sviluppata, in alcuni punti, una foresta di leccio ricca di corbezzolo (Arbutus unedo) a grado di naturalità piuttosto elevato. Dalla documentazione storica e dalla difficile accessibilità di questi settori, infatti, sembra che questi siano i tratti di vegetazione che hanno subito meno l'impatto antropico e le pratiche silvicolturali. Si tratta di un bosco basso, con scarso sottobosco ma ricco di liane (Smilax aspera, Clematis flammula).

-7. Macchia con Pinus pinaster del cordone dunale fossile (Viburno-Quercetum ilicis)

Lungo la litoranea, si sviluppa un cordone dunale fossile alto circa 10 m s.l.m. coperto da una vegetazione di macchia probabilmente primaria. Questa macchia è costituita dalle specie tipiche della lecceta, e vi si rinviene spesso, sicuramente naturalizzato, il pino marittimo (Pinus pinaster). La macchia mostra tracce di intervento antropico ma sembra in uno stadio di relativo equilibrio e probabilmente non subirà in futuro, in assenza di impatti, una particolare evoluzione. In questa macchia si trova in alcuni punti la rara Daphne sericea, che costituisce una delle emergenze floristiche del territorio.

-8. Macchia con Quercus suber

In località Tenuta Aldobrandini, non lontano dal canale dei Pescatori, si sviluppa una macchia alta circa 2 metri, costituita dalle specie della lecceta (Quercus ilex, Phillyrea latifolia, Pistacia lentiscus, Rhamnus alaternus, Smilax aspera) a cui si accompagna la sughera (Quercus suber). Gli esemplari di sughera sono di piccole dimensioni, ma sul margine della macchia si osservano individui di dimensioni notevoli. Questo consorzio è di notevole interesse naturalistico, in quanto sui cordoni dunali recenti Quercus suber è pressoché assente, e questo consorzio rappresenta forse l'unico caso in cui questa specie si sviluppi abbondantemente su sabbie recenti calcaree; nel Lazio, inoltre, nella maggior parte dei casi la sughera è associata a specie mesofile, legate ai boschi di cerro, benché non manchino casi in cui si mescoli con il leccio, come a Tor Caldara o nel Quarto Freddo del Promontorio del Circeo.
La macchia costituisce un tipo di vegetazione secondario, presumibilmente originatosi in seguito a ripetuti incendi, che sembra però in uno stato di equilibrio piuttosto stabile e non è prevedibile una sua rapida evoluzione verso la foresta.

-9. Piantagioni di Eucalyptus camaldulensis

L'Eucalyptus è estesamente coltivato nelle aree agricole del parco dove viene impiegato frequentemente come frangivento. Presso la Meccanica Romana e la località Saline esistono lembi di foresta artificiale ad Eucalyptus. Questa vegetazione è di scarso valore naturalistico, in quanto all'Eucalyptus non si associano le specie della vegetazione naturale, e anzi apparentemente la spessa lettiera di difficile decomposizione sfavorisce l'evoluzione verso la vegetazione naturale.

Vegetazione mesoigrofila a caducifoglie

-10. Bosco a Quercus robur (cfr Querco-Ulmetum)

Vegetazione con dominanza di farnia (Quercus robur) si trova in diversi punti del parco di Castel Fusano, per lo più in corrispondenza di modeste depressioni che intermezzano i cordoni di dune fossili, oppure lungo il canale dei Pescatori. Si tratta di frammenti di vegetazione subigrofila, dominata da caducifoglie, in particolare farnia (Quercus robur), olmo campestre (Ulmus minor), e, nel sottobosco, Euphorbia amygdaloides. Un'estensione notevole di questa unità di vegetazione si osserva in località Piscina Torta, presso il confine con la Tenuta Presidenziale di Castel Porziano. In questa località si osserva anche la presenza di tratti con pioppo bianco (Populus alba), Populus canescens, e con carpino nero (Ostrya carpinifolia) e di residui della Piscina Torta che in alcune annate occupano anche una estensione considerevole, con vegetazione dominata da Carex riparia (Caricetum acutiformis-ripariae). Gli esemplari di farnia sono in questa località di notevolissime dimensioni.

