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Villa Aldobrandini - Municipio I

Ingresso: via Mazzarino


Municipio I - superficie 8.000 mq

 

Pochi romani conoscono questa piccola villa storica che sembra quasi un giardino pensile nel cuore della città.
Villa Aldobrandini offre un rifugio tranquillo e fresco a chiunque voglia allontanarsi dal traffico di Via Nazionale e dintorni.

Vi si accede salendo due rampe di scale che colmano il dislivello con via Nazionale, su cui si affaccia il belvedere principale e dal quale si può spaziare con una visione incantevole dal Quirinale fino ai tetti delle case del rione Monti.
Nelle aiuole del giardino si trovano camelie con fiori di diversi colori, limoni, una Corija australiana, il cosiddetto “albero dei pappagalli” (per via dei fiori crestati), un mirto, cipressi, lauri, palme di vario genere e un grande Ginkgo biloba, una delle specie vegetali più antiche della Terra. 

 

Cenni storici

Nel 1566 monsignor Giulio Vitelli, originario di Città di Castello, acquistò una vigna, con orti ed alcuni edifici a Monte Magnanapoli, dai genovesi Luca e Giovanni Battista Grimaldi.La villa comprendeva, secondo lo schema cinquecentesco, un edificio, un giardino segreto e un parco che si estendeva fino al palazzo del cardinale Scipione Borghese (poi palazzo Pallavicini Rospigliosi). Giulio Vitelli affidò i lavori di restauro e abbellimento della Villa all'architetto Carlo Lambardi che ampliò il portone di ingresso costruendovi sopra una loggia: si tratta del padiglione su largo Magnanapoli (angolo con via Panispera), dal quale si arrivava al prospetto principale del palazzo attraverso una via coperta con cordonata oggi non più visibile.

Nel 1600 Clemente Vitelli, figlio di Giulio, vendette la Villa a papa Clemente VIII (1592-1605), e questi la donò l'anno successivo al nipote, il cardinale Pietro Aldobrandini. Giacomo Della Porta, architetto di fiducia del nuovo proprietario, dotò il palazzo di scale e logge e di una facciata continua sul giardino. Questo fu arricchito con alberi ad alto fusto, in parte ancora esistenti. I viali furono arredati con statue (oggi in copia), vasi, cippi, sedili, alcune fontane e una peschiera (oggi non più esistente). Tutti i lavori, per i quali il cardinale impiegò una grande quantità di denaro, vennero condotti, anche se non del tutto finiti, in un lasso di tempo molto breve tra il 1601 e il 1602.

Ai piani superiori del palazzo era ospitata una ricchissima collezione di opere d'arte lasciate in eredità al cardinale nel 1598 dalla duchessa di Urbino, Lucrezia d'Este, con cui lo stesso Aldobrandini aveva trattato la donazione di Ferrara alla Santa Sede.

Dopo la morte del cardinale, la Villa passò per via ereditaria alle famiglie Pamphilj e Borghese, che spostarono nelle Gallerie dei propri palazzi gran parte della collezione Aldobrandini.

 

Tra il 1811 e il 1814 la Villa fu sede del governatore francese a Roma, conte Sextius de Miollis, acquistando nuova importanza, ma subito dopo tornò in mano degli Aldobrandini, che la tennero fino al 1926 quando - ormai ridotta di dimensioni per l'apertura di via Nazionale - passò allo Stato italiano.

 

( Fonte: Sovraintendenza Capitolina BB.CC. )

 


Bibliografia essenziale

C. Benocci, Villa Aldobrandini a Roma, Roma 1992
M. Sapelli, Restauri in Palazzo Aldobrandini a Magnanapoli. Le statue sulla balaustra, Roma 1997
C. Benocci, Il nuovo museo della Villa Aldobrandini, in "Bollettino dei Musei Comunali di Roma", n.s., XIII, 1999, pp.147-170
C. Benocci, La fortuna delle innovazioni estensi dei giardini del Quirinale in alcune ville romane tra Cinquecento e Seicento, in "Strenna dei Romanisti", 2001, pp.33-57
C. Benocci, Il giardino di Villa Aldobrandini a Monte Magnanapoli in un quadro secentesco ed un'ipotesi per Gaspare Vanvitelli, in "Strenna dei Romanisti", LXIV, 2003, pp.27-43
C. Benocci, Villa Aldobrandini, in A. Campitelli (a cura di), Verdi Delizie. Le ville, i giardini, i parchi storici del Comune di Roma, Roma 2005, pp.23-26

 

( Fonte: Sovraintendenza Capitolina BB.CC. )

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