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Inquinamento dei terreni e delle falde acquifere

Matrici ambientali e sostanze inquinanti

Quando si parla di matrici ambientali, nel campo delle bonifiche dei siti inquinati, ci si riferisce al suolo, ai materiali di riporto, al sottosuolo (terreni sopra falda) ed alle acque sotterranee (falde acquifere). Nel campo delle bonifiche dei siti contaminati si distingue il primo metro di suolo (detto suolo superficiale, quello che entra più facilmente in contatto con l’uomo), dal sottosuolo (detto suolo profondo) che va dal primo metro alla falda; inoltre nel sottosuolo l’acqua di falda può scorrere su più livelli (falda multistrato) separati da strati di terreno insaturo.

La recente nuova carta idrogeologica elaborata da Roma Capitale e da un ampio ventaglio di Istituti accademici e scientifici evidenzia tutte le informazioni utili e disponibili sulle acque sotterranee di Roma. 
La norma sulle bonifiche dei siti contaminati, contenuta nella Parte 4 del D.Lgs. 152/2006, non interviene quindi sulle acque superficiali, quali fiumi e laghi e acque costiere, le cui specifiche norme di tutela sono contenute nella Parte 3 del Decreto. 
Le sostanze contaminanti ed i relativi limiti dipendono dalla matrice ambientale a cui ci si riferisce (terreni o acque di falda). Esistono infatti due diverse tabelle di riferimento, una per i terreni (Tabella 1) e una per le acque di falda (Tabella 2), che riportano i limiti previsti per i vari contaminanti (Concentrazioni Soglia di Contaminazione o CSC).
Per i soli terreni, le concentrazioni limite di riferimento variano inoltre in relazione alla destinazione d’uso del sito, in quanto per aree destinate a verde pubblico, privato e residenziale i limiti sono più cautelativi rispetto ad aree destinate a scopo commerciale o industriale.
Nelle Tabelle le sostanze contaminanti sono raggruppate per classi di contaminanti. 
Sul territorio di Roma Capitale ad esempio, moltissimi sono i casi riconducibili a perdite di prodotti idrocarburici quali benzina e gasolio da serbatoi interrati. I serbatoi interrati sono infatti diffusissimi: vengono utilizzati nelle abitazioni singole e nei condomini per stoccare gasolio per riscaldamento e nelle stazioni di servizio carburante. Un buon controllo periodico delle stato di integrità di tali serbatoi, eseguito da ditte specializzate, può scongiurare fenomeni di inquinamento anche importanti.
Un’altra classe di contaminati che si riscontra piuttosto frequentemente nelle acque di falda è quella dei composti clorurati. Possono derivare da molteplici attività quali lavanderie, officine meccaniche, industria delle vernici, della metallurgia, della stampa, cinematografica, discariche, etc. Questa tipologia di contaminazione è piuttosto insidiosa perché i composti clorurati, più pesanti dell’acqua, affondano in falda interessando via via livelli sempre più profondi delle acque sotterranee.

La Tabella 1 e la Tabella 2 del D.Lgs. 152/06 non forniscono informazioni rispetto alle caratteristiche degli inquinanti né in relazione alla loro possibile origine. 
Per approfondimenti su effetti, principali caratteristiche dei contaminanti e loro possibile origine un utile riferimento è rappresentato dal Manuale ISPRA sulle indagini ambientali nei siti contaminatidisponibile nella sezione Pubblicazioni . Un altro utile riferimento per le caratteristiche delle sostanze inquinanti sono le banche dati dell’Istituto Superiore di Sanità ISS.

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