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Parco degli Acquedotti - Municipio VIII

Ingresso: via Lemonia, vicolo dell’Acquedotto Felice, viale Appio Claudio

 

Municipio: VIII - Superficie : 2.500.000 mq


Il parco degli Acquedotti, facente parte del Parco Regionale dell’Appia Antica, è una suggestiva distesa di rovine tipica della campagna romana, che originariamente si sviluppava senza interruzioni tra Roma e i Colli Albani, e che ha attratto nel corso del Settecento e dell’Ottocento numerosi artisti, paesaggisti, viaggiatori dell’età romantica e letterati. Il nome deriva dalla presenza, con condotte in elevato o sotterranee, di sette acquedotti romani e di epoca papalina che servivano l’antica Roma: Anio Vetus (tutto sotterraneo), Aqua Marcia, Aqua Tepula, Aqua Iulia e Aqua Felice (sovrapposti), Aqua Claudia ed Anio Novus (sovrapposti). All’interno del Parco si trovano numerosi resti di interesse archeologico e storico, tra cui il Campo Barbarico, zona così chiamata in virtù del suo utilizzo da parte di Vitige, re dei Goti, durante l’assedio della città nel 539, le arcate rimanenti dell’Acquedotto Felice, fatto costruire dal Papa Sisto V alla fine del XVI secolo, la torre medievale di Tor Fiscale, eretta sfruttando l’incrocio tra gli acquedotti Marcio e Claudio e la “tomba dei cento scalini”, dal numero di gradini che scendono alla camera sepolcrale. Inoltre al suo interno vi sono altri importanti edifici antichi, tra cui la villa delle Vignacce e il casale di Roma Vecchia. La villa detta delle Vignacce è una delle più grandi ville suburbane di questa zona: i resti conservati della villa si riferiscono ad un grande complesso termale e ad una cisterna a due piani, alimentata dal vicino Acquedotto Marcio. Il Casale di Roma Vecchia e la località in cui si trova sono così chiamati in quanto, data la grande estensione delle sue rovine, nel Settecento si riteneva che queste appartenessero ad un’altra città antica simile a Roma. Si tratta di un casale-torre, situato lungo la via Latina, probabilmente sul luogo di una antica stazione di posta, risalente al XIII secolo.

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