La vegetazione in esame riveste un notevole valore naturalistico in quanto è un esempio relittuale dei boschi periodicamente allagati che costituivano una parte notevole del delta tiberino prima della bonifica. Inoltre la struttura della vegetazione è di qualità elevata, con una tendenza verso la vegetazione disetanea molto accentuata. Si può affermare che si tratta quindi di uno dei tratti a maggiore naturalità del settore tiberino della Riserva del Litorale.

-11. Bosco a Fraxinus oxycarpa (Carici-Fraxinetum oxycarpae frammentario) Lungo il canale dei Pescatori si sviluppa un interessante popolamento a Fraxinus oxycarpa, specie igrofila non comune, benché ne esistano importanti presenze a Fregene e nella Tenuta Presidenziale di Castel Porziano. Mancano tuttavia le specie che si dovrebbero associare al frassino, come Carex pendula, presumibilmente perché l'area non viene allagata, nemmeno temporaneamente, a causa della regimazione e arginatura del canale dei Pescatori. L'associazione vegetale è quindi sviluppata solo in modo frammentario. Tuttavia, la rapidità di accrescimento delle specie igrofile fanno ipotizzare che, qualora venissero ripristinate le condizioni di regolare allagamento questa si ricostituirebbe rapidamente, raggiungendo in breve tempo condizioni di elevata naturalità.

Inframmezzato al popolamento a frassino si osservano piccoli tratti di un'associazione subigrofila ad alloro (Laurus nobilis) e fico selvatico (Ficus carica), di notevole interesse per il suo carattere di relitto terziario (le due specie sono gli unici rappresentanti europei rispettivamente di una famiglia e di un genere a distribuzione principalmente tropicale); questa associazione è presente in forma assai simile a Macchiagrande di Focene.

-12. Bosco ripariale di pioppo e salici (Alno-Populetum)

Lungo le rive del Tevere, ad eccezione del tratto di Fiumara Grande, dove tale vegetazione è stata distrutta dalle opere portuali, si sviluppa una vegetazione igrofila a pioppo bianco (Populus alba), pioppo nero (Populus nigra), salice bianco (Salix alba) e, più raramente, ontano nero (Alnus glutinosa). La vegetazione è fortemente degradata come dimostra la mancanza di specie erbacee associate al pioppeto-saliceto e l'invasione del sottobosco da parte dei rovi; questo stato di degradazione va imputato in parte all'impatto diretto delle opere di arginatura del Tevere, in parte all'eutrofizzazione delle acque. Tuttavia, la vegetazione ripariale è costituita da specie a rapido accrescimento, e potrebbe ritornare a condizioni di buona naturalità qualora cessassero i fattori di degradazione. Inoltre l'asta fluviale del Tevere costituisce un importante corridoio biologico, in quanto frammenti del pioppeto-saliceto si rinvengono fin nel centro di Roma e tornano a essere sviluppati nell'area nord della città, per ricollegarsi poi al tratto extraurbano del Tevere.

-13. Bosco a ontano

Nell'area centrale del litorale di Capocotta si sviluppano dei popolamenti puri di ontano nero (Alnus glutinosa), in corrispondenza delle depressioni interdunali. In quelli più arretrati, come la località popolarmente denominata "La Cattedrale" l'ontano assume portamento arboreo, e si accompagna all'alloro (Laurus nobilis); in quelli più prossimi alla riva del mare il portamento è invece arbustivo. Questi popolamenti sono interessanti per la loro elevata naturalità ma soprattutto per la presenza inconsueta di una specie igrofila ad areale eurasiatico così vicino alla costa in ambiente mediterraneo.

-13a. Boscaglia a olmo con Ulex europaeus

Lungo la via Cristoforo Colombo, presso il cancello di Malafede della Tenuta Presidenziale di Castel Porziano, si osserva un tratto di boscaglia a olmo (Ulmus minor) su sabbie gialle acide pleistoceniche del cordone dunale antico. Questa vegetazione piuttosto degradata avrebbe scarso interesse se non fosse per l'abbondante presenza di Ulex europaeus, specie atlantica rara nel Lazio. In questo caso la vegetazione dovrebbe essere mantenuta in condizioni di basso grado evolutivo, per preservare questa specie di brughiera.

