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Villa Borghese - Municipio II

Ingressi: piazza San Paolo del Brasile, piazzale Flaminio, via di Porta Pinciana, via Raimondi, via di Valle Giulia, via U. Aldrovandi.


Municipio II - superficie 800.000 mq

 

Deve il suo nome alla famiglia dei Borghese, originari di Siena (cui è dedicata la piazza d’erba che ospita ogni anno il Concorso ippico), ma trasferiti a Roma nel Cinquecento, quando Camillo, con il nome di Paolo V, fu eletto Papa.

La villa fu realizzata all’inizio del secolo successivo da suo nipote Scipione.


Oggi Villa Borghese viene chiamata anche “Parco dei musei” per l’incredibile ricchezza delle collezioni d’arte che ospita: oltre alla Galleria Borghese, nelle immediate vicinanze si trovano anche la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e il Museo Etrusco di Villa Giulia.
Nella villa, divenuta pubblica all’inizio del Novecento, si trovano statue e fontane del Settecento, importanti architetture come la Casina Valadier o Villa Medici e diverse tipologie di giardino: i quattro giardini segreti dei principi Borghese, il Giardino del Lago e i giardini all’italiana sopra la scalinata di Valle Giulia. Al suo interno si trova anche uno storico punto di osservazione della città: la terrazza del Pincio, da cui si gode un panorama unico su Roma e in particolare sulla neoclassica Piazza del Popolo. Da segnalare anche il Museo Civico di Zoologia (con ingresso su via Aldrovandi), il Bioparco e un teatro in stile vittoriano, il Globe Theatre. Inoltre vi è il Cinema dei Piccoli (la sala cinematografica più piccola al mondo) e una ludoteca con area giochi per bambini presso la Casina di Raffaello.
Importantissimo e degno di nota è anche il patrimonio vegetale della villa, che annovera una notevole quantità di specie arboree nostrane ed esotiche e che offre un ambiente adatto alla vita di numerosissime specie animali, tra cui scoiattoli, ricci, pipistrelli, rapaci notturni e anche specie di insetti particolarmente rare, quali lo scarabeo eremita.

 

Cenni storici

La villa nel Seicento

Il nucleo più antico di Villa Borghese, un modesto appezzamento vignato, era di proprietà dei Borghese fin dal 1580, ma nei primi anni del Seicento il cardinale Scipione Caffarelli Borghese (1576-1633), nipote prediletto di Paolo V(1605-21), avviò l' acquisizione di una serie di vigne e di terreni limitrofi con l'intenzione di crearvi una "villa di delizie", simbolo dello status sociale della famiglia (fig.1). Il cardinale Scipione affidò la realizzazione della villa a due architetti, Flaminio Ponzio (1560-1613) e Giovanni Vasanzio (1550-1665), affiancati dal giardiniere Domenico Savini da Montepulciano per la progettazione dei giardini. Dal 1606, anno di inizio dei lavori, le attività si susseguono senza sosta con la partecipazione tra gli altri, di Pietro e Gian Lorenzo Bernini. Nel 1633, la villa è pressoché completata ed ha assunto l'assetto che conserverà fino alla fine del secolo successivo. Oltre al Casino nobile (ora sede della Galleria Borghese), destinato ad ospitare l'importante collezione artistica del cardinale, ed all' Uccelliera, posto a fondale prospettico del secondo giardino segreto, la villa comprende giardini curatissimi ornati da fontane, statue e arredi antichi, boschetti e aree riservate alla caccia, alternando, in armonico equilibrio, spazi formali ed ordinati al paesaggio naturale e selvaggio.

 

La villa tra Settecento e Ottocento

La villa fu mantenuta e curata senza subire sostanziali modifiche fino al 1766, quando il principe Marcantonio IV (1730-1800) intraprese consistenti lavori di trasformazione che interessarono i principali edifici, in particolare il Casino nobile ed il Casino dei Giuochi d'acqua (attuale Aranciera), ed in modo sostanziale il parco. L'intervento di maggiore rilievo fu la realizzazione del Giardino del Lago, nella zona denominata "piano dei licini"(lecci). Marcantonio si avvalse dell'opera degli architetti Antonio e Mario Asprucci e di numerosi artisti, giardinieri, paessagisti.
Preziosi arredi ornarono i giardini: fontane e piccole fabbriche, quali la Mostra dell'Aqua Felix, la fontana dei Cavalli Marini, il Tempio di Diana, il Tempio di Antonino e Faustina e il Tempio di Esculapio dotarono il parco di nuovi e suggestivi scorci prospettici. 