Vegetazione litoranea

-14., 15., 16. Duna consolidata (con vegetazione legnosa) (Juniperetum phoenicoeae.macrocarpae)

Al riparo del primo cordone di dune mobili, lungo il litorale di Capocotta, si sviluppa la vegetazione della duna consolidata. Questa è una bassa macchia pulvinata e aerodinamica, che costituisce il cosiddetto cuneo dunale. Le specie che vi si rinvengono sono le stesse della lecceta (Phillyrea latifolia, Rhamnus alaternus, Arbutus unedo, Pistacia lentiscus, Quercus ilex) ma con portamento basso, alto al massimo un metro, e ad esse si accompagnano i ginepri (Juniperus macrocarpa, Juniperus phoenicea), specie xerotermofile. Nelle zone degradate, per esempio lungo i sentieri, si sviluppa una vegetazione a Cistus incanus ed Erica multiflora (Cisto-Ericion) e una vegetazione di margine ad Helichrysum stoechas e Dianthus sylvestris.

La vegetazione dunale di Capocotta riveste un notevole interesse naturalistico non solo perché questa tipologia vegetazionale è in via di sparizione sulle nostre coste, ma anche per la presenza dell'unica stazione peninsulare di Asparagus aphyllos, che si rinviene abbondante tra gli arbusti.

La vegetazione è in buone condizioni solamente nel tratto centrale del litorale di Capocotta e presso il villaggio Tognazzi, dove forma un insieme pressoché continuo; verso Torvaianica e verso Castel Porziano è via via diradata e vi si aprono numerose radure e spiazzi di sabbia nuda. La vegetazione chiusa è in condizioni di elevata naturalità, mentre questa diviene minore man mano che la macchia si fa più rada. La duna è sottoposta a frequenti incendi, ma la vegetazione dunale sembra piuttosto resiliente a questo tipo di impatto, e si riprende abbastanza rapidamente.

-17., 18., 18a Duna mobile (con vegetazione erbacea) (Cakiletum aegyptiacae, Ammophiletum arundinaceae, Agropyretum juncei, Crucianelletum maritimae)

Lungo il litorale di Capocotta si trovano residui piuttosto consistenti di vegetazione della duna mobile, talora anche piuttosto ben conservati. Questa vegetazione svolge un fondamentale ruolo protettivo della vegetazione retrostante del vento e delle spiagge contro l'erosione. E' di notevole interesse scientifico per i particolari adattamenti che presentano le specie che la compongono ed è di grande importanza naturalistica perché in via di sparizione su pressoché tutti i litorali italiani. In alcuni punti, in particolare nel settore centrale del litorale di Capocotta, è possibile osservare tre fasce delle quattro fasce principali di vegetazione della duna mobile, l'Agropyretum juncei sulle dune embrionali più vicine al mare, l'Ammophiletum arundinaceae sul culmine delle dune, e frammenti di Crucianelletum alle spalle di quest'ultimo. E' invece completamente scomparso o quasi il Cakiletum aegyptiacae. Nella maggior parte del litorale di Capocotta questo transetto naturale non è più riconoscibile e la vegetazione della duna sabbiosa è in condizioni di forte erosione, con piccole chiazze vegetate all'apice di pinnacoli di sabbia. Nel complesso la vegetazione si trova in un mediocre stato di naturalità, tranne che su limitate estensioni del settore centrale dove la situazione è migliore. Tuttavia, data l'elevata dinamicità della vegetazione dunale, pochi anni di salvaguardia, soprattutto dal calpestamento e dall'erosione, e possibilmente limitati interventi di restauro ambientale, dovrebbero riportare questa vegetazione in condizioni di elevata naturalità.

Lungo il litorale di nuova Ostia si trovano frammenti fortemente degradati di Agropyretum juncei e esempi piuttosto estesi di Cakiletum aegyptiacae. Un restauro ambientale di questo tratto di duna si presenta piuttosto difficile in quanto manca un pool floristico di specie dunali, in particolare sono pressoché assenti gli esemplari di Ammophila.

-19. Vegetazione aloigrofila (Salicornietum patulae, Inuletum crithmoidis, Caricetum extensae, Scirpetum maritimi ecc.

La vegetazione aloigrofila costituiva un importante aspetto della foce del Tevere, come attestano le segnalazioni delle flore del secolo scorso. Presso l'estremità occidentale dello Stagno di Ostia, infatti, esistevano delle saline risalenti all'epoca romana e che sono state in funzione fino alla bonifica; presso la foce del Tevere dovevano essere presenti anche diversi stagni di acqua salmastra. Di questa vegetazione esistono solo due limitati ma importanti residui, all'Idroscalo di Ostia, presso la Tor San Michele, e, sulla riva destra del Tevere, in area purtroppo non inserita nella riserva, presso il faro di Fiumicino. Le due aree sono di estensione analoga ma ospitano tipi di vegetazione diversi; nel comune di Fiumicino prevalgono infatti le associazioni vegetali a specie perenni (Puccinellio-Salicornietea) mentre nel comune di Roma prevalgono le associazioni vegetali a specie annuali (Thero-Salicornietea). La vegetazione dell'Idroscalo di Ostia è interessante sia per la presenza di numerose specie aloigrofile, tra cui alcune anche rare, come Ranunculus baudoti, e soprattutto per la grande varietà di associazioni vegetali ben sviluppate e facilmente riconoscibili, in particolare il Salicornietum patulae, a Salicornia patula e Suaeda maritima, nelle aree più umide, l'Inuletum crithmoidis, a Inula crithmoides e Limonium serotinum, sui bordi degli stagni, il Caricetum extensae, con Juncus acutus e Carex extensa, nelle aree più asciutte, e un'associazione a Elymus athericum (= Elymus pycnanthum) con Melilotus messanensis nelle aree a bassa salinità e asciutte, e lo Scirpetum maritimi, con Bolboschoenus maritimus, nelle aree meno salate e più umide.

Questo piccolo biotopo riveste una notevole importanza naturalistica, in quanto, ad esclusione del Parco del Circeo, la vegetazione aloigrofila nel Lazio è rara (mancando importanti sistemi lagunari) e per lo più così impattata che non è possibile riconoscere le diverse associazioni; ha inoltre un notevole valore didattico, in quanto è possibile osservarvi sia gli adattamenti delle specie alofile a un ambiente estremo, sia la zonazione della vegetazione secondo un gradiente di umidità e salinità; la destinazione didattica sarebbe favorita anche dalla vicinanza all'abitato di Ostia.

Il biotopo dell'Idroscalo è in condizioni di naturalità piuttosto buona, nonostante alcuni fattori di degrado, tra cui il più evidente è la presenza di baracche e di discariche di rifiuti soliti urbani, oltre agli incendi e al pascolo di cavalli; un canale drena inoltre l'area, impedendo il ristagno di acqua necessario per la vegetazione naturale. Tuttavia un moderato impatto probabilmente favorisce le formazioni vegetali ad annuali che altrimenti sarebbero sopraffatte da quelle a specie perenni.

-20. Sabbie nude

Vegetazione igrofila

-21. Canneto a Phragmites australis (Scirpo-Phragmitetum)

Specialmente nel tratto a monte del ponte del Canale dei Pescatori, ma anche lungo altri canali e lungo il braccio morto del Tevere, si sviluppano popolamenti a Phragmites australis pressoché puri. Questi popolamenti hanno un grado di naturalità piuttosto bassa, in quanto mancano specie dei Phragmitetea che accompagnano le comunità meglio sviluppate a Phragmites australis. Questa bassa naturalità è dovuta all'elevato impatto antropico che si esercita su queste comunità, in particolare le regolari ripuliture dei canali. Tuttavia i canneti rivestono una notevole importanza come riparo per gli uccelli acquatici e per la fitodepurazione. Hanno una notevole resilienza, in quanto l'accrescimento di Phragmites australis è rapidissimo, e possono sopportare ripuliture anche frequenti.

-22. Canali con vegetazione igrofila (Phragmitetea)

In alcuni canali, specialmente in località Infernetto a ridosso della tenuta presidenziale di Castel Porziano, si sviluppa una vegetazione non ascrivibile a una precisa associazione ma ricca di specie dei Phragmitetea: Iris pseudacorus, Alisma plantago-aquatica, Veronica anagallis-aquatica, Mentha aquatica, ecc. In alcuni canali, purtroppo esterni al parco, si sviluppano anche specie rare come Stachys palustris, Scutellaria galericulata e Galium debile. Nei canali si sviluppa anche vegetazione galleggiante a Riccia e a Lemna minor (Lemnetea minoris).