 

La villa nell'Ottocento

Alla morte di Marcantonio IV gli successe il figlio Camillo (1775-1832), controverso personaggio noto per il suo sfortunato matrimonio con Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Camillo seppe dare alla magnificenza della Villa un notevole contributo. Avviò infatti l'ampliamento della proprietà, impegno continuato alla sua morte dal fratello Francesco (1776-1839), che si concretizzò con nuove importanti acquisizioni, Villa Giustiniani verso Porta del Popolo e le Ville già Pamphili e Manfroni verso Porta Pinciana. A partire dagli anni venti Camillo affidò i lavori di armonizzazione delle nuove proprietà all'architetto Luigi Canina diede alla Villa un nuovo assetto formale, con numerose piccole fabbriche di ispirazione eclettica e neoclassica. Nel corso dell'Ottocento la Villa fu teatro di spettacolari manifestazioni, quali l'ascensione aerostatica a piazza di Siena, e di feste popolari, con canti e balli, immortalate da numerosi quadri ed incisioni. L'accoglienza dei principi Borghese era ben nota al popolo romano, la villa veniva infatti aperta al passeggio festivo, nel rispetto di una tradizione che si è mantenuta fino ai nostri giorni. Dalla seconda metà del secolo, dopo gli ingenti lavori di ricostruzione promossi dal principe Marcantonio V, furono previsti ingressi a pagamento per gli svaghi offerti al pubblico: un piccolo serraglio al Giardino del Lago, un velodromo a piazza di Siena, gite in barca sul lago, tiro al piccione al Parco dei Daini, ristorante al Casino dell'Orologio e latte e panna con cialde alla Casina delle Rose, allora adibita a Vaccheria.

 

La villa nel Novecento

Dopo l'Unità d'Italia si aprì il contenzioso tra la famiglia Borghese e lo Stato italiano sul possesso della Villa e al termine di una lunga controversia legale, lo Stato italiano acquistò nel 1901 l'intero complesso monumentale. Nel 1903 il Parco fu ceduto al Comune di Roma e aperto al pubblico. Nell'atto di cessione lo Stato mantenne la proprietà del Casino nobile e della ricca collezione artistica in esso contenuta, per trasformarlo in pubblico museo.
Nel 1908 venne realizzato il cavalcavia di collegamento con il Pincio e nel 1911 nella zona del terzo recinto venne inaugurato il nuovo Giardino. Nel 1911 fu aperto il nuovo ingresso verso Valle Giulia, che collegava la villa alla nuova viabilità realizzata per i nascenti quartieri Parioli e Flaminio, e fu realizzata la grande scalinata di accesso a piazzale Firdousi. Altri ingressi furono aperti al fronte dell'attuale via Rossini, e sull'attuale via Raimondi. Fin dal 1904, nei viali della villa vennero collocati monumenti celebrativi dedicati ad illustri letterati o eroi stranieri, dono delle proprie nazioni alla città di Roma, come ad esempio quelli dedicati a Goethe, Victor Hugo, Byron, Umberto I e Firdousi che inaugurarono una tradizione ancor oggi viva. All'interno del Parco dei Daini nel 1925 fu costruito il Serbatoio dell'Acqua Marcia, a servizio dei nuovi quartieri residenziali sorti a ridosso della Villa.

( Fonte: Sovraintendenza Capitolina BB. CC. )

 

Bibliografia essenziale

J. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650
D. Montelatici, Villa Borghese fuori Porta Pinciana, Roma 1700
AA.VV., Villa Borghese, cat. mostra, Roma 1966; B. Di Gaddo, L’architettura di Villa Borghese, Roma 1997
A. Campitelli, Villa Borghese. Da giardino del principe a parco dei romani, Roma 2003
B.M. Santese, Villa Borghese, in A. Campitelli (a cura di), Verdi Delizie. Le ville, i giardini, i parchi storici del Comune di Roma, Roma 2005, pp.80-103

( Fonte: Sovraintendenza Capitolina BB. CC. )

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