Questa vegetazione ha un grado di naturalità piuttosto basso a causa delle frequenti ripuliture; tuttavia è indice di un ecosistema acquatico ancora in condizioni piuttosto buone e di acque di qualità discreta.

-23. Stagni retrodunali (Schoeno-Erianthetum, Cladietum marisci, Caricetum acutiformis ripariae)

Nel settore centrale del litorale di Capocotta si sviluppa, per un tratto di circa 500 m, una serie di stagni retrodunali di acqua dolce di notevole interesse scientifico. La vegetazione che vi si sviluppa è ricca e articolata; in particolare si possono ricordare l'associazione a Erianthus ravennae e Schoenus nigricans (Schoeno-Erianthetum), l'associazione a Cladium mariscus (Cladietum marisci) e l'associazione a Iris pseudacorus, Carex acutiformis, Eupatorium cannabinum, Lysymachia vulgaris (Caricetum acutiformis ripariae). In corrispondenza dello sbocco al mare di uno di questi stagni vi sono tratti di vegetazione a Bolboschoenus maritimus (Scirpetum maritimi).
La vegetazione degli stagni retrodunali è in buone condizioni di naturalità. Gli impatti sono piuttosto limitati, e sono costituiti soprattutto all'interramento degli stagni a causa delle frane di sabbia conseguenti al passaggio dei bagnanti attraverso gli stagni.

Vegetazione erbacea

-24. Pascolo xerico (Hyparrhenietum hirto-pubescentis, pascolo ad Asphodelus microcarpus)

Lungo la via Cristoforo Colombo, presso Vitinia, lungo i pendii esposti a sud, si sviluppa una vegetazione xerica mediterranea erbacea dominata da graminacee cespitose (Hyparrhenia hirta, Hyparrhenietum hirto-pubescentis) e a tratti da asfodelo (Asphodelus microcarpus). La ricchezza floristica, specialmente di specie annuali, di questa vegetazione è elevata, nonostante si tratti per lo più di specie non rare. Il grado di naturalità non è elevato, in quanto si tratta di una vegetazione originatasi a causa del pascolo e soprattutto di incendi ripetuti che hanno provocato una erosione e modificazione del suolo. Tuttavia l'interesse naturalistico è alto a causa della elevata biodiversità di questi pascoli.

La vegetazione in esame è sottoposta e in equilibrio con una serie di impatti, in particolare l'incendio e il pascolo; verrebbe profondamente alterata tuttavia da opere che portassero a un rimescolamento del profilo del suolo, nel qual caso si verificherebbe lo sviluppo di una vegetazione ruderale.

-25. Prato a Dasypyrum villosum (Laguro-Dasypyretum villosi)

A Castel Fusano e nella Tenuta Aldobrandini vi sono ampie superfici di una vegetazione semiruderale dominata dalla graminacea Dasypyrum villosum. La vegetazione in esame presenta una media biodiversità e un grado di naturalità piuttosto basso, in quanto deriva da incendi ripetuti. Nonostante questo la vegetazione è piuttosto stabile e in equilibrio e non mostra segni di rapida evoluzione verso altri tipi vegetazionali. L'interesse naturalistico nasce dal fatto che in questa vegetazione si accantonano numerose specie erbacee, soprattutto annuali, generalmente non rare, ad eccezione di Vicia villosa ssp. pseudocracca, che, comune sul litorale romano, è rara altrove nel Lazio e anzi è di riscoperta piuttosto recente. Inoltre nella tenuta Aldobrandini si trovano i popolamenti typus dell'associazione Laguro-Dasypyretum villosi di recente istituzione.

-26. Incolto, talora con macchie di Rubus ulmifolius
In alcune superfici, per lo più a contatto con aree agricole, e nei terreni marginali, come i bordi delle strade e di alcuni canali, si sviluppa una vegetazione semiruderale dominata soprattutto da specie infestanti come Avena sterilis, Cynodon dactylon, Dasypyrum villosum, ecc., di scarso interesse naturalistico e a bassa naturalità. Questa vegetazione deriva generalmente dall'abbandono delle coltivazioni e tende a essere colonizzata da popolamenti di rovo (Rubus ulmifolius). Questa vegetazione resiste bene agli impatti, benché la sua dinamica sia spesso imprevedibile e molto rapida.

-27. Coltivazioni

Unita' di castel di guido-macchiagrande

-28. Cerreta cedua (Echinopo-Quercetum cerridis)

Lungo alcune vallate della Tenuta Castel di Guido-Macchiagrande di Ponte Galeria si osservano estensioni piuttosto considerevoli di un bosco, presumibilmente un ceduo invecchiato, a cerro (Quercus cerris) e farnetto (Quercus frainetto). Gli alberi non sono molto alti, ma la vegetazione è ben stratificata, con uno strato arbustivo costituito principalmente da Cytisus villosus e specie dei Prunetalia, indicatrici di un certo impatto antropico, quali Crataegus monogyna e Prunus spinosa; lo strato erbaceo è ricco e ben sviluppato, con specie quali Anemone apennina, Viola suavis, Cyclamen repandum, Silene italica, Echinops siculus ecc., indicatrici di una buona condizione dei suoli. Questo bosco appartiene al bosco tipico dell'Italia centrale da Roma al Molise, e altri esempi di esso si osservano anche dentro Roma, nel settore occidentale della città. Il grado di naturalità è medio-alto, benché manchino alberi monumentali. Il pascolo di bovini rappresenta il maggior impatto insistente su questa vegetazione.

-29. Cerreta alta di pendio e bosco a roverella (Echinopo-Quercetum cerridis e aggr. a Quercus pubescens)

In questa unità di vegetazione sono comprese tipologia piuttosto differenti, ma difficilmente distinguibili alla scala cartografica utilizzata. Si tratta di vegetazione a caducifoglie dei pendii sui fianchi delle vallette che dissecano il paesaggio della Tenuta di Castel di Guido. Dove il suolo è ben sviluppato e l'impatto è minore, in particolare nelle vallate dei fossi che scorrono verso SW nella Macchiagrande di Ponte Galeria, si sviluppa un bosco di cerro (Quercus cerris) simile a quello dell'unità precedente, ma con esemplari arborei maggiormente sviluppati. Verso il fiume Arrone si osservano boschi aperti con cerro (Quercus cerris) e abbastanza raramente sughera (Quercus suber), profondamente impattati e in cui non è possibile riconoscere una buona strutturazione della vegetazione. Nella maggior parte della tenuta i suoli sono erosi e la vegetazione è costituita da un bosco di grandi esemplari di roverella (Quercus pubescens), insieme con individui presumibilmente ascrivibili alla rovere (Quercus petraea) per quanto non del tutto tipici.
A parte le formazioni a cerro, che mostrano un buon grado di naturalità, si tratta di un tipo di vegetazione a naturalità media. L'evoluzione verso la vegetazione climax sarà presumibilmente lenta.
Non vi sono impatti particolari, in quanto anche il pascolo di bovini è piuttosto limitato.

-30. Lecceta alta (Viburno-Quercetum ilicis)

Lungo i fianchi di alcune vallette, in particolare dei fossi che tagliano in senso NE-SW la Macchiagrande di Ponte Galeria, si osservano alcuni esempi interessanti di lecceta ben sviluppata, con lecci (Quercus ilex) di notevoli dimensioni benché la vegetazione non sia disetanea e manchino esemplari monumentali; la stratificazione della vegetazione è buona, con un sottobosco ricco soprattutto di lentisco (Pistacia lentiscus). La naturalità di questa vegetazione è alta; inoltre il suo interesse scientifico è alto, in quanto nella Campagna Romana i lembi di lecceta primaria, non derivante da degradazione della cerreta, sono assai rari, si rinvengono per lo più in situazioni di forte pendio o addirittura di parete verticale, e appartengono a un'associazione in cui il leccio si mescola a specie caducifoglie (Orno-Quercetum ilicis). Il Viburno-Quercetum ilicis si rinviene pressoché solamente sul cordone di dune recenti del litorale, per esempio a Castel Fusano. A causa della loro posizione acclive gli impatti su questa vegetazione sono piuttosto limitati.

-31. Macchia

La Macchiagrande di Ponte Galeria presenta, al tetto della piatta collina da cui è costituita, una notevole estensione di macchia alta, costituita da diverse specie della lecceta, come il leccio (Quercus ilex) la fillirea (Phillyrea latifolia), il lentisco (Pistacia lentiscus), l'erica (Erica arborea), e altre della gariga, come la ginestra spinosa (Calycotome spinosa) e il cisto di Montpellier (Cistus monspeliensis). Questa macchia costituisce un consorzio di notevole valore scientifico, in quanto esempi di macchia sempreverde, per altro frequenti lungo tutto le coste mediterranee, sono pressoché assenti nella Campagna Romana, in particolare sui depositi alluvionali (escludendo sempre i cordoni litoranei dunali recenti), e alcune specie di questa macchia, come appunto Calycotome spinosa e Cistus monspeliensis sono assai rari in questo territorio. La macchia si è originata probabilmente in seguito a incendi e intense ceduazioni, e sembra in uno stato di relativo equilibrio, che ne preclude una rapida evoluzione verso la foresta, cosa del resto forse non auspicabile per motivi di interesse naturalistico. Il grado di naturalità è medio. Non sembrano esservi attualmente impatti particolari, perché il pascolo di bovini e l'incendio sembrano essere ormai piuttosto scarsi.

-32. Bosco di forra a Carpinus betulus

Sul fondo delle strette forre che tagliano la Macchiagrande di Ponte Galeria in senso NE-SW, specialmente sui versanti esposti a NW, si sviluppa un bosco di carpino bianco (Carpinus betulus) a carattere molto mesofilo e fresco. Gli esemplari di carpino sono piuttosto sviluppati, mentre il sottobosco è scarso. Formazioni di forra a Carpinus betulus sono piuttosto diffuse nel Lazio, per esempio nella zona di Cerveteri, all'Acquatraversa, nei fossi che scendono dal Vulcano Laziale; l'esempio della Macchiagrande è interessante per la sua vicinanza al mare (benché non vada dimenticato che prima della bonifica queste formazioni erano in continuità con il bosco impaludato della pianura), benché la formazione sia impoverita floristicamente, mancando specie di clima fresco presenti anche a pochi km più all'interno, come per esempio l'agrifoglio (Ilex aquifolius). Il grado di naturalità della vegetazione è medio alto, e non sembrano esservi impatti particolari attualmente esistenti.

-33. Boscaglia a olmo

Sui pendii delle vallette che intagliano il territorio della tenuta di Castel di Guido è predominante una boscaglia piuttosto rada e povera a olmo (Ulmus minor), talora con esemplari, anche di notevoli dimensioni, di roverella (Quercus pubescens). Questa boscaglia è molto diffusa in tutto il Lazio, anche in situazioni di notevole impatto ambientale. L'evoluzione della vegetazione dovrebbe tuttavia essere piuttosto rapida, presumibilmente verso un bosco a Quercus pubescens.

-34. Pascolo xerico prevalentemente ad Asphodelus microcarpus

Sui fianchi e al tetto delle colline, quando la degradazione ha raggiunto un livello tale da eliminare la vegetazione legnosa, si insediano dei pascoli xerici soprattutto ad Asphodelus microcarpus. Questi pascoli, benché abbiano un grado di naturalità basso, sono interessanti per la ricchezza di specie erbacee, soprattutto annuali, che vi si rinvengono, e quindi per la discreta biodiversità. La vegetazione, che deriva essenzialmente da incendi e pascolo ripetuti nel tempo, con conseguente erosione del suolo, sembra in uno stato di equilibrio che ne rallenta fortemente l'evoluzione verso tipi di vegetazione più maturi.

-35. Pascolo a Cynara cardunculus (Cynaro-Cichorietum pumili)

Sulla collina della Macchiagrande di Ponte Galeria vi sono popolamenti, non molto estesi, a carciofo selvatico (Cynara cardunculus). Questo tipo di vegetazione, benché a basso grado di naturalità, è di notevole interesse; l'associazione a carciofo selvatico è infatti segnalata per il Lazio solo ai monti della Tolfa, dove è ampiamente diffusa; i pascoli di questo tipo hanno inoltre una elevata ricchezza floristica, che alla Tolfa raggiunge anche le 100 specie/10mq e che rappresenta forse uno dei massimi di biodiversità nei climi temperati. Per il pascolo a carciofo selvatico vale lo stesso discorso per quelli ad asfodelo; sembra infatti in relativo equilibrio e non dovrebbe evolvere rapidamente verso nuovi tipi vegetazionali.

-36. Vivaio di conifere

-37. Vivaio di latifoglie

-38. Vivaio di latifoglie rado